Il vocabolario di Ferragosto che ormai non si usa più

Da pensione completa a meriggiare. Da cartoline a colonia. Termini che un tempo raccontavano vacanze oziose e dai ritmi lenti, ora spazzate via da break performanti vissuti sui social 

 

Cristina Savi
Un'immagine simbolo di vacanze all'italiana negli anni Sessanta elaborata dell'AI
Un'immagine simbolo di vacanze all'italiana negli anni Sessanta elaborata dell'AI

Una volta l’estate aveva un suo vocabolario. Si partiva per la villeggiatura, si soggiornava in pensione completa, si scrivevano cartoline, si passavano i pomeriggi a meriggiare e le serate davanti al juke-box. I bambini venivano mandati in colonia e, quando arrivava la canicola, si cercava semplicemente l’ombra. Poi sono arrivati i voli low cost, gli appartamenti prenotati online, gli smartphone, Instagram, le playlist e le “ondate di calore”. Non sono cambiate soltanto le vacanze: è cambiato il modo di raccontarle. Alcune parole sono quasi scomparse, altre resistono ma hanno assunto un sapore retrò. E ciascuna racconta un pezzo dell’Italia delle vacanze.

VILLEGGIATURA

“Le smanie per la villeggiatura” di Carlo Goldoni, commedia del 1761, racconta già con ironia l’ossessione per la partenza estiva. La villeggiatura, però, era un soggiorno lungo, spesso stagionale, per cambiare aria e abitudini. Oggi diciamo “vacanza”, “weekend”, “soggiorno”. La parola si sente pronunciare ancora, ma ha un gusto vintage. E anche le vacanze si sono accorciate: la villeggiatura chiedeva tempo.

COLONIA

Per generazioni di bambini l’estate cominciava con una partenza senza mamma e papà. La colonia era il soggiorno al mare o in montagna organizzato per gruppi di bambini: camerate, giochi, bagni, refettori. Un’istituzione di massa oggi quasi scomparsa, sostituita da centri estivi, campus e summer camp. Anche il nome racconta un cambiamento: dalla vacanza collettiva alle attività organizzate secondo interessi e fasce d’età.

CANICOLA

Dal latino “canicula”, nome della stella Sirio, indicava il periodo del massimo caldo estivo. Oggi diciamo soprattutto “ondata di calore”, espressione meteorologica precisa e quasi burocratica. “Canicola” è invece una parola sensoriale: evoca il sole immobile, l’afa, le persiane chiuse. Un tempo il caldo si raccontava; oggi spesso arriva come una notifica sul telefono.

MERIGGIARE

Poche parole estive sono più letterarie di “meriggiare”: riposare o cercare riparo nelle ore più calde del pomeriggio. Eugenio Montale la rese celebre con “Meriggiare pallido e assorto”, negli “Ossi di seppia”. Da tempo si dice “stare all’ombra”, “fare un pisolino”. Ma meriggiare raccontava un rito: il pomeriggio sospeso, il silenzio, il tempo fermo. Un verbo che abbiamo perso anche perché abbiamo perso il tempo per farlo.

TINTARELLA

Negli anni Sessanta la “tintarella” era una vera e propria attività estiva: sdraiarsi al sole, voltarsi, rivoltarsi, aspettare. Mina la trasformò in canzone con “Tintarella di luna”. Ora diciamo più semplicemente “abbronzatura” e, soprattutto, parliamo di protezione solare. La tintarella è rimasta nel linguaggio con un irresistibile sapore vintage.

CARTOLINA

“Saluti e baci da...” La cartolina era il social network delle vacanze: mostrava il luogo, testimoniava la partenza, obbligava a scegliere qualcuno a cui scrivere. Oggi l’hanno sostituita la fotografia su WhatsApp, la storia su Instagram, il messaggio in tempo reale. Ma la cartolina arrivava quando la vacanza era quasi finita…Nel 2026 la vacanza si racconta mentre accade.

PENSIONE COMPLETA

Camera, colazione, pranzo e cena: la “pensione completa” era quasi una promessa di felicità. Durante le ferie non bisognava decidere nulla. Esiste ancora, certo, ma accanto ad appartamenti, residence, bed & breakfast e formule flessibili. È cambiata l’idea della vacanza: meno orari comuni, più autonomia. Una volta si andava in ferie anche per non dover scegliere; oggi si sceglie tutto.

CABINA

La cabina dello stabilimento era una piccola stanza privata dentro una vacanza collettiva. Ci si cambiava, si lasciavano asciugamani e costumi, spesso si ritrovava ogni estate lo stesso posto. C’è ancora, ma appartiene soprattutto all’immaginario della spiaggia tradizionale: file di porticine colorate, sabbia e mare…

JUKE-BOX

Prima della playlist… c’era il juke-box. Bastava una moneta e il bar o lo stabilimento si riempivano della canzone scelta da qualcuno. Era musica, ma anche socialità: la scelta era pubblica e tutti dovevano ascoltarla. Anche il Festivalbar nacque nel 1964 legandosi inizialmente al successo delle canzoni nei juke-box. Oggi scegliamo playlist personali, che possiamo modificare e condividere. Anche la musica è diventata individuale.

FESTIVALBAR

Per quasi mezzo secolo l’estate italiana ha avuto una colonna sonora televisiva. Il Festivalbar, dal 1964 al 2007, ha portato nelle piazze - e sugli schermi televisivi - i cantanti del momento e trasformatole loro canzoni nei tormentoni della stagione. Era un appuntamento collettivo. Adesso una canzone può diventare virale in poche ore su Spotify, YouTube o TikTok. Il tormentone è rimasto, ma non appartiene più necessariamente a tutti. Lo decide l’algoritmo.

Villeggiatura, colonia, cartolina, juke-box, canicola: parole di un’estate più lenta e collettiva. Oggi le vacanze sono più brevi, connesse e personalizzate. Ma basta forse pronunciarne qualcuna per riaprire, almeno con la memoria, una cabina al mare e immaginarsi in un pomeriggio in cui, oziosamente, meriggiare..

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