Gli eroi snobbati dalla storia: la battaglia di Udine, impresa dimenticata della Grande Guerra
Solo una targa sul cancello del Castello del capoluogo friulano ricorda una delle pagine più importanti del Primo conflitto, scritta il 28 ottobre 1917. Quel giorno per la città la guerra si trasformò in occupazione, e la resistenza di alcuni soldati rallentò l’avanzata dei tedesco-austriaci

Fra i primi avvenimenti storici che vengono insegnati agli studenti vi sono le forme di democrazia nelle città greche, per cui Maratona, le Termopili e Salamina fanno parte dell’epica contro un impero dispotico e potentissimo.
Un impero che, in caso di vittoria, non ci avrebbe consentito di avere la democrazia come oggi l’intendiamo. Le battaglie non sarebbero nulla se non fossero state oggetto di portentose narrazioni con ricchezza di particolari, caratteri e vicende dei personaggi.
Ci sono popoli più numerosi dei greci che hanno combattuto più battaglie, con più morti, ma non le hanno sapute raccontare. La Storia senza una buona narrazione non riesce a prendere il posto della memoria comunicativa che, basandosi sulla comunicazione orale, al massimo dopo tre generazioni, vale a dire un secolo, finisce. Per questo la gran parte dei friulani non sa non nulla del saccheggio di Udine seguito alla battaglia di domenica 28 ottobre 1917: perché è mancato l’insegnamento della storia locale.

Per tutta una serie di ragioni, l’insegnamento della storia della Grande Guerra nella scuola e nell’università, non basandosi più su ricerche d’archivio, è passato a un approccio “presentista”, per cui i caduti diventano “vittime” della follia bellicista, di fatto ignorando l’unica guerra per l’unità nazionale vinta per il solo merito di “tutti” i cittadini, uomini e donne, di ogni regione.
Il Milite Ignoto è il simbolo dell’impresa più importante compiuta dagli italiani nella loro storia: la formazione di uno Stato unitario dove prima c’era “un’espressione geografica”. Settant’anni dopo questa frase di Metternich, l’esercito dell’impero secolare degli Asburgo veniva sconfitto dagli italiani.
In questa ottica di ri-alfabetizzazione storica della Grande Guerra le iniziative culturali promosse dal Circolo Nediške Doline delle Valli del Natisone e del Museo della Grande Guerra di Ragogna permetteranno di scoprire ciascuna delle grandi battaglie della ritirata di Caporetto che non si trovano in alcun manuale di storia.
La battaglia di Udine del 28 ottobre 1917 è la terza dopo quella di Cividale e di Montemaggiore del 27 ottobre. È contemporanea a quella del Gemonese, a quella del Val Resia e viene prima di quelle di Pozzuolo, di Codroipo, di Flambro, di Ragogna, di Clauzetto, di Latisana e di Sequals-Meduno. Battaglie che impedirono alle Quarte divisioni d’assalto tedesche di “cadere sul fianco” della Terza armata, cosicché essa riuscì ad attraversare il Tagliamento e a fermare l’offensiva sul Piave.
La sera del 27 ottobre i reparti in ritirata si schierarono sull’argine del torrente Torre per trattenere i tedeschi del Gruppo Berrer e gli austriaci del Gruppo Scotti per dar modo alla Seconda armata di ritirarsi dietro il Tagliamento, ma prima dell’alba i mitraglieri tedeschi sfondarono la linea a Beivars e iniziò la “corsa al Tagliamento” per impossessarsi dei ponti e chiudere in una sacca le armate dell’Isonzo. Ma vennero fermati a Beivars dove il capitano Pietro Di Galbo schierò i superstiti del 94° “Messina” in formazione “a quadrato”, come nelle guerre coloniali: vennero tutti uccisi dalle mitragliatrici portatili MG 08/15.
La mattina del 28 ottobre a est di Udine c’erano quattro battaglioni di Jäger: 3.500 uomini, con 48 mitragliatrici pesanti e 96 portatili. Contro di loro c’erano i superstiti di reparti bersaglieri e fanteria comandati dai colonnelli Gastone del Greco e Filippo Scotti Douglas, veterani, che caddero nei campi lungo del Torre.
Intanto a Cussignacco il colonnello udinese Giuseppe Bassi, il fondatore dei reparti d’assalto, diede ordine al Primo battaglione di arditi comandato dal capitano Maggiorino Radicati di Primeglio di tenere la difesa di Udine fino alle 4 del pomeriggio per dar modo al resto del corpo d’armata di Badoglio di ritirarsi verso Pinzano, passando per le strade ovest di Udine. Nel frattempo il generale von Berrer, ritenendo che i suoi fossero già dentro Udine, arrivò in auto alla periferia e fu ucciso dai bersaglieri del sergente Giuseppe Morini.
Gli arditi avevano solo fucile, pugnale, qualche bomba a mano e alcune munizioni avanzate, ciononostante il capitano Giorgio Crisanti portò tre compagnie a ricacciare i mitraglieri tedeschi fino alla chiesetta di San Gottardo. I tedeschi continuavano a passare il Torre e gli arditi dovettero ritirarsi fino alla massicciata della ferrovia e poi a Porta Pracchiuso e Porta Gemona dove resistettero fino a quando furono attaccati ai lati. Erano le 14.
I bersagliati si ritirarono per via Pracchiuso fino all’attuale Piazza I Maggio: «Attraversata la piazza, ci spingemmo sulla ripida erta, ma la sorte ancora avversa ci faceva trovare il cancello chiuso e, mentre alcuni riuscivano a scavalcare il muro di cinta, altri cercavano di forzare il cancello sotto la protezione di alcuni arditi che sparavano le ultime cartucce e gli ultimi petardi. Ma il nemico si avventava su di noi inermi e sfiniti, e in una lotta a corpo a corpo ci strappava a gruppi da quel terreno insanguinato difeso con tutte le nostre forze. Quel pugno di difensori la cui la sorte volle risparmiare la morte era composto da sette ufficiali e sessantatré arditi», raccontò il conte Radicati.
Tuttavia altri arditi tennero agguati e si ritirarono prima dell’alba. Questa battaglia, rallentando di circa 30 ore l’avanzata, consentì alla Seconda brigata di cavalleria del generale Giorgio Emo Capodilista di raggiungere Pozzuolo e contrastare il 30 ottobre l’attacco contro la Terza armata in ritirata. La battaglia Pozzuolo è diventata il simbolo della cavalleria. Della battaglia di Udine c’è una lapide sul cancello del Castello, che però nessuno guarda.
* storico friulano, autore di saggi sulla Prima guerra mondiale
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