Mr Rain fa tappa a Padova: «Accetto tutto di me stesso e sperimento nuove sonorità»

Il cantante plana giovedì al Geox alle 21.15 con il nuovo tour “Nei teatri 2026”. Dal successo “Supereroi” al nuovo “Lunedì nero”: «La mia scrittura nuda»

Tommaso Miele

Con Supereroi si è fatto amare, mostrandosi come un ragazzo semplice e carico di empatia: Mattia Balardi, al secolo Mr. Rain, dopo il terzo posto sanremese del 2023 ha cesellato un percorso fatto di misura, costanza e sostanza. Una strada percorsa con cura, grazie a brani come Meteoriti, Sincero e Due altalene accanto all’album Pianeta di Miller; un pop-rap melodico e dallo stile fortemente emotivo, il suo, capace di fare breccia nei cuori e che, dopo i recenti singoli Effetto Michelangelo e Lunedì nero, continua ad affascinare un pubblico traversale. Tornato sui palchi quest’autunno, Mr. Rain farà tappa al Gran Teatro Geox di Padova giovedì 29 ottobre (ore 21. 15, biglietti su Ticketone).

Il tour Nei Teatri 2026 è appena iniziato: cosa regala questa dimensione così intima?
«Quello che sto vivendo è speciale. Sognavo i teatri da tempo, per avvicinarmi al pubblico e raccontarmi in modo diverso. È un altro tipo di concerto: zero scenografie, pochissime luci, concentrando tutto sulla musica con una band ampliata e canzoni riarrangiate. La risposta ha superato ogni aspettativa, le emozioni che provo. .. inspiegabili. Sono davvero felice di questa vicinanza alle persone».

Dalle produzioni “in cameretta” a oggi, come è cambiata la sua scrittura?
«È mutata nel tempo, perché sono cambiato io. Prima tendevo a raccontarmi come fossi un libro aperto, ma forse non andavo abbastanza in profondità. Ora noto una scrittura più diretta, meno pensata, ancora più nuda. Questo mi ha permesso di conoscere lati di me che davo per scontati; ho imparato ad accettare tutto quello che prima mi spaventava e che non ero portato a mostrare agli altri, o ancor prima a me stesso».

“Supereroi” ha avuto un impatto fortissimo. C’è il timore o la pressione di dover replicare una hit simile?
«È una delle canzoni che mi ha cambiato la vita e la carriera. Essendo perfezionista ci penso sempre, ma non vado sotto pressione e non ho timore di non rifarla, perché Supereroi è stata unica e irripetibile. Ho più voglia di raccontarmi in modo diverso, guardando le cose da un’altra prospettiva: cerco di superarmi, ma non nei numeri o nei risultati, piuttosto nel modo di raccontarmi».

È stato difficile, all’inizio, abbattere la corazza tipica del rap per parlare di salute mentale?
«Sì, complesso, perché ho dovuto prima accettare le mie fragilità. Ero riservato, con limiti che mi imponevo da solo. Vivendo e scrivendo sono cresciuto, lasciandomi alle spalle le barriere per raccontarmi senza filtri. La musica è il mio veicolo per sviscerare ciò che ho dentro e cercare di sensibilizzare, senza seguire i trend. Essendo cresciuto imparando dai miei cantanti preferiti, sento la responsabilità di ciò che dico; e quindi perché non sfruttare la musica per dare un contributo a chi ascolta?».

I suoi concerti uniscono generazioni diversissime. Qual è la cosa più preziosa che impara da un pubblico così eterogeneo?
«Il mio concerto tipo è realmente trasversale: ci sono ragazzi, trentenni, genitori e sessantenni. Sono fortunato ad avere questa platea, è la magia della musica. Unire persone vissute in tempi differenti mi fa rendere conto di quanto la musica sia davvero un linguaggio universale. Ne vado fiero, e ogni serata è speciale».

Dal rap crudo al pop orchestrale, c’è una contaminazione che vorrebbe ancora approfondire?
«Sicuramente vorrei immergermi in suoni sempre organici, ma più caldi. Io sono nato e morirò con il pianoforte e gli archi, ma nel nuovo disco sto inserendo molte tonalità e strumenti diversi... non posso anticipare nulla, ma sto spaziando e sperimentando».

Ha imparato a scrivere anche “con il sole”, o come ha sempre detto la malinconia resta il suo rifugio creativo?
«Ci provo, ma ogni pezzo che pubblico è scritto in giorni grigi. Sono tuttora condannato a questo: ho la tendenza ad aprirmi di più nei momenti malinconici. A prescindere dall’argomento, il mio rifugio creativo resta sempre la pioggia».

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