A Padova arriva il re delle battute fulminanti: con Carr si ride senza sottotitoli
Mercoledì 4 novembre al Teatro Geox di Padova arriva Laughs Funny, il nuovo show del comico inglese Jimmy Carr, in Italia per tre serate in due città. Non c’è traduzione, ma i posti sono quasi esauriti

Si ride allo stesso modo, in tutto il mondo, perché la lingua del divertimento è universale. Ma bisogna conoscere bene l’inglese per apprezzare gli show di Jimmy Carr, il re delle battute fulminanti.
E questo non sembra essere un ostacolo per i fan italiani del comico inglese che torna nel nostro Paese a quattro anni di distanza dal suo ultimo passaggio (nel 2022 portò il suo Terrible Funny al teatro Arcimboldi di Milano, ovviamente tutto esaurito) per un mini-tour di tre serate organizzato da VignaPR: la prima il 4 novembre al Gran Teatro Geox di Padova (2.300 posti), le altre due, il 5 e 6 novembre, al teatro Colosseo di Torino (1.500 posti).
Quella al Geox è quasi sold out, con un centinaio di biglietti ancora disponibili, mentre quelle di Torino sono già esaurite da settimane.
Laughs Funny
Il Laughs Funny – nuovo spettacolo di Jimmy Carr – è a tutti gli effetti un evento, anche perché, appunto, si tratta di uno show senza sottotitoli, proposto a un pubblico che vuole ridere (e farsi spiazzare) in lingua originale. «Non è la prima volta che in Italia arrivano stand up comedian che si esibiscono in inglese», sottolinea Luigi Vignando di VignaPR, «ma di solito passano per locali piccoli, da poche centinaia di posti, non su circuiti mainstream. Carr fa eccezione, stiamo parlando di uno dei dieci più grandi al mondo».
Vignando ammette di aver pesato l’ostacolo della lingua originale nella scelta dei teatri. E una volta appurato che non avrebbe impedito il pienone, si è tolto la curiosità di andare a vedere da chi è composto il pubblico. «L’età media è di 38 anni, la fascia prevalente è quella fra i 35 e i 42», racconta. «Ci sono poi anche tanti ventenni e qualche cinquantenne. A Torino mi aspettavo i sold out, per Padova avevo qualche dubbio e invece siamo arrivati rapidamente sopra i duemila biglietti venduti. Il teatro sarà pieno».
Lo show di Carr, Laughs Funny arriva da clamorosi successi in Australia e Nuova Zelanda tra febbraio e maggio, poi ha attraversato il Regno Unito tra giugno e settembre, mentre ora è in Canada dove gira da settembre toccando 31 città. Padova è una tappa europea un po’ anomala, visto che il tour si muove fra capitali e metropoli.
Il re delle battute fulminanti
Nato a Londra nel 1972 (e cresciuto nella zona di Hounslow), Carr non ha proprio una biografia da comico: laureato in scienze politiche a Cambridge, ha lavorato per alcuni anni nel marketing della compagnia petrolifera Shell prima di lasciare la carriera aziendale, alla fine degli anni Novanta, per darsi al palcoscenico.
Da allora ha costruito una carriera di oltre venticinque anni su due binari paralleli. Il primo è quello dei teatri e delle arene dove, dai primi spettacoli come Funny Business nel 2015 (si trova su Netflix), fino a Terribly Funny, Terribly Funny 2.0 e ora Laughs Funny, i suoi tour registrano regolarmente il tutto esaurito. A questo si aggiungono gli special per le piattaforme streaming, tra cui His Dark Material e Natural Born Killer, che hanno fatto conoscere il suo stile ben oltre i confini del Regno Unito. Il secondo binario è la televisione britannica, dove Carr è un volto amatissimo, noto soprattutto per la conduzione di programmi cult come 8 Out of 10 Cats e The Big Fat Quiz of the Year, seguiti da milioni di spettatori. Ha firmato anche libri di barzellette e raccolte di aneddoti.
Comicità rapida, affilata, provocatoria
Il suo marchio di fabbrica è una comicità rapida, affilata e volutamente provocatoria, costruita su battute brevi e fulminanti (one-liner) che giocano sul limite del politicamente corretto. Carr è il maestro della battuta perfetta: poche parole, un’introduzione innocua, un colpo di scena in coda e quella risata inconfondibile che spesso arriva prima del pubblico. Dietro l’apparente leggerezza c’è un lavoro quasi da orologiaio sul ritmo e sulla scelta di ogni parola, tempi perfetti e precisione nelle sfumature.
Il suo umorismo nero e senza filtri ha più volte acceso il dibattito pubblico perché Carr, oltre ad affrontare argomenti comuni come la politica e la vita di coppia, non si fa scrupoli a toccare temi delicati come il terrorismo, la pedofilia, la religione e l’olocausto, non lesinando battute oscene e improvvisandone qualcuna con o contro il pubblico, tanto che alcuni box office consigliano a chi acquista un biglietto di evitare le prime file per non essere coinvolto. Ma è anche questo, insieme al suo stile - elegante e dichiaratamente snob - che lo ha reso uno dei comici più riconoscibili e più venduti sulla scena globale, capace di riempire teatri e di restare sulla cresta dell’onda per più di due decenni. Per questo viene regolarmente citato tra i nomi più importanti della stand up mondiale.
Senza sottotitoli
In Italia siamo abituati al doppiaggio e a un’idea di comicità “mediata”, ma la stand up di Carr, per quanto in inglese forbito, quasi scolastico, vive di giochi di parole, doppi sensi, assonanze e tempi comici che nella traduzione si perderebbero quasi del tutto. Una battuta che funziona per un suono, una pausa o un’inflessione non è traducibile senza rompere il meccanismo.
Insomma, ne vien fuori una serata pensata per chi conosce bene l’inglese e vuole godersi la stand up come funziona davvero: nella lingua originale, con il ritmo originale, ridendo nello stesso istante di chi sta a Londra o a Sydney. È anche una piccola prova di maturità per il pubblico italiano, sempre più abituato a seguire contenuti in lingua originale su piattaforme e social e sempre più appassionato anche ai film senza doppiaggio nei cinema.
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