Cinema al cento per 100, ecco le nostre recensioni dei film in sala dal 12 marzo

Amanda Seyfried in versione mistica nel film di Mona Fastvold “Il testamento di Ann Leee”. Rocco Papaleo bucolico e jazzistico nel suo nuovo film da regista “Il bene comune”. “Good Boy” con echi di “Arancia meccanica”. Gianluca Matarrese e la sua versione di “Parenti serpenti”

Michele Gottardi, Marco Contino
Il film "Il testamento di Ann Lee"
Il film "Il testamento di Ann Lee"

“Il testamento di Ann Lee” è la storia di Mother Ann, guida mistica del movimento degli Shakers, setta oggi praticamente estinta. A riportarla in vita, con un biopic inframmezzato da molti generi, il musical per primo, ci ha pensato la norvegese Mona Fastvold. Pretenzioso. 

 

Una guida turistica, un’educatrice e quattro detenute nel Parco del Pollino alla ricerca del famoso Pino Loricato ma, soprattutto, di una nuova coscienza. Rocco Papaleo dirige e interpreta “Il bene comune”, flirtando con la musica e la propria terra d’origine in una partitura jazz improvvisata: nel bene e nel male. 

 

Il regista polacco Jan Komasa si muove tra “Arancia meccanica”, Lanthimos e Haneke nel suo ultimo “Good Boy”, storia di manipolazione e rieducazione di un giovane violento e dedito allo sballo. Ma gli “educatori” possono essere anche peggiori … 

 

«Ogni famiglia è infelice a modo suo, soprattutto quelle che si odiano perché costrette a vivere nella stessa palazzina di uno sperduto borgo calabrese». Gianluca Matarrese mette in scena una tragicomica faida familiare mescolando fiction e docu drama, teatro e cinema.

 

 

Il testamento di Ann Lee

Regia: Mona Fastvold

Cast: Amanda Seyfried, Thomasin McKenzie, Lewis Pullman

Durata 130’

 

Manchester, metà Settecento. La giovane sposa Ann Lee vive una vita ordinaria di gravidanze interrotte. Dopo essersi unita alla comunità quacchera degli shakers ne diventa la guida spirituale, proponendo una vita di sobrietà, astinenza sessuale ed egalitarismo come espressione dello Spirito.

Con pochi discepoli, che la vedono come una reincarnazione di Gesù Cristo al femminile, Ann decide nel 1774 di abbandonare tutto e attraversare l’oceano: si rifugia nella Nuova Inghilterra, convinta di poter dare vita a un nuovo Eden, a una nuova comunità, basata sul lavoro, in particolare l’artigianato di qualità, e la rinuncia a qualunque forma di violenza.

È la storia di Mother Ann, guida mistica del movimento oggi in parte dimenticata con la scomparsa della setta degli Shakers, così chiamata per la particolarità delle loro danze: a riportarla in vita, con un biopic inframmezzato da molti generi, il musical per primo, ci ha pensato la norvegese Mona Fastvold, già apprezzata anche come sceneggiatrice del marito Bardy Corbet, regista di “The Brutalist”, Leone d’argento a Venezia 2024.

Il ritratto di Fastvold è anomalo e ricco di contaminazioni narrative e sceniche, come gli interminabili inserti danzanti, anche nel bel mezzo dell’Atlantico in mezzo a una tempesta, e i dialoghi densi di misticismo al limite dell’invasato di una donna che continuò nella sua opera di proselitismo a dispetto di persecuzioni e intolleranza da Controriforma.

A incarnare Ann Lee sullo schermo è Amanda Seyfried, già nel musical degli Abba “Mamma mia”, che qui investe le proprie doti canore in un compendio drammatico a sfondo religioso, messianico nella sua pretesa femminista di smembrare in due generi l’assunto cristologico, lei donna, Gesù uomo.

Eppure, il film risulta troppo sofisticato, persino pretenzioso nella ricerca di movimenti in spazi così angusti, nelle dichiarazioni così lampantemente calviniste e quacchere, un film altrettanto utopico nelle sue scelte estetiche di quanto non fu la predicazione di Mother Ann, agli occhi di oggi. (Michele Gottardi)

Voto: 5,5

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Il bene comune 

Regia: Rocco Papaleo

Cast: Rocco Papaleo, Vanessa Scalera, Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo

Durata: 103’

Il film "Il bene comune"
Il film "Il bene comune"

 

Biagio (Papaleo), un ex ufficiale dell’esercito, congedato per non aver chiuso un occhio sul comportamento inappropriato del figlio di un generale, si reinventa guida turistica nel Parco del Pollino. Qui crescono, in territori impervi e in condizioni estreme, i pini loricati, piante secolari, simbolo di resilienza.

Raffaella (Scalera) è un’attrice che gestisce un laboratorio teatrale in una struttura di recupero per donne che sono state condannate per vari reati e alle quali, spesso, chiede di immaginarsi alberi. Una gita per osservare quei pini sembra l’ideale per risvegliare le loro coscienze.

Ci sono Samantha (Pandolfi), che ha scelto il crimine per sfuggire al marito violento, Fiammetta (Ferri), cantautrice frodata e piromane, Gudrun (Saponangelo), infermiera improvvisatasi rapinatrice e Anny (Sparapano), sofisticatissima hacker.

Le accompagnano Biagio e il giovane nipote Luciano che non sa ancora cosa fare della propria vita.

 

 

“Il bene comune” è il quinto film da regista di Rocco Papaleo che, sin dai tempi di “Basilicata coast to coast” ha maturato un proprio stile che flirta con la musica e la sua terra d’origine per dare vita ad una partitura jazz in cui l’improvvisazione è, insieme, il punto di forza ma anche il difetto del suo cinema.

Infatti, se questo approccio molto libero gli consente una narrazione non convenzionale e non lineare (con l’intarsio di quadretti e monologhi che irrompono sulla scena), dall’altro proprio quella improvvisazione rende il tutto molto fragile (soprattutto i flashback che ricostruiscono le vicende delle quattro detenute) e quasi senza meta. Un film che suona ma di cui si percepisce più di qualche nota “scordata” con un eccesso di simbolismo e un titolo che, francamente, viene “rivelato” proprio nell’ultima sequenza ma che sembra un po’ maldestramente appiccicato a una storia sospesa. (Marco Contino)

Voto: 6

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Good Boy

Regia: Jan Komasa

Cast: Stephen Graham, Andrea Riseborough, Anson Boon

Durata: 110’

Il film "Good boy"
Il film "Good boy"

 

Tommy è un diciannovenne che vive per sballarsi: droga, bullismo, alcool e violenza sono i punti cardinali della sua caotica esistenza. Almeno fino a quando viene improvvisamente rapito e incatenato nella cantina di un maniero isolato nella brughiera inglese. Il suo carceriere è un uomo apparentemente mite: insieme alla moglie e al figlio più piccolo (e ad una domestica macedone che ha già i suoi problemi) vogliono rieducarlo perché Tommy diventi un “bravo ragazzo”.

Si intitola proprio “Good Boy” il nuovo film del regista polacco Jan Komasa, già scaltro indagatore di temi come l’identità in rapporto con il sistema, l’irrazionalismo, la manipolazione e le derive morali di una società attraversata da poteri invisibili e da populismi.

 

 

Non può sfuggire l’assonanza di Tommy con l’Alex di “Arancia Meccanica”, con quel procedimento di rieducazione (qui privato e non istituzionale) forse ancora più subdolo.

Perché in “Good Boy” il reinserimento non passa attraverso una reazione di rifiuto, anche fisico, alla violenza, ma per una lenta e graduale osmosi con i principi di questa famiglia borghese che usa carota e bastone (più che altro catene, con un sistema di carcerazione ingegnosissimo) perché Tommy, alla fine, accetti e aneli a quella strana forma di appartenenza che, pur in una declinazione psicotica, malata e manipolatoria, rappresenta qualcosa di inedito e caldo per il ragazzo (e il finale ne è la conferma).

Siamo, insomma, dalle parti di un Lanthimos (meno sprezzante e corrosivo) o di un Haneke (meno algido e meno crudele), con suggestioni alla “Old Boy” nel rapimento senza apparente motivo. Ovviamente con un timbro in sordina perché, laddove potrebbe osare o annichilire, Komasa preferisce fermarsi sulla soglia. Ma il suo è, comunque, un cinema di stimolanti interstizi morali. (Marco Contino)

Voto: 6.5

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Il quieto vivere

Regia: Gianluca Matarrese

Cast: Maria Luisa Magno, Immacolata Capalbo, Carmela Magno, Concetta Magno, Filomena Magno, Sergio Biagio Turano, Giorgio Pucci

Durata: 87’

Il film "Il quieto vivere"
Il film "Il quieto vivere"

 

Il titolo internazionale dell’ultimo film di Gianluca Matarrese non lascia dubbi: “I Want Her Dead”, la voglio morta. L’auspicio lo formula senza esitazione una delle due cognate che si fronteggiano da molto tempo, in lite per questioni familiari e condominiali.

«Ogni famiglia è infelice a modo suo, soprattutto quelle che si odiano perché costrette a vivere nella stessa palazzina di uno sperduto borgo calabrese, un piccolo agglomerato di abitazioni situate in cima a un colle che tutti chiamano il Cozzo. E in ogni famiglia infelice, a ben guardare, c’è sempre qualcuno più infelice degli altri, che pensa solo a come sbarazzarsi dei suoi nemici», ricorda il regista.

 

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Qualcuno come Luisa Magno, cinquantenne in guerra col mondo da sempre. Apparentemente ribelle ai valori tradizionali, Luisa si divide tra lavori precari, l’affetto per i figli e la nipotina, e le furibonde liti con la madre, il fratello e la cognata Imma, vera ossessione del suo quotidiano. Mentre le due donne si sfidano tra denunce e insulti, tre zie anziane, coro tragicomico, cercano disperatamente di riportare la pace.

Perché il film, come in “Fuori tutto”, miglior documentario al Torino FF 2019, mescola fiction e docu drama, teatro e cinema, tra il Monicelli di “Parenti serpenti” e la “Candid camera” di Nanni Loy.

In questo caso, protagoniste del film sono le cugine Maria Luisa Magno e Imma Capalbo (cognate tra loro), sua madre Carmela Magno e le zie Concetta e Filomena, i cugini Sergio Turano e Giorgio Pucci e tutti i parenti del Cozzo, contrada Viscigliette, 70 abitanti di un piccolo agglomerato di abitazioni situate in cima a un colle nella sperduta campagna calabra. Ma il microcosmo richiama il macrocosmo della tragedia classica, siamo pur sempre nella Magna Grecia, con le zie a fungere da coro.

E tutto intorno la vita continua senza curarsi delle beghe, il Natale, i fuochi di fine anno, dove la solitudine dei disagiati (e non solo) si fa sentire, come dimostra l’ultima inquadratura, con Luisa che si fa un selfie, da sola, in spiaggia, in una plumbea mattina di Capodanno. (Michele Gottardi)

Voto: 6,5

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