La marea sospesa sui fili della vita
A Venezia l’installazione dell’artista newyorkese McGill sarà visibile fino al 10 maggio. Le lenzuola dipinte simboleggiano storia e identità di Corte Nova, a Castello

Sventolano sulle ali di una leggera bora le lenzuola stese al sole lungo la Calle Nova, riportando un’immagine di Venezia che appare sempre più lontana e schiacciata dall’orda dell’overtourism che ne ha snaturato la semplicità delle abitudini e cancellato la memoria delle tradizioni. A Castello, tra i Giardini della Biennale e l’Arsenale, in una laterale di via Garibaldi, fino al 10 maggio, “Marea” si offre come un’onda che avanza implacabile nel progetto di arte partecipata ideato dall’artista interdisciplinare newyorchese Melissa McGill che propone una settantina di lenzuola - matrimoniali, singole, king e queen size - che non sono quelle dei B&B, ma, sfumate nei toni dell’azzurro-verde si aprono come metafora cromatica che nasconde sotto i panni stesi sulle tagge un cuore ed un’anima verace ancora pulsanti.
Un grido inascoltato che l’artista americana, sensibile ai temi che coniugano ecosostenibilità, arte e impegno nel sociale, ha rilanciato in un dialogo tra terra, acqua, tradizioni e uomo, riattivando una conversazione con la laguna che si proietta sui teli che trascolorano al sole. Realizzati sul selciato a San Francesco della Vigna dopo averli bagnati, usando il pennello ha quasi instaurato una conversazione fisica con la laguna, l’acqua stessa ha “dipinto” le sfumature. Come ci racconta l’artista che si distingue per le sue esperienze immersive e site-specific, «Fin dalla prima volta che sono arrivata a Venezia, nel 1991, la Corte Nova mi ha profondamente colpita. I fili del bucato sospesi tra le case formano una trama che riflette le persone che vi abitano, ricca di storie, ritmi e memorie. Nel corso degli anni ho assistito in prima persona ai profondi cambiamenti che sta attraversando Venezia, mentre perde alcuni aspetti della sua identità più autentica; eppure, la vista dei panni stesi ad asciugare mi ha sempre dato speranza: è un segno di vita e di resilienza. Ho iniziato così a interrogarmi su come, attraverso il mio lavoro di artista, potessi attivare, celebrare e rendere visibile la vitalità della comunità veneziana, e allo stesso tempo stimolare una conversazione più ampia e globale sulle sfide che non riguardano solo Venezia, ma le comunità di tutto il mondo. Marea rappresenta la realizzazione di questa visione, resa possibile unicamente grazie a una collaborazione autentica e creativa».

La marea è quella umana, debordante, quasi irreversibile, ma è anche quella causata dall’innalzamento del livello marino che proprio in via Garibaldi con l’Acqua Granda del 2019 fu un fiume in piena irrefrenabile. Un legame con Venezia che sente come sua seconda casa, dove visse dal 1991 al 1993 e dove torna ogni anno, tanto che già nel 2019 fu protagonista della “Red Regatta”, un progetto di arte pubblica promosso da Associazione Vela al Terzo che coinvolse 52 imbarcazioni che in laguna veleggiarono con vele rosse dipinte a mano, a simboleggiare amore, passione, cuore, pericolo, che trasformarono in apertura di Regata Storica il Bacino di san Marco in un’opera d’arte in movimento.
In Calle Nova resistono tanti residenti che ancora qualche anno fa si sedevano all’aperto a chiacchierare mentre i bambini giocavano, finché non si sono visti in vetrina, protagonisti di selfie non richiesti, perdendo la loro stessa semplicità e intimità. In questo progetto invece si sono sentiti coinvolti al punto di voler lasciare memoria del loro stesso vissuto. Arte partecipata che si è estesa anche gli studenti dello Iuav, dell’Uia e dell’Istituto Professionale Andrea Barbarigo, al veneziano Massimiliano Smerghetto e con l’appoggio della galleria 10&Zero Uno, celebrando una vitalità che è un grido di resistenza e resilienza, patrocinato dalla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e supportato dall’ambasciatrice italiana negli Stati Uniti. Ne nascerà un video ed un libro.
L’obiettivo di McGill diviene una sorta di navigazione nel futuro attraverso una comunità che non intende arrendersi, dove l’acqua deve restare la sua stessa sostenibilità e la sua ragione di esistere e le tappe di questo viaggio si interconnettono inevitabilmente con i suoi residenti. Un messaggio di speranza che offre una possibile alternativa al rumore martellante ed ossessivo delle ruote dei trolley sui masegni, laddove consente di cogliere il fruscio del vento tra le lenzuola, un respiro condiviso con la vita e l’immagine del luogo, una poesia che in altri angoli della città è andata perduta. —
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