Cinema al cento per 100, ecco le nostre recensioni dei film in sala dal 25 giugno

Esce in sala la graziosa commedia “ri-matrimoniale” di Fabiene Gorgeart “Cos’è l’amore?”. Gore Verbinski firma “Good Luck, Have Fun, Don't Die”, horror fracassone non privo di qualche guizzo

Marco Contino, Michele Gottardi
Un fotogramma del film "Good luck, have fun, don’t die"
Un fotogramma del film "Good luck, have fun, don’t die"

Laure Calamy e Vincent Macaigne sono i protagonisti di “Cos’è l’amore?”, commedia sentimentale che strizza l’occhio a Woody Allen e George Cukor con una sarabanda di personaggi coinvolti nell’impresa di far annullare un matrimonio davanti alla Sacra Rota.

Più che un film apocalittico o un disaster movie paradossale e autoironico, “Good Luck, Have Fun, Don't Die” sembra un Helzapoppin fracassone e sguaiato, ma ironico e ricco di colpi di scena, con un significato etico sotteso in modo fin troppo esplicito. Ovvero che l’Intelligenza Artificiale, prima o poi ci distruggerà …

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Cos’è l’amore?

Regia: Fabien Gorgeart

Cast: Laure Calamy, Vincent Macaigne, Lyes Salem, Mélanie Thierry

Durata: 98’

 

Un fermo immagine del film "Cos'è l'amore?"
Un fermo immagine del film "Cos'è l'amore?"

“Cos’è l’amore?”, domanda sulla quale l’uomo si arrovella da sempre. Prova a rispondere, al cinema, il regista Fabien Gorgeart con una commedia sentimentale (che mutua il titolo da quell’interrogativo esistenziale), riconducibile al genere “ri-matrimoniale”, quando, cioè, la storia ruota intorno ad una coppia che riscopre, forse, una passione sepolta da anni. Ma sarebbe più centrato parlare, in questo caso, di ri-divorzio visto che i protagonisti della vicenda sono Marguerite (Calamy) e Fred (Macaigne), sposatisi giovanissimi 20 anni prima e, dopo due anni e una figlia, già divorziati.

Lei si è rifatta una vita con un altro compagno da cui ha avuto un’altra bambina (ora una vulcanica adolescente), mentre lui ha trovato da poco un nuovo amore, Chloé (Thierry), una cattolica fervente che insiste per sposarlo in chiesa. Da qui la richiesta di Fred a Marguerite: far annullare il matrimonio religioso, provando davanti alla Chiesa che, all’epoca, erano troppo immaturi per suggellare un patto così importante al cospetto di Dio.

Ma, tra equivoci e incomprensioni, la procedura si complica e i due ex (mai così vicini), insieme ai nuovi compagni, alle figlie e ai partner di queste ultime, dovranno bussare alle porte della Sacra Rota a Roma, “benedetti” da un Papa nero di memoria sorrentiana.

“Cos’è l’amore?” lascia da parte la filosofia e la nostalgia di un recente film molto vicino per tematica (“Volvereis” di Jonás Trueba) per puntare sulla verve di Calamy e Macaigne, coppia irresistibile: lei effervescente, lui malinconico e fragile, mentre tutt’intorno si avvertono echi di cinema alla Woody Allen e alla George Cukor.

La sarabanda funziona e anche la trasferta romana, pur strizzando l’occhio a qualche cliché di troppo, regala alcuni momenti divertenti come il siparietto tra Marguerite e uno scontroso portiere di notte, l’incontro con un sornione avvocato italiano di diritto canonico (un Ninni Bruschetta in formissima) e una sequenza che ricorda “Un pesce di nome Wanda”, quando Marguerite si eccita pronunciando parole in italiano (apprezzabile soltanto nella versione originale).

Forse, un registro un po’ più graffiante avrebbe giovato al film che, al quesito del titolo, risponde con un finale emolliente che non lascia indietro nessuno e abbraccia ogni forma di amore possibile: quello passato e quello presente, quello etero e quello omosessuale, quello maturo e quello adolescenziale. Con una certezza: tutti abbiamo bisogno d’amore e magari, anche di una Chiesa più umana che abbracci anziché umiliare in nome di una sacralità inscalfibile. Marco Contino

Voto: 6,5

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Good luck, have fun, don’t die

Regia: Gore Verbinski

Cast: Sam Rockwell, Juno Temple, Haley Lu Richardson, Michael Peña, Zazie Beetz

Durata: 134’

Un fermo immagine del film "Good luck, have fun, don’t die"
Un fermo immagine del film "Good luck, have fun, don’t die"

È notte, da qualche parte, in una tavola calda, a Los Angeles. Un uomo, vestito in modo improbabile, irrompe da Norms, sostenendo di aver viaggiato dal futuro, dove una super Intelligenza artificiale, sfuggita al controllo umano, ha distrutto l'umanità. Solo una combinazione sconosciuta di persone normali, estratte dalla tavola calda, può impedire la creazione dell’IA; questo è il 117 ° tentativo, aggiunge l’uomo.

Annunciando di avere una bomba, arruola i commensali Susan, Scott, Janet, Mark, Marie e Bobe e poi Ingrid. L’obiettivo dell’uomo che viene dal futuro è di trovare e rendere innocuo un bambino di 9 anni che sta progettando un IA che innescherà questa malefica evoluzione, il tutto mentre una classe di studenti decerebrati dalla visione unica del cellulare insegue due prof.

Ma le cose non sono poi così lineari e la verità anche nel futuro non sta mai da una parte sola. Difficile pensare all’ultimo film di Gore Verbinski senza il suo protagonista principale, Sam Rockwell, nei panni dell’uomo venuto dal futuro.

Verbinski è cineasta che attraversa agevolmente diversi generi e modalità del cinema come testimonia il suo Oscar per il miglior film d'animazione 2012 con “Rango” ed è internazionalmente noto per aver diretto la trilogia originale dei “Pirati dei Caraibi”, “The Ring” o horror idrofobi e demenziali come questo “Good Luck, Have Fun, Don't Die” (letteralmente: “Buona fortuna, divertiti, non morire”) che più che insistere sul filone apocalittico del disaster movie o di science fiction paradossale e autoironica, sembra un Helzapoppin fracassone e sguaiato, ma ironico e ricco di colpi di scena, con un significato etico sotteso in modo fin troppo esplicito.

Ovvero che l’Intelligenza Artificiale, prima o poi ci distruggerà, e non sempre sarà qualcuno che viene dal futuro a salvarci: alla fine il vero problema sono i ratti, ma questo la sapevamo dai tempi della peste nera. Michele Gottardi

Voto: 6

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