Dall’Ue una lettera alla Biennale: «O la Russia o i fondi»

La Commissione dà l’ultimatum alla Fondazione: un mese per chiarire. Intanto è stata avviata la procedura per revocare il finanziamento triennale da due milioni di euro

Cristiano Cadoni

Non era dunque soltanto una minaccia, quella arrivata dall’Unione Europea pochi giorni dopo l’annuncio della riapertura del padiglione russo ai Giardini, per l’Esposizione internazionale d’Arte che prenderà il via il 9 maggio. Con una lettera indirizzata al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco – e della quale ha dato notizia il quotidiano la Repubblica – l’Agenzia esecutiva per l’istruzione e la cultura ha confermato l’intenzione di revocare i finanziamenti concessi a Ca’ Giustinian, due milioni di euro per il triennio 2025-2028. Il motivo è quello ormai noto: aver consentito alla Federazione Russa di partecipare alla prossima Esposizione d’Arte, riaprendo il padiglione che era rimasto chiuso sia nel 2022 – quando gli artisti scelti avevano rinunciato all’incarico – sia nel 2024, quando lo spazio era stato concesso in prestito alla Bolivia. 

 

Nelle due pagine e mezzo inviate a Buttafuoco, l’Agenzia comunica la sua «intenzione di sospendere o terminare il finanziamento»,a causa della «violazione delle sanzioni», cioè il fatto di aver accettato di accogliere una proposta artistica proveniente dalla Russia ed essersi messa in una posizione collaborativa nei confronti del governo di Putin, violando così l’articolo 5 del regolamento sulle sanzioni contro Mosca. «Riteniamo che l’attuazione del progetto non possa proseguire e debba pertanto essere sospesa o conclusa». Ca’ Giustinian, c’è scritto nella lettera, avrà trenta giorni di tempo per informare la Commissione Europea su come intende muoversi a questo punto per evitare la revoca del finanziamento.

 

La prima reazione alla notizia è arrivata dal vicepremier leghista Matteo Salvini: «In queste ore leggevo il volgare ricatto che sarebbe in corso da parte della burocrazia europea nei confronti di uno degli enti culturali più importanti e liberi del mondo, la Biennale d'arte di Venezia», ha dettato all’Ansa il leader leghista. «Siamo veramente alla follia. Con quello che accade nel mondo e in Iran, che a Bruxelles minaccino le istituzioni culturali italiane è veramente imbarazzante».

 

Anche il presidente della Regione, Alberto Stefani, contesta la posizione della Commissione Europea: «In un mondo segnato da violenze, è doveroso preservare l'arte e favorire momenti di confronto culturale, che possano diventare occasioni per creare ponti, specie quando la diplomazia ufficiale fatica a trovare soluzioni», ha scritto in una nota. «Per questo trovo inaccettabile la posizione dell'Unione Europea nei confronti della Biennale di Venezia, che dal 1895, attraversando epoche, ideologie, regimi e sistemi politici diversi, accoglie espressioni artistiche di tutti i popoli. Sono in contatto con Pietrangelo Buttafuoco, di cui apprezzo l'indipendenza e il coraggio, nel difendere le ragioni dell'arte e della cultura. Di fronte ai gravi conflitti che feriscono il mondo, l'impressione è che Bruxelles, invece di assumere un ruolo da protagonista nella mediazione internazionale, sia confinata ai margini delle trattative e, piuttosto, si accanisca ora contro gli artisti, ora contro gli sportivi. Da presidente della Regione del Veneto, mi appello a tutti gli europarlamentari italiani: difendano la principale istituzione culturale del nostro Paese da quello che si configura come un vero e proprio ricatto. La pace non si costruisce attraverso la censura», ha concluso, «e la libertà non si difende limitandola. La Biennale non è un problema da gestire, ma uno spazio di confronto da difendere».

 

Per il presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia, la Biennale «può diventare una grande occasione per parlare di pace e per portare avanti un messaggio forte, universale, di quelli che solo il mondo dell'arte, della cultura, degli intellettuali e degli artisti, nei passaggi più drammatici della storia, ha saputo esprimere con autentica potenza». Quindi aggiunge: «L'Europa continua a premere sull'acceleratore appellandosi a norme, sanzioni e ad altri aspetti di natura formale, quasi lasciando intendere che uno dei principali problemi del nostro continente, o addirittura del mondo, sia oggi la presenza del padiglione russo alla Biennale. Francamente, mi pare una rappresentazione esagerata. Chiarito, una volta per tutte, che nessuno è qui per santificare o normalizzare la posizione russa e che la responsabilità della guerra resta in capo a chi ha scelto l'aggressione, io auspico che questi movimenti tellurici, fatti di lettere europee, richieste e pressioni, non si trasformino in un terremoto, ma si fermino a semplici scosse di assestamento».

 

Anche il Movimento 5 Stelle, coerentemente con la posizione assunta fin dall’inizio della vicenda, è tornato a contestare la linea dell’Ue. «La decisione della Commissione europea di avviare ufficialmente la procedura per la revoca dei fondi alla Biennale di Venezia è un atto grave e arrogante», sostiene il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini. «È un'ingerenza politica sull'autonomia e sulla libertà culturale degli italiani espressa con il linguaggio dei burocrati. Davanti a tutto questo, i “patrioti” ancora una volta staranno zitti e obbediranno a Bruxelles? Noi confermiamo il nostro sostegno a Pietrangelo Buttafuoco».

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