Da perfetti sconosciuti a promesse del cinema: la parabola dei protagonisti di Un anno di scuola

Il film rivelazione della regista triestina Laura Samani e i talenti scovati nei bar e nelle strade della città

Elisa Grando
Una scena del film Un anno di scuola
Una scena del film Un anno di scuola

Se fino a poco più di un anno fa qualcuno avesse detto a Giacomo Covi, Pietro Giustolisi e Samuel Volturno che avrebbero recitato in un film e riempito i cinema, lo avrebbero probabilmente preso per pazzo. Giacomo e Pietro lavoravano in due bar del centro di Trieste, Samuel frequentava le superiori e nessuno di loro aveva mai pensato di fare l’attore. E invece, con uno di quei colpi di scena che solo la vita vera sa riservare, eccoli sullo schermo, insieme alla svedese Stella Wendick, protagonisti di “Un anno di scuola” di Laura Samani, addirittura in tour: sabato 11 aprile presenteranno il film al Cinema Teatro Busan di Mogliano Veneto e al Cinema Astra di Padova, domenica 12  al Cinema Duomo di Rovigo e al Cinema Araceli di Vicenza, lunedì 13 al Cinema Edera di Treviso.

I quattro protagonisti di Un anno di scuola della regista triestina Laura Samani
I quattro protagonisti di Un anno di scuola della regista triestina Laura Samani

“Un anno di scuola”, ambientato nella Trieste del 2007, è il film di cui tutti parlano: secondo la rivista Internazionale è “un raro gioiello di profondità e finezza”, per Wired “il miglior film italiano dell'anno”, Il Post scrive che Samani è “la regista emergente più promettente nel cinema italiano”. Col merito aggiuntivo di aver scovato letteralmente tra le strade di Trieste tre talenti di appena vent’anni. Samuel, che interpreta Mitis, è ha fatto il casting nella sua scuola, l’istituto tecnico Deledda Fabiani: «Avevo diciotto anni, mi sembrava incredibile partecipare a un progetto così grande», racconta. Pietro, che sullo schermo è Pasini, lavorava in un bar che Samani e l’acting coach Alejandro Bonn frequentavano come clienti. In modo simile è stato trovato Giacomo, che prima di essere Antero lavorava in un altro locale del centro: «Laura cercava ragazzi triestini che non avessero alcuna esperienza di recitazione e potessero interpretare dei coetanei in modo autentico», spiega Covi. La straordinaria Stella Wendick, nel ruolo di Fred, è stata invece cercata a Stoccolma dove frequentava un corso di teatro al liceo. Samani li ha fatti prima di tutto conoscere, uscendo insieme a loro, costruendo l’amicizia vera che hanno portato con naturalezza nel film. Poi ci sono state le prove, l’emozione di trovarsi per la prima volta davanti alla macchina da presa.

«Abbiamo vissuto un film dentro il film: la cosa più bella è stata proprio connettere quattro persone diverse che non avevano niente da condividere, ma tanto da raccontare», dice Giustolisi. Ha funzionato. L’avvisaglia del successo era già arrivata lo scorso settembre alla Mostra del Cinema di Venezia, dove il film ha ricevuto un’ovazione e Covi ha vinto come Miglior attore della sezione Orizzonti. «Dopo Venezia tutti noi abbiamo trovato un agente, ognuno ha iniziato il suo percorso ma abbiamo continuato a sentirci, a confrontarci», dice Giacomo, che ha già partecipato ad altri due set: lo vedremo prossimamente in “Piercing” di Margherita Ferri e nel nuovo film di Claudio Cupellini. «Siamo in mezzo a un turbine: devo ancora capire bene cosa sta succedendo», racconta Giustolisi. «È stato un periodo impegnato tra self tape, interviste, book fotografici. E in più ho continuato a seguire il mio lavoro nel bar del Teatro Miela». Stella sta girando una serie tv in Svezia, ma ha il sogno di trasferirsi in Italia: «Sono arrivata sul set di “Un anno di scuola” senza sapere una parola di italiano» dice oggi, in italiano perfetto. «È stato l’aspetto più difficile ma anche il più bello: è imparando la lingua che ci si connette davvero alle persone. Ora voglio diventare ancora più fluente».

Nei mesi scorsi invece Samuel ha lavorato in una fattoria e fatto il giudice per il programma “Venix Talent Show”, in onda su Canale Italia. Ma è adesso, in un certo senso, che inizia lo spettacolo, che possono volare i sogni: «Non voglio illudermi di diventare il nuovo Tom Cruise italiano», sorride Volturno. «Questo film ha aperto a ognuno di noi molti sentieri, e non sono certo di quale sarà il mio. Ma mi piace la libertà che offre il cinema di entrare in personaggi diversi». Certo, la magia di questo momento li accompagnerà a lungo: «Mi auguro che qualsiasi esperienza futura, in questo campo o no», dice Giustolisi, «mi dia le stesse emozioni che mi ha dato “Un anno di scuola”».

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