Biennale Arte 2026, ecco il Padiglione Venezia: «Note persistenti per ascoltare la città»

Il progetto presentato a Ca’ Farsetti, curato da Giovanna Zabotti, alla 61. Esposizione d’Arte Internazionale della Biennale dal 9 maggio. Il sindaco Brugnaro sulla presenza russa: «Venezia è libera, saremo attenti perché non ci sia propaganda»

Camilla Gargioni
Il padiglione Venezia ai Giardini della Biennale
Il padiglione Venezia ai Giardini della Biennale

Note che pungono, che suscitano un ricordo, che chiedono attenzione, che restano impresse. Il padiglione Venezia che vedremo alla 61. Esposizione d’Arte Internazionale della Biennale traduce il tema “In Minor Keys” (“In tonalità in minori”) in “Note persistenti”. Un percorso che, dal 9 maggio, si snoderà in quattro note che sono quattro dimensioni simboliche della città: sommersa, domestica, mitologica e collettiva. Cuore pulsante il pianista e producer Dardust insieme allo scenografo Paolo Fantin, in un’opera che unirà performance, musica e tecnologia. Prima, i visitatori incontreranno i finalisti del concorso per giovani artisti under 35 Artefici del nostro tempo. Sempre nel fil rouge della persistenza, c’è un’opera di Alberto Scodro (è la terza nota, “sommersa”) e infine il Diario veneziano di Emilia Kabakov, uno snodo espositivo parallelo a quello che troverà casa a Ca’ Tron sul canal Grande.

«Venezia è libera: nessuna propaganda»

«L’idea è quella di ascoltare Venezia», ha sottolineato la curatrice Giovanna Zabotti alla presentazione a Ca’ Farsetti, «sarà una partitura collettiva, dove ogni ambiente sarà una nota: Venezia è un organismo vivo, vogliamo che imprima il suo modo di essere». A un mese circa dalla vernice della Biennale Arte, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro (e vicepresidente della Biennale), torna a esprimere il suo appoggio al presidente Pietrangelo Buttafuoco sulla scelta di aprire il padiglione russo, nonostante il fiume di polemiche. «Venezia ha dimostrato e dimostra la sua libertà», ribadisce Brugnaro, «ho appoggiato la scelta di Buttafuoco di aprire anche il padiglione russo, come è aperto quello israeliano e americano. Saremo attenti perché non ci sia nessun tipo di propaganda. Sono filo-ucraino, Venezia è gemellata con Odessa: silenziare artisti, pensieri, emozioni è sbagliato. Anche nel nostro padiglione, difendiamo la libertà di Venezia».

Il progetto di Dardust e Paolo Fantin

Il progetto di Dardust e Paolo Fantin per il padiglione Venezia alla Biennale
Il progetto di Dardust e Paolo Fantin per il padiglione Venezia alla Biennale

Il fulcro di questa partitura collettiva è il progetto che lega Dardust a Paolo Fantin, con la collaborazione di H-Farm e Cisco. «Daremo al pubblico una visione armonica», spiega Fantin, «quando ho incontrato Dardust, gli ho proposto due immagini: lui che suona al piano, poi lui che sprofonda nell’acqua, che è la memoria di Venezia. Da qui, ha composto un brano che una volta all’ora risuonerà nel padiglione». Questa installazione immersiva integra un sistema sonoro generativo basato su intelligenza artificiale: l’opera reagisce ai suoni, ai movimenti e ai dati ambientali della città e dei visitatori.

Le note sommerse e domestiche

Se quella di Dardust e Fantin è la dimensione mitologica della città, quella sommersa è affidata ad Alberto Scodro, che con le sue sculture frutto di sabbie, vetri, pigmenti e residui di materiali, daranno vita a forme simili a sedimenti. Ma ciò che tiene viva Venezia sono le persone: ecco quindi il Diario veneziano di Emilia Kabakov, progetto partecipativo che raccoglie oggetti della vita quotidiana prestati da chi vive in città. Questi oggetti saranno esposti in vetrine museali, per evidenziare questa natura di beni culturali “viventi”: ciascuno può leggere una pagina del diario, o entrare a farne parte. «Avremo un laboratorio tecnologico con Dardust dove l’arte lavora a stretto contatto con la tecnologia e a ogni ora qualcosa accade», chiosa Zabotti, «la nota sommersa con Scodro, la storia della città e dei suoi abitanti con Kabakov. Questo padiglione è un dispositivo che fa risuonare Venezia».

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