Ispirazione Europa, è l’arte delle relazioni. Un nuovo ciclo di mostre in arrivo alla Basilica Palladiana
ll progetto triennale parte a novembre: le tre mostre indagano il dialogo artistico tra il nostro Paese e Germania, Francia e Spagna, a cura di Gabriella Belli e Valerio Terraroli

La scintilla arriva da Emilio Vedova, dai suoi racconti dell’isolamento nel 1943 durante la Seconda Guerra Mondiale. C’è un foglietto che gira di nascosto, tra gli artisti milanesi: è l’immagine di Guernica di Picasso, icona su cui si sviluppa, poi, la riflessione di una nuova Europa. Dall’idea di scambi, relazioni culturali che superano le divisioni e le fratture del vecchio continente, nasce il ciclo di tre mostre “Ispirazione Europa. Dialoghi d’arte tra il XIX e XX secolo” alla Basilica Palladiana di Vicenza. Tre esposizioni, un arco temporale tra il 2026 e il 2028 che sarà scandito dai rapporti tra Italia e Germania, Francia, Spagna. Il progetto espositivo, promosso dal Comune, è curato da Gabriella Belli e Valerio Terraroli, in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio e la fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, organizzato da Marsilio Arte con partner Intesa Sanpaolo.

Il primo atto: il dialogo tra Italia e Germania
Il primo atto della trilogia sarà dal 13 novembre, con l’affondo su Italia e Germania: “Pittura e scultura tra Ottocento e Novecento. Da Canova a Kiefer”. Scorrendo i nomi, si intuisce lo spettro di confronto: da Canova a De Chirico, da Boccioni a Burri, da Mack a Beuys, Vedova, Nitsch, Neo Rauch, Paladino. «Il percorso parte dal viaggio di Goethe in Italia, a fine Settecento», spiega Belli, «fino a trovare Kiefer, Baselitz, che con l’amore per l’Italia hanno costruito la grande epifania della loro arte». Nel mezzo, c’è un mondo nel mondo: la pittura di paesaggio, l’incontro con la classicità, la secessione di Monaco. Dopo, a capofitto nel Novecento con l’incontro tra espressionisti e futuristi a Berlino, il Realismo Magico italiano, il ’34 con l’arrivo in Italia di Kandinskij e Albers. «Poi saltiamo la Seconda Guerra Mondiale, perché ci interessa la riflessione che ne nasce dopo, il correre delle idee», chiosa Belli.

Il progetto nel contesto della Basilica Palladiana
La sfida di raccogliere questi confronti, in un percorso rigoroso tra riferimenti e cronologia, è grande. «Perché non a Venezia?», pone la domanda Belli, che ha diretto i musei civici veneziani per dieci anni, «proprio lì avevo immaginato che tra le mostre inedite che il nostro Paese non ha mai realizzato in maniera organica, c’erano queste ricognizioni delle relazioni culturali. E Venezia è attraversata da una frenesia di produzione culturale per cui avrei fatto cattivo uso di un progetto così delicato».

L’Europa forgiata dalle relazioni culturali
Altro contesto quello della Basilica Palladiana, dove il progetto è potuto uscire dal cassetto. «Queste mostre nascono per raccontare come, prima di tutto, l’Europa sia nata da rapporti artistici e culturali tra i suoi Paesi, si sia forgiata grazie alle relazioni», sottolinea Giacomo Possamai, sindaco di Vicenza, «è importante affermare il senso di identità europea». Il progetto espositivo è stato raccontato anche nel convegno “Diplomazia culturale”, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Nel mondo che ci circonda», aggiunge Luca De Michelis, ad di Marsilio Arte, «la diplomazia culturale è fondamentale per rileggere e riavvicinare le radici».
2027, Italia e Francia
In un’ottica ampia, il progetto si dipana nel 2027 con il confronto tra Italia e Francia: uno dei momenti simbolici è la storica mostra del 1874 nello studio del fotografo Nadar, a cui prese parte anche De Nittis. «De Nittis e altri italiani cercano di rinnovare proprio a Parigi un linguaggio ancora ancorato all’accademia», spiega Terraroli, «sarà un itinerario visivo e di educazione sentimentale, che racconta l’Europa al di là di guerre e diversità».
2028, le influenze con la Spagna
Infine, nel 2028, la Spagna: un percorso che prende forma da El Greco, formatosi a Venezia, poi l’influenza che Caravaggio ebbe su Velásquez, e ancora lo “scambio” con Giambattista Tiepolo che lavora in Spagna e Goya che soggiorna in Italia, fino al Novecento dominato da Picasso, le ricerche di Dalì, e ancora gli anni Sessanta di Valdés e Schifano. Confronti inediti, di approfondimento, che invitano a riflettere e ricordare su un’identità comune: quella europea.
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