Massini e Ottavia Piccolo danno parole e voce alle idee di Matteotti

Anatomia di un fascismo approderà al Nuovo Giovanni da Udine il 4 marzo e il giorno dopo a Camponogara, la chiusura a San Stino di Livenza

Tommaso Miele

Tempesta, lo chiamavano così. Uno col sangue bollente, praticamente in cerca di guai. A oltre un secolo di distanza dall’omicidio di Giacomo Matteotti, a ricordare sono il teatro, la musica e le paroledi Stefano Massini, portate in scena dalla voce di Ottavia Piccolo.

E sono le note de I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo a prendersi l’impegno sempre necessario di parlare ad alta voce, per difendere la memoria portando avanti un modello di civiltà e di società che non potrà mai più essere messo in dubbio.

Mercoledì 4 marzo sul palco del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, e giovedì 5 marzo al Teatro comunale Dario Fo di Camponogara, “Matteotti. Anatomia di un fascismo”racconterà una delle pagine più buie della storia italiana grazie a un lavoro collettivo.

Partendo da lì, da quel pomeriggio del 10 giugno 1924. Alcuni testimoni dichiararono di aver assistito a una colluttazione all’interno di una vettura, e di aver visto espellere quello che sarebbe stato riconosciuto poi essere il tesserino del deputato, onorevole Giacomo Matteotti.

Una vivisezione

Il testo di Massini, come suggerisce il titolo, non narra la cronaca “semplice” dell’omicidio del simbolo dei socialisti. È, appunto, una vivisezione di un organismo multiforme e imprevedibile, il fascismo delle origini, capace di insediarsi mefitico tra le pieghe di una democrazia fragile e corruttibile attraverso il linguaggio, la minaccia fisica e la sistematica demolizione, l’eliminazione definitiva dell’avversario.

Massini, scavando nei documenti, nelle testimonianze e nei verbali, punta a restituire agli spettatori la mente lucida di un uomo che per primo comprese come il fascismo non fosse un vento leggero, ma una burrasca da arginare.

Ottavia Piccolo, lontana da un’interpretazione “mimetica” del politico originario di Fratta Polesine, si fa in questo contesto voce civile, testimone che tenta di sbrogliare i fili di una matassa ingarbugliata sostenuta dalle musiche di Enrico Fink, eseguite dai solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo; non un semplice accompagnamento, ma un contrappunto emotivo e ritmico che trasporta il racconto in una dimensione tragica ma quanto mai necessaria. 

Lo spettacolo

Lo spettacolo, nel concreto, ripercorre l’ascesa e l’affermazione di quel fenomeno eversivo che fui l fascismo; fenomeno che Matteotti, spesso lasciato solo nella sua capacità visionaria ma sempre sostenuto dalla moglie Velia Titta, seppe comprendere, fin dall’inizio, in tutta la sua estrema gravità a differenza di molti che non videro. O, che più semplicemente, non vollero vedere. Oppositore e pacifista, studioso e amministratore, riformista: nel periodo più nero e malinconico della parabola vitale italiana, Matteotti prese la parola, pubblicamente e instancabilmente. Chiara,veritiera, fondata sui fatti: indiscutibile. Un verbo che ancora oggi risuona a monito per tutte le generazioni presenti e future: ciò che è stato, non dovrai mai più ripresentarsi. 

La tournée si concluderà in Veneto, il prossimo 23 aprile, al Teatro R. Pascutto di San Stino di Livenza; inizio spettacoli alle ore 20.30, bigliettidisponibili su vivaticket.it.

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