Biennale Arte 2026, “In Minor Keys”: che cosa vedremo a Venezia

La 61. Esposizione in memoria della curatrice scomparsa, presentata dalla Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian dal suo team. Temi cardine la collettività, l’ascolto profondo, la diaspora

La redazione
Il team sulla terrazza di Ca' Giustinian (foto Avezzù)
Il team sulla terrazza di Ca' Giustinian (foto Avezzù)

La 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, dal titolo In Minor Keys di Koyo Kouoh, sarà aperta al pubblico da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026 ai Giardini, all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia. La pre-apertura si terrà il 6, 7 e 8 maggio, mentre la cerimonia di premiazione e inaugurazione avrà luogo sabato 9 maggio 2026.

Il titolo: In Minor Keys

Il titolo scelto per la 61ª Esposizione è In Minor Keys, come indicato nel testo curatoriale da lei trasmesso al Presidente della Biennale l’8 aprile 2025. La Mostra sarà realizzata con il contributo del Team selezionato da Koyo stessa: Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira e Rasha Salti (advisor); Siddhartha Mitter (editor-in-chief); Rory Tsapayi (assistente alla ricerca).

Il team di Koyo

«Durante quella settimana a Dakar», ha dichiarato il Team di Koyo, «abbiamo posto le basi della 61ma edizione della Biennale Arte. Abbiamo mappato pratiche e progetti, ricavato motivi attorno ai quali organizzare la Mostra e i pilastri su cui fondarla. Temi come l’incantamento, la fecondità e la condivisione, nonché pratiche generative indirizzate alla collettività, sono emersi in modo naturale».

"Fester", 2023, di G. Patterson
"Fester", 2023, di G. Patterson

I 111 partecipanti

Sono 111 i partecipanti – tra artisti, artiste, duo, collettivi e organizzazioni – provenienti da contesti geografici differenti, selezionati da Koyo privilegiando soprattutto risonanze, affinità e possibili convergenze tra pratiche anche lontane. Osservando realtà attive a Salvador, Dakar, San Juan, Beirut, Parigi e Nashville, la Curatrice ha immaginato come l’ingegnosità e la tensione sperimentale di ciascuno possa incontrarsi con quelle di altri artisti e movimenti, anche senza relazioni dirette. In Minor Keys si propone così di restituire e ampliare questa geografia relazionale, intessuta nel corso di una vita e fondata sull’incontro.

I motivi

Per Koyo, il nucleo concettuale della Mostra si articola attorno a motivi non definiti in astratto, ma scelti a partire da opere capaci di coinvolgere insieme anima e intelletto. L’intreccio di questi motivi si traduce in una composizione che non procede per sezioni, ma per priorità sotterranee: “Are”, che pur dando centralità a due figure maggiori evita l’impostazione retrospettiva; processioni; meraviglia contrapposta a cinismo verso il potenziale trasformativo dell’arte; riposo spirituale e fisico delle oasi, intese come tonalità o isole interne ai singoli universi creativi; e infine “Scuole”, espressione del suo impegno nella costruzione di istituzioni orientate a un fine sociale.

Lampedusa, 2019, courtesy of Galerie Cécile Fakhoury
Lampedusa, 2019, courtesy of Galerie Cécile Fakhoury

I riferimenti letterari

Questi fili attraversano pratiche diverse e generazioni differenti, tracciando un percorso che si dispiega nei luoghi di In Minor Keys. Nel corso del lavoro curatoriale, molte suggestioni hanno trovato eco nei riferimenti letterari condivisi da Koyo come fonti d’ispirazione tra cui Beloved di Toni Morrison e Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez, accomunati dall’attraversamento di mondi e soglie temporali e da un realismo magico che intensifica il registro emotivo.

Le performance

Il programma di performance pone al centro il corpo come luogo di conoscenza, memoria e veicolo politico di resistenza collettiva e guarigione. Nei Giardini della Biennale si terrà una processione di poeti ispirata al Poetry Caravan, il viaggio intrapreso da Koyo Kouoh con nove poeti africani da Dakar a Timbuktu nel 1999. La performance rende omaggio alla memoria di Koyo e ai griot, custodi delle storie del popolo e portatori di sapere e potere. Nei Giardini della Biennale, i poeti formeranno un coro collettivo, esprimendo il potere della parola e favorendo una dimensione di guarigione spirituale.

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