Preziosi e il tempo assente di Sant’Agostino

Alessandro Preziosi dà voce all’autore delle Confessioni: «Ciò che sembra incomprensibile, in lui trova spiegazioni». Il monologo in scena all’Accademia di Conegliano

Elena Grassi
Alessandro Preziosi sarà sul palco con le Confessioni di Sant’Agostino
Alessandro Preziosi sarà sul palco con le Confessioni di Sant’Agostino

Alessandro Preziosi nella sua metamorfica e rigogliosa carriera ha dato corpo, voce e anima anche a Sant’Agostino, figura cardine del pensiero occidentale religioso, filosofico e letterario. Lo ha interpretato da giovane nella miniserie biografica andata in onda nel 2010 su Rai 1 (ora su Raiplay) e nel 2021 ha letto le “Confessioni” per un video-podcast ancora disponibile nel sito della radio Rtl102.5 (play.rtl.it).

Da quelle esperienze è nato lo spettacolo “Le Confessioni di Sant’Agostino”, un monologo intenso e potente per la regia di Tommaso Mattei, che Preziosi sta portando in giro per l’Italia e che approderà martedì sera, 5 maggio, alle 21 al teatro Accademia di Conegliano (ultimi biglietti su vivaticket.it o al botteghino).

Preziosi, come sarà questo viaggio nel testo di Sant’Agostino?

«Gli spettatori potranno entrare nell’intimità e nella sensibilità del percorso di vita di un uomo e non di un santo. Un uomo il cui battesimo è stato differito per motivi che faremo intravvedere e che sono legati al tempo che passa. Un concetto su cui Sant’Agostino si interrogherà per tutta la vita arrivando alla conclusione che il tempo non esiste. Il recital si articola infatti in dodici azioni sceniche cadenzate secondo le celebri categorie da lui espresse: ⁠il presente del passato, che è la memoria, il presente del presente, che è la visione, e il presente del futuro, che è l’attesa.

Oltre alla sua voce il pubblico in sala sentirà anche la musica elettronica di Paky De Maio, è un contrappunto?

«La musica è lo spunto di attualità, questi tappeti sonori entrano in maniera molto armonica nell’infinità del personaggio che si racconta, sono quell’elemento di luce nell’oscurità e nelle tenebre di Sant’Agostino, simboleggiano l’indecifrato nella sua continua ricerca di decifrare la vita. È una sinfonia di grande supporto e di spettacolarità per il monologo».

Come si è sentito ad interpretare e a scavare nelle molteplici sfaccettature delle “Confessioni”?

«Sicuramente, considerando che questo progetto nasce vent’anni fa quando ho cominciato a recitare per la serie Rai, nel frattempo sono cambiato e diventato meno passivo nel mandare avanti la mia esistenza, calandomi nel significato della metafora di Sant’Agostino “ama e fa ciò che vuoi”. Lo sento come un incitamento alla comprensione del mondo reale, al dare un senso alla vita nonostante tutte le difficoltà e le brutalità, è un balsamo per il mio cuore e il mio spirito, e questa consapevolezza mi ha reso sicuramente più uomo».

Che rapporto ha lei con la fede?

«Sono sempre stato credente, anche se ho praticato poco in passato, ma oggi penso che andare da un prete di cui ti fidi sia più vantaggioso che andare da uno psicanalista. Poi c’è da dire che la fede è un dono, verso cui ho maturato un’apertura. Le “Confessioni” di Sant’Agostino in fondo sono un’apertura all’ascolto di qualcosa di più grande, e quando le condivido con il pubblico entro in uno stato di massima concentrazione quasi di meditazione».

Cosa dicono all’uomo di oggi le "Confessioni”?

«Lo aiutano a comprendere in maniera più semplice la complessità della vita, spingendolo ad interrogarsi su ciò che lo circonda, sul suo rapporto con il creato, cosa che per molte ragioni, di tempo, di volontà, di possibilità, non facciamo e diamo per scontato. Scopriremo che anche ciò che sembra inspiegabile trova una spiegazione in Sant’Agostino».

Testimone della sua versatilità è il personaggio di Yanez, che interpreterà anche nella seconda stagione di Sandokan: che cosa le ha regalato questo ruolo e come mai secondo lei la serie ha avuto un tale successo?

«Il successo è dovuto a varie ragioni: alla curiosità di vedere come sarebbe stato Sandokan cinquant’anni dopo la prima serie con Kabir Bedi, alla bravura degli interpreti, da Can Yaman ad Alanah Bloor, Ed Westwick, Madeleine Price, e infine al talento degli sceneggiatori che hanno trattato con attualità il tema della colonizzazione, un messaggio forte che ha attecchito. Con Yanez ho giocato perché, senza dubbio, è il personaggio che mi ha divertito di più in assoluto e, chi mi conosce lo sa, corrisponde a quello che sono io». 

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