Pasticciera di Roncade uccisa a coltellate, la svolta 35 anni dopo l’omicidio: c’è un indagato

La famiglia di Sandra Casagrande, ammazzata nel 1991 all’interno della sua pasticceria a Roncade, nel Trevigiano, aveva sempre chiesto di continuare a indagare. La compatibilità del Dna con alcuni indizi. Iscritto nel registro degli indagati un uomo di 58 anni

Marco Filippi
La pasticciera Sara Casagrande assassinata nel gennaio del 1991
La pasticciera Sara Casagrande assassinata nel gennaio del 1991

C’è una svolta nell’indagine del delitto di Sandra Casagrande Vio, la pasticciera di Roncade uccisa 35 anni fa, nel suo negozio “Due Torri” in centro a Roncade. Il sostituto procuratore Davide Romanelli ha iscritto nel registro degli indagati il nome di Paolo Gorghetto, 58 anni, aiuto cuoco e tuttofare in un locale di ristorazione di Silea. All’uomo, separato e padre di tre figli, in passato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, la Procura contesta l’omicidio con l’aggravante dei futili motivi.

La svolta

La svolta è arrivata nel novembre dell’anno scorso, quando i carabinieri del Ris di Parma hanno scoperto che c’era una perfetta corrispondenza tra il Dna estratto nel lontano 2009 dalla Procura della Repubblica di Treviso, che aveva riaperto il caso, grazie alle attività investigative, e quello inserito nella banca dati nazionale delle forze dell’ordine, dopo che nell’agosto di una decina di anni fa Gorghetto era stato arrestato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

Ecco chi è l’uomo sospettato di aver ucciso Sandra Casagrande, la pasticciera di Roncade
La redazione
Un servizio sull'omicidio di Sandra Casagrande. Tribuna di Treviso, 31 gennaio 1991

In altre parole, il Dna delle macchie di sangue trovate sui vestiti di Sandra Casagrande e sugli oggetti della vittima appartenenti all’assassino, che nell’aggredire brutalmente la pasticcera con una ventina di coltellate si ferì lui stesso tanto da spezzare la lama, corrisponde a quello di Gorghetto, un uomo che non era mai stato sfiorato dalla vicenda.

La denuncia

I carabinieri del comando provinciale di via Cornarotta hanno notificato l’avviso di garanzia due settimane fa. I militari dell’Arma si sono presentati all’alba del 9 maggio scorso nell’abitazione di Silea, dove oggi vive Gorghetto, con un mandato di perquisizione e con la contestuale notifica dell’inchiesta per omicidio volontario aggravato dai futili motivi (aggravante da ergastolo, ndr).

La perquisizione

L’abitazione di Gorghetto è stata perquisita da cima a fondo e, successivamente, assistito da un avvocato assegnatogli d’ufficio, l’aiuto-cuoco è stato portato negli uffici del comando di via Cornarotta a Treviso, dove però si è avvalso della facoltà di non rispondere. Una scelta che fa parte delle più classiche strategie difensive per cercare di prendere tempo e capire gli elementi in mano agli investigatori.

Roncade - Omicidio della pasticciera Sandra Casagrande nel 1991 La pasticceria di Roncade dove nel 1991 è stata uccisa la pasticciera Sandra Casagrande
Roncade - Omicidio della pasticciera Sandra Casagrande nel 1991 La pasticceria di Roncade dove nel 1991 è stata uccisa la pasticciera Sandra Casagrande

Contestualmente l’uomo, in caserma, è stato sottoposto a un nuovo prelievo del Dna che sarà confrontato, la settimana prossima, nei laboratori dei carabinieri del Ris di Parma, con il sangue dell’assassino estratto dai vestiti di Sandra Casagrande e dagli oggetti macchiati di sangue nella pasticceria.

Sangue che era stato anche riscontrato in tre banconote da 10.000 lire dal titolare dell’Agip di Biancade, nella colonnina del self service all’indomani del delitto. Per il momento Gorghetto, originario di San Cipriano, frazione di Roncade, ma ora residente a Silea, è indagato a piede libero. Non ci sono infatti, i presupposti per una misura cautelare, essendo passati 35 anni dall’assassinio della pasticciera. Lui professa la sua innocenza.

Il delitto

L’omicidio della pasticciera avvenne la notte del 29 gennaio del 1991. Fu un delitto efferato perché la donna venne colta di sorpresa, con una bottigliata in testa, mentre stava confezionando un vassoio di paste. Per non farla gridare, l’assassino le infilò in bocca un reggitende.

Poi infierì su di lei con 22 coltellate, tra il collo e il seno. L’ultimo colpo fu così violento da reciderle la carotide. Dopo il delitto, l’omicida coprì il petto nudo della pasticciera con una vestaglia. Poi si dileguò, lasciando qua e là tracce del proprio sangue, tra cui anche nelle banconote del distributore di Biancade dove s’era fermato per fare benzina. A dare l’allarme per primo fu Zeno Vettorello, titolare di un negozio di colori.

I famigliari

«Siamo contenti, non sapevamo nulla dell’indagine. Dopo tanti anni è un riaprire qualcosa che ormai non ci aspettavamo più». Apprende la novità con stupore Gianni Fregonese, classe 1950, residente nel Veneziano, nipote di Sandra Casagrande e figlio di Bianca, sorella della pasticciera uccisa a Roncade. È il parente più stretto – in vita – di Sandra, assieme alla stessa Bianca, 102 anni il prossimo ottobre, oggi in casa di riposo a Quarto d’Altino.

Sembra quasi non crederci, Gianni, quando al telefono gli comunichiamo gli ultimi sviluppi sul cold case. Nella breve conversazione che ci concede, s’inserisce pure sua figlia: «Siamo contenti della svolta, ora attendiamo l’esito», si limita a dire la ragazza. Nella testa di Gianni, un vortice di pensieri. Negli ultimi giorni è stato colpito anche da un lutto familiare, la nuova indagine sul delitto di Roncade è anzitutto una vecchia ferita che si riapre. «Ricordi particolari della zia Sandra non ne ho, in quel periodo lavoravo lontano da casa e stavo a Brescia», spiega Fregonese, «la sera dell’omicidio mi trovavo invece in Friuli. Fui chiamato la mattina dopo: uno choc incredibile. Ora sono in pensione: nella mia vita ho fatto il direttore vendite per quattro aziende dolciarie».

Desiderio di verità

Proviamo a chiedere se abbia altre considerazioni da fare in questo momento di fortissime emozioni: «Sinceramente io e mia figlia vorremmo garantirci un po’ di privacy, spero possiate comprendere. Siamo stati appena colpiti anche da un lutto, valuteremo nei prossimi giorni se aggiungere altro».

Nella mente di Fregonese si fa largo, probabilmente, anche la battaglia per la verità portata avanti da sempre e con tenacia dalla madre Bianca. «Prima di andarmene da questa terra vorrei tanto vedere chi ha ucciso la mia adorata sorella», ha dichiarato in passato l’anziana, ora in casa di riposo dopo aver scavallato – da 19 mesi – il secolo di vita. Nel 2012 scrisse pure una lettera a papa Francesco. Due anni dopo, l’anziana fu ricevuta dal patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, invocando una risposta a un caso rimasto irrisolto per troppo tempo. Un caso che ha tormentato Bianca per oltre un trentennio.

 

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