Dopo 28 anni i Ris cancellano il delitto della bigliettaia della stazione: «Annalisa si è suicidata»
A 28 anni dalla morte della cinquantaseienne di Piove di Sacco Annalisa Cucchelli, chiarito il caso irrisolto. I carabinieri, rianalizzando la documentazione autoptica con le più avanzate tecnologie investigative, hanno stabilito che non si è trattato di una morte violenta

Non è stato un omicidio, ma un tragico suicidio. Si chiude così, dopo quasi tre decenni, il presunto cold case sulla morte di Annalisa Cucchelli, la 56enne bigliettaia della stazione di Piove di Sacco trovata morta nel maggio del 1998 con venti ferite da taglio al collo.
Nessun maniaco, nessun assassino dietro quella tragedia che, all’epoca, fece scalpore. I carabinieri del Ris di Parma, rianalizzando la documentazione autoptica con le più avanzate tecnologie investigative, hanno stabilito che non si è trattato di una morte violenta per mano altrui: l’assenza di segni di difesa sul corpo della cinquantaseienne ha confermato che la donna si è tolta la vita da sola.
A spingerla al gesto estremo potrebbero essere stati alcuni ammanchi scoperti nell’ufficio in cui lavorava, una situazione forse risultata per lei non più gestibile.
Unico punto d’ombra, in una vicenda ormai chiarita, la scomparsa nel 2012 del coltello dall’ufficio reperti del tribunale. Un coltello che aveva fatto parlare di «una donna sgozzata in casa». Ecco perché il pm padovano Sergio Dini, che si è occupato degli ultimi sviluppi del caso, si prepara a chiedere formalmente l’archiviazione del procedimento penale aperto per omicidio.
La tragedia
È il 14 maggio 1998 quando intorno alle 11 Annalisa Cucchelli viene vista entrare in banca. Da tre giorni era malata nella sua casa, in via Valerio 11 a Piove. Un’ora più tardi rincasa. E, da quel momento, nessuno la vede o sente più. Intorno alle 13.30 il suo telefono fisso segnala la linea occupata: lo dirà la zia Vittorina che aveva provato e riprovato a contattare la nipote. Lo fa anche il medico fiscale che, non ricevendo risposta, consegna alla vicina di casa i moduli da far compilare alla signora Cucchelli.
Pure la vicina prova a bussare fino all’ora di cena. Niente da fare. Così la donna chiama il nipote che, con una copia delle chiavi di casa della zia, apre la porta: Annalisa è a terra, nell’atrio del suo appartamento, in una pozza di sangue.
Accanto al corpo l’apparecchio telefonico trascinato nella caduta insieme a un vaso di fiori; poco più in là un coltello da cucina.
Nessun segno di lotta in una casa che appare in perfetto ordine. Nessun segno di effrazione. Annalisa è stata ferita da una ventina di coltellate alla gola inferte dal basso verso l’alto, tutte non mortali tranne un fendente che le ha reciso l’arteria carotidea.
L’inchiesta
La procura non ha dubbi, si è trattato di un omicidio. Probabilmente da parte di una persona che Annalisa conosceva. Forse la donna aspettava qualche visita? O forse era stata sorpresa da qualcuno – a lei noto – che aveva suonato il campanello e, appena entrato, si era scagliato contro di lei? E perché? Di sicuro non a scopo di lucro: in camera da letto c’era una busta con 500 mila lire ritirate in banca nella mattinata.
A finire tra i sospettati, anche il fratello finito in carcere alcuni mesi prima nell’ambito di un’indagine per spaccio. Negli ultimi tempi, Annalisa chiedeva soldi a tutti, compreso il suo medico curante, al punto da accumulare un debito di un centinaio di milioni.
Non solo. In quel periodo sarebbero emersi ammanchi nella biglietteria della stazione ferroviaria dove lavorava. Tuttavia l’inchiesta non porta a nulla. Nel 2012 quando i carabinieri riprendono in mano gli accertamenti per esami nuovi e specifici sul coltello con l’obiettivo di individuare le impronte dell’assassino (accertamento con la tecnologia passata impossibile perché era troppo insanguinato), non si va da nessuna parte.
L’arma risulta sparita dall’ufficio corpi di reato, forse distrutta in occasione di una prima archiviazione del caso. I delitti irrisolti, comunque, non sono mai dimenticati. Con lo sviluppo delle Scienze forensi, vengono via via ripresi in mano. È accaduto alcuni mesi fa per la morte di Annalisa Cucchelli.
Ed è in quest’occasione che i militari del Ris ribaltano ogni ipotesi iniziale forti dei più moderni accertamenti tecnici. E arrivano alla conclusione: nessun omicidio. Fu un suicidio.
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