Giovanni Zaramella, quattro record mondiali ma niente Paralimpiadi: «È il mio sogno»
Il velocista di Cittadella (Padova) con sindrome di Down ha conquistato 28 titoli italiani, cinque europei e quattro mondiali. Ma non può partecipare ai Giochi: «Non capisco il senso di questa esclusione»

Una parete di medaglie, di successi, di record segnati in pista e pure contro i pregiudizi.
A soli 19 anni Giovanni Zaramella vanta un palmarès straordinario, costruito in Italia e sui palcoscenici internazionali più importanti.
Velocista con sindrome di Down, ha accumulato una bacheca di trofei che ricopre diversi metri quadrati fra attestati e coppe. Ma qualcosa manca: «Il mio sogno sono le Paralimpiadi, non capisco il senso di questa impossibilità a partecipare».
I record
Vulcanico, con un’energia contagiosa e una verve agonistica eccezionale, Giovanni continua a riscrivere la storia dell’atletica delle persone con disabilità: il giovane talento di Cittadella – che ha fatto della sindrome di Down una forza – a maggio ha conquistato il record del mondo nei 1.500 metri, aggiungendo un altro straordinario tassello a una carriera già ricca di successi internazionali.
Con questo nuovo primato salgono a quattro i record mondiali firmati dall’atleta veneto, dopo quelli ottenuti negli 800 metri e nelle staffette 4x100 e 4x400.
Quattro record che raccontano la crescita continua di uno degli atleti più promettenti dello sport inclusivo italiano. Il palmarès di Giovanni è però ancora più ricco: in carriera ha conquistato 28 titoli italiani, cinque campionati europei – tre in Italia e due in Polonia – e quattro titoli mondiali, con due trionfi in Australia e due in Spagna. A questi risultati si aggiungono le due medaglie d’oro ai Trisome Games in Turchia e le due vittorie al Golden Gala di Roma.
L’allenatrice fondamentale
Dietro ogni grande atleta c’è una squadra. Nel percorso di Giovanni un ruolo fondamentale lo ha Lucia Bano, la sua allenatrice all’Aspea Padova. È stata lei ad accompagnarlo nella crescita tecnica e sportiva, costruendo un percorso basato non soltanto sulla preparazione atletica, ma anche sulla fiducia e sulla conoscenza delle caratteristiche dell’atleta.
Dall’Aspea traspare tutta l’emozione per risultati che vanno oltre il dato sportivo: «Il successo di Zaramella rappresenta una vittoria che va oltre il dato sportivo: è il simbolo del lavoro quotidiano che svolgiamo con passione e dell’importanza di investire nello sport inclusivo come strumento di crescita, autonomia e realizzazione personale». Oltre a Bano, nel percorso di Giovanni c’è anche Sergio Ambrosi, preparatore per gli 800 metri, figura importante nella costruzione della sua crescita sulle distanze più impegnative.
I libri del padre
Accanto alle imprese sportive di Giovanni c’è il lavoro del padre Matteo, che ha scelto di raccontare questa esperienza attraverso due libri. Il primo, Corro ergo sum – Storia disordinata di Giovanni atleta paralimpico, pubblicato nel 2023, racconta il percorso umano e sportivo del figlio, mettendo insieme vittorie, difficoltà, emozioni familiari e il valore educativo dello sport. Il 21 marzo dello scorso anno è invece uscito il secondo volume, intitolato L’ItaGlia chiamò siiì, in cui si intrecciano amore, sport e impegno civile.
«Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele», scrive Matteo citando Seneca, una frase che descrive perfettamente il viaggio di Giovanni, un ragazzo che ha trasformato ogni ostacolo in una spinta per correre più veloce.
Il titolo stesso è un messaggio potente: quella “G” in più, come il cromosoma in più della sindrome di Down, ricorda che la natura, a volte, aggiunge qualcosa di inaspettato, e quella stessa aggiunta può diventare una straordinaria ricchezza.
Il sogno paralimpico
Nel libro Matteo denuncia anche quella che considera un’ingiustizia: «Inaccettabile che un atleta con sindrome di Down non possa partecipare alle Paralimpiadi, né essere ammesso nelle squadre militari o civili dello Stato». Una battaglia che padre e figlio combattono insieme. Matteo è tornato sul tema anche al rientro dai mondiali in Australia, nell’ottobre del 2025, parafrasando la canzone di De Gregori: «W l’Itaglia degli atleti agonisti con disabilità intellettivo relazionale che sono andati fino in Australia a conquistare 41 medaglie, a far risuonare 20 volte l’inno di Mameli, a stabilire 8 record del mondo, a primeggiare nella classifica generale per nazioni».
Ma, aggiunge Matteo, «nessuno delle Istituzioni è venuto ad accoglierli di rientro a Fiumicino». E poi ancora: «W l’Itaglia degli atleti con disabilità intellettivo relazionale che non hanno permessi retribuiti».
Una condizione che coinvolge anche le famiglie, «che si accollano gli oneri della loro attività sportiva e preparazione», mentre a questi atleti non è ancora permesso accedere ai gruppi sportivi civili e militari dello Stato.
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