Franco Baresi, il capitano che insegnava il valore della squadra: l’ultimo messaggio allo Sport Business Forum
Allo Sport Business Forum di Belluno organizzato dai quotidiani Nem al Teatro Buzzati, aveva raccontato la sua storia fatta di leadership, rispetto per gli avversari e fedeltà a una sola maglia

È morto Franco Baresi. Lo storico capitano del Milan e della Nazionale si è spento nella notte tr ail 30 e il 31 luglio a 66 anni, a causa delle conseguenze di un nodulo polmonare che lo aveva colpito nel 2025.
Nel settembre 2024, ospite della prima edizione dello Sport Business Forum di Belluno organizzato dai quotidiani Nem, insieme ad Arrigo Sacchi e Daniele Massaro, aveva mostrato ancora una volta lo stile che lo ha sempre contraddistinto: poche parole, tutte pesate.
Sul palco del Teatro Buzzati, davanti a una platea gremita, aveva ripercorso alcuni dei momenti più significativi della sua carriera. Un'occasione che oggi assume un significato diverso, e che vale la pena ripercorrere.
L'incontro con Massaro e Sacchi
Baresi, Massaro e Sacchi avevano ripercorso la storia delle grandi competizioni calcistiche, i trionfi europei, il ritorno ai vertici del club dopo gli anni bui, lo scudetto conquistato in sorpasso nel maggio 1988. Teatro Buzzati era straripante.

Fu proprio durante quella serata che Franco aveva mostrato la stessa sobrietà che lo aveva reso celebre in campo: poche parole, sempre misurate.
Interrogato sul Var e su come il mondo del calcio stesse cambiando, aveva offerto un giudizio netto ma non privo di rimpianto per il calcio di un tempo, osservando che la tecnologia è corretta ma toglie qualcosa all'intensità del gioco. Un'analisi che Massaro aveva completato con ironia, ricordando quante partite si sarebbero chiuse anzitempo se il Var fosse esistito già negli anni della loro carriera.
Il rispetto degli avversari
Ma non è tutto. A raccontare la statura di Baresi in campo era stato lo stesso ex vicedirettore Nem Giancarlo Padovan, citando un celebre aneddoto attribuito a Jorge Valdano: durante le sfide di Coppa dei Campioni, i giocatori del Real Madrid non seguivano il pallone, ma tenevano gli occhi puntati su di lui, sulla maglietta di Franco Baresi, riconoscendolo come il vero riferimento della squadra avversaria. Un rispetto che Franco, secondo il racconto, ricambiava con un sorriso ogni volta che un attaccante rivale cadeva in fuorigioco.

Massaro aveva aggiunto un altro tassello a questo ritratto, ricordando come al compagno di squadra bastasse uno sguardo, in campo come nello spogliatoio, per farsi capire e per guidare il gruppo.
Un'eredità che va oltre il calcio
Nel corso di quella indimenticabile serata fatta di glorie intramontabili, come spesso accadeva quando Baresi e i suoi compagni di un tempo si ritrovavano a parlare pubblicamente, il discorso calcistico aveva finito per intrecciarsi con quello sociale: il valore del gruppo, la fatica di fare squadra in un Paese percepito come individualista, la lezione di disciplina e di lealtà a una sola maglia per tutta la carriera.
Franco Baresi era anche questo: il gioco del pallone anche fuori dal campo.
Con la sua scomparsa il calcio perde non soltanto uno dei più grandi difensori di tutti i tempi, ma un esempio di professionalità, sobrietà e appartenenza. Valori che hanno attraversato un’intera carriera e che continueranno a rappresentare il lascito più prezioso di un capitano entrato per sempre nella storia del Milan e dello sport italiano.
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