Maurizio Ganz racconta Baresi tra gol storici e leadership: «Umiltà e personalità, meritava il pallone d’oro»
Le battaglie con l'Atalanta e l'Inter, il lavoro condiviso nel Milan e la visita in Val Canale: il tributo al leggendario numero 6 rossonero

Avversario, compagno di squadra col Milan Glorie a fine carriera, dirigente quando allenava la formazione rossonera femminile. Maurizio Ganz ha avuto modo di conoscere Franco Baresi in tre momenti diversi della sua vita.
E il ricordo del friulano, classe 1968, sulla leggenda del Diavolo, scomparsa lo scorso venerdì, fa venire i brividi: «Una persona di un’umiltà estrema e un giocatore straordinario. Meritava il Pallone d’Oro», afferma l’ex attaccante di Inter e Milan, nato a Tolmezzo ma cresciuto calcisticamente a Tarvisio. Proprio in Val Canale, nel 2017, Ganz era riuscito a portare Kaiser Franz in occasione di un’edizione del suo camp, un evento che da tanti anni fa parte delle estati friulane.
Maurizio, da dove partiamo?
«Ho dei grandi ricordi di Franco, non solo da avversario. Lui aveva smesso nel 1997 (quando Ganz era ancora nel pieno della sua attività, ndr). Ci ritrovammo compagni di squadra nel Milan Glorie alla fine della mia carriera, perciò dopo il 2007. Ho giocato con lui: ritengo sia una grande cosa. Quindi lo ritrovai sotto un’altra veste, quella di vice-presidente onorario del Milan. Al tempo ero alla guida della squadra rossonera femminile, un incarico che ricoprii per quattro anni. A Milano ho frequentato molto Franco».
Parliamo del Baresi giocatore, uno dei difensori più forti della storia del calcio: era insuperabile come sostengono tanti?
«Era difficile superarlo. Innanzitutto era veloce. Inoltre capiva prima lo sviluppo del gioco e le intenzioni del suo avversario. Sapeva mettersi bene col corpo, sapeva quando sfruttare l’anticipo, quando era necessario fermarsi oppure scappare».
Il manuale del difensore. Meritava il Pallone d’Oro, secondo lei? È un pensiero comune.
«Per me sì. Lui è stato un calciatore straordinario. Quando parli di Franco Baresi, tutto il mondo sa chi è».
A proposito sui propri social l’hanno omaggiato attaccanti straordinari come Romario e Stoichkov, con cui ha battagliato da difensore del Milan e della nazionale. Non l’hanno fatto solo i suoi compagni di squadra, giocatori leggendari anche loro come Maldini e Costacurta.
«A proposito di quest’ultimi due, è proprio vero ciò che hanno detto di Franco. Era un capitano silenzioso. Gli era sufficiente uno sguardo per dirigere la difesa. Capitava lo stesso anche quando giocava con il Milan Glorie: bastava un cenno. L’avevo però già notato quando giocavo contro di lui: vedevi i suoi gesti e i suoi sguardi. Comandava con grande facilità».
Eppure un Ganz all’esordio in serie A, nella stagione 1992-1993, fu protagonista al cospetto del grande Milan. A Bergamo, con la maglia dell’Atalanta, realizzò il gol dell’1-1 in una gara di serie A. Nella difesa avversaria c’era Baresi.
«Papin firmò la rete dell’1-0 per i rossoneri quando mancavano cinque minuti al termine della partita. Loro stavano ancora festeggiando. Battemmo il calcio d’inizio e poco dopo Perrone riuscì a trovarmi e firmai il gol dell’1-1. Venne giù lo stadio: eravamo sotto e in più fummo capaci di segnare a quella difesa. E sempre in quella partita guadagnai un calcio di rigore proprio per una spallata di Baresi (Rossi neutralizzò successivamente il tentativo di Rambaudi, ndr). L’aspetto curioso è che la settimana prima battemmo sempre a Bergamo la Juventus e a segnare fummo Perrone ed io. Non fu però quella la prima volta in cui affrontai Baresi: la prima risale a un’amichevole del 1991 tra il Milan e il Brescia, con cui militavo al tempo».
Un altro aneddoto calcistico la lega a Kaiser Franz: lei segnò nell’ultimo derby giocato dal capitano, datato 13 aprile 1997. Lei era all’Inter, la rete arrivò a inizio ripresa, quando il difensore del Milan era già uscito.
«Ricordo quel gol, lo firmai di testa».
Baresi si ritirò al termine di quel torneo, mentre lei passò in rossonero pochi mesi dopo. Il rapporto con lui era talmente buono, che fu capace di portarlo in Friuli vent’anni dopo…
«Certo, al mio Camp di Tarvisio. Era il 2017. Franco rimase qui per due giorni. Ero veramente contento di essere riuscito a portarlo sia per la nostra regione, sia per Tarvisio. Ricordo con noi c’erano anche Beppe Bergomi (grande amico di Ganz, ndr) e Moreno Torricelli (ex difensore della Juventus, ndr)».
Che ricordo ha della persona Baresi, invece?
«Aveva un’umiltà estrema e un’enorme personalità».
Cosa ha pensato non appena l’ha raggiunta la notizia della sua morte?
«Ho vissuto molto Franco. Ci si incontrava a Milano. E quando guidavo la squadra femminile del Milan, lui aveva visto anche alcune delle nostre gare. In questi ultimi anni sono scomparsi alcuni ex giocatori, tra gli altri anche Igor Protti. Non pensi mai possa andare via una persona così giovane, poi un ex atleta professionista».
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