Yeboah e l’emozione di giocare contro il paese in cui sei nato

Dall’Emirates al Penzo fino ai Mondiali: John Yeboah, attaccante del Venezia, guida l’Ecuador e conquista i tifosi arancioneroverdi tra emozioni, lacrime e una nuova sfida contro il Messico

Roberto Ferrucci
John Yeboah
John Yeboah

C’è chi tifa per l’Olanda, perché ha l’età per aver visto prima Cruijff e Neeskens e poi Gullit e Van Basten e sa che gli orange sono in credito di almeno due titoli mondiali. C’è chi tifa Argentina perché con Maradona e Messi non sbagli mai, e chi il Brasile perché è il Brasile e poi ora in più c’è pure Ancelotti a guidarli.

Poi ci sono quelli che tifano direttamente per i giocatori delle proprie squadre. Gli interisti, per esempio, Lautaro (Argentina) e Dumfries (Olanda), i milanisti Rabiot (Francia) e Modric (Croazia) e via così. Siamo noi italiani, ci consoliamo in questo modo, per interposta nazionale, abituati da tre mondiali a sceglierci le squadre per cui tifare attraverso strani arabeschi emotivi. Quest’anno, a Venezia, i tifosi arancioneroverdi hanno una nazionale diversa, poco “tradizionale”, da supportare. L’Ecuador.

Ci gioca il numero 10 del Venezia, John Yeboah, uno dei protagonisti della promozione in serie A di una squadra indimenticabile, che ha proposto di gran lunga il calcio più bello della serie B. Nella Tricolor, come i tifosi chiamano la loro nazionale, Yeboah veste la maglia numero 9.

Nel maggio scorso, durante la conferenza stampa finale, dopo la vittoria al Penzo contro il Palermo, Yeboah aveva parlato dei mondiali. Ancora non era sicuro della convocazione, poi arrivata puntuale. Ma, soprattutto, ha parlato dell’emozione che avrebbe provato se avesse giocato contro la Germania. E contro la Germania, sere fa, è sceso in campo da titolare, lui, nato e cresciuto ad Amburgo e che fino agli under 20 ha giocato nelle nazionali giovanili tedesche. Poi ha scelto il suo Paese di origine.

Certo, non si può ignorare il fatto che nello squadrone tedesco, difficilmente il pur ottimo Yeboah avrebbe potuto trovare spazio. Però quella sera di maggio, davanti a telecamere e giornalisti, l’emozione del numero 9 della Tricolor era spontanea, autentica. E si è lasciato andare, immaginando di giocarla, poi, quella che per lui sarebbe stata la partita dell’anima. Un’anima che, sere fa, era di sicuro divisa in due. Si può solo immaginare che cosa abbia provato John Yeboah quando si è affacciato nello stadio di New York, sfilando accanto a Neuer, a Wirtz, a Sané, ai giocatori di una delle nazionali che ambiscono a diventare campione del mondo.

Come si è sentito alla fine, lo abbiamo visto, durante i festeggiamenti per una vittoria insperata, le lacrime di gioia, dopo essere stato uno dei migliori in campo. Ora gli tocca il Messico, in una sorta di derby.

Un match equilibrato, e i tifosi del Venezia possono sperare di vedere il loro numero dieci addirittura agli ottavi, e sfidare poi, chissà, un’altra delle favorite. L’Inghilterra di Harry Kane. Intanto però, prima c’è il Messico, domani notte, alle 3. E se i tifosi del Milan potranno – ma lo faranno davvero? – dividersi fra Estupiñan e Gimenez, a Venezia, di sicuro faranno risuonare il coro che si alzava dalla curva sud, “Yeboah, Yeboah…”.

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