Addio all’angelo Berruti: campione dei 200 metri a Roma 1960, è stato l’eroe di un’epoca

Aveva 87 anni. In semifinale e in finale riuscì a battere ed eguagliare il record del mondo: il presunto flirt con la campionessa Wilma Rudolph spopolò durante i Giochi

Antonio Simeoli

L’angelo è volato via, lo sport italiano ha perso uno dei suoi più grandi interpreti. È morto a 87 anni Livio Berruti, il campione dei 200 metri alle Olimpiadi di Roma 1960. Di più, il simbolo di quei Giochi meravigliosi e di un’Italia che ce la stava facendo dopo la guerra. Era malato da tempo, se n’è andato a Torino sotto gli occhi amorevoli della moglie Silvia, sposata una trentina d’anni fa.

Berruti è stato un eroe di generazioni e generazioni. Per chi lo aveva visto e per chi ne ha sentito parlare da genitori e nonni. Perché quei giorni di Roma 1960 furono irripetibili. «C’era un’atmosfera magica in quella città e in quello stadio», ricordò proprio il vecchio campione pochi mesi fa prima di Milano-Cortina 2026, lui che nella sua Torino nel 2006 aveva poi portato la bandiera olimpica allo stadio.

Il 3 settembre del 1960? Le immagini di quella gara le avete viste tutti, si aprono con le colombe bianche in volo, poi la folla dell’Olimpico, Berruti che si presenta al via con gli occhiali da sole e scarpe bianche. Diverse da quelle indossate due ore, quando in semifinale strabiliò il mondo piazzando un 20’5” che era il nuovo record del mondo.

Sulla terra battuta, per un europeo, un tempo fantastico. Ma voleva fossero bianche come quelle di Owens a Berlino 1936. Aveva 21 anni Berruti. Gli inizi non furono per lui nell’atletica, bensì nel tennis. Avrebbe voluto giocare a tennis (tanto che sera dichiarato tifoso del torinese Sonego e ammiratore di Sinner). Invece, per caso, al Liceo Cavour, si trovò a sfidare e battere il più veloce della scuola.

Così, senza allenamento (caratterizzerà la sua carriera «io e lo stakanovista Mennea siamo come Platone e Aristotele», diceva sempre), un fulmine. Berruti così si ritrova alle Olimpiadi prima della finale da favorito. Gli avversari, specie l’americano Lester Carney sono fortissimi. Ma anche dilaniati dalla tensione. Che lui, fuoriclasse, stempera mettendosi a studiare per un esame di chimica che doveva dare all’Università di Padova.

E via allo sparo con una corsa elegante, perfetta, leggiadra sulla terra battuta. Primo, apoteosi. Record del mondo eguagliato.

Livio diventa l’eroe di una nazione. Entra nelle cronache rosa di quei Giochi per il suo flirt, si direbbe oggi, con la leggenda americana di quelle Olimpiadi Wilma Rudolph, tre ori e una grazia immensa. “Amore platonico” disse, ma quante volte abbiamo visto quella foto in bianco e nero dei due mano nella mano a fare shopping?

Dopo le Olimpiadi lo riportò a casa in Cinquecento un compagno di classe al Cavour e amico fraterno: Giampaolo Ormezzano. Che classe adesso lassù tra l’angelo e il mitico “gpo.”, Cassius Clay e Nino Benvenuti. Domenica al Mondiale Under 20 negli Usa 4 azzurri hanno vinto l’oro nella staffetta. È per te “angelo”. E da oggi agli Europei altri ragazzi faranno altrettanto.

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