Diomande e l’effetto Mondiale: tutte le spese folli per i giocatori che brillano nel torneo

Il giocatore ivoriano è arrivato al Mondiale da semisconosciuto, ma ora sarebbe vicinissimo a firmare con il Psg per circa 130 milioni di euro. Non è il primo caso: in passato diversi top club hanno acquistato a prezzi folli calciatori che si sono messi in mostra al Mondiale, ma non sempre la scelta si è rivelata azzeccata

Jacopo Sliepcevich
Yan Diomande durante una partita del Mondiale
Yan Diomande durante una partita del Mondiale

Non un semplice trampolino di lancio, quanto più uno Shuttle per arrivare sulla luna.

Il caso Diomande - ivoriano che è arrivato al Mondiale da semisconosciuto e che ora sarebbe vicinissimo a firmare con il Psg per circa 130 milioni di euro - è solo l’ultimo di una lunga (e costosissima) lista di giocatori esplosi sotto gli occhi di tutto il mondo. Specie dal punto di vista economico.
Perché la coppa del mondo è sempre stata così: la più grande vetrina possibile per un calciatore, a cui basta azzeccare un mese per avere la carriera spianata. Il classe 2006 del Lipsia è l’esempio perfetto: al termine di una buona stagione in Bundesliga, impreziosita da 12 gol, il suo valore di mercato, a fine maggio, si aggirava intorno ai 90 milioni (dati Transfermarkt). Sono bastate appena quattro partite per un incremento del 44%.

Tra gli economisti del calcio, questo fenomeno prende il nome di “World Cup premium”: Felice Raimondo - esperto di diritto e finanza sportiva - spiega come «la ricerca empirica su trasferimenti post-torneo mostra che i giocatori con prestazioni di alto profilo in un Mondiale vedono la loro valutazione salire tra il 15 e il 40% rispetto alla stima pre-torneo, indipendentemente dai dati di club della stagione precedente». Per chi compra in quella finestra, quel premio non è negoziabile: è già incorporato nelle richieste.

È un film già visto. Le squadre che hanno a disposizione grandi budget scrutano il mercato per puntellare la rosa, si innamorano dei protagonisti inattesi del Mondiale e parte l’asta.

Chiedere al Real Madrid, da sempre la regina di queste operazioni: nel 2010 i blancos saccheggiarono la Bundesliga, prelevando Özil e Khedira rispettivamente da Werder Brema e Stoccarda; poi nel 2014 toccò a Keylor Navas (che con i suoi miracoli aiutò il Costa Rica a superare il girone composto da Italia, Inghilterra e Uruguay) e James Rodiguez, che, sebbene in carriera si sia tolto più di una soddisfazione, non riuscì mai davvero a ripettare le aspettative dovute ai 75 milioni versati nelle casse del Monaco. Da citare anche Enzo Fernandez, che dopo la vittoria con l’Argentina nel 2022 fu acquistato dal Chelsea per oltre 100 milioni.

C’è poi un’altra categoria di giocatori, quelli che in ambito musicale si identificherebbero come “one hit wonders”: un solo grande momento di splendore, seguito da una carriera tra il mediocre e il dimenticabile.

I nomi si sprecano: Golovin fu al centro del mercato dopo il Mondiale in Russia e la spuntò il Monaco, che offrì 30 milioni; Marcos Rojo convinse lo United a puntare su di lui dopo la cavalcata fino alla finale nel 2014; senza parlare dei capi scuola Denilson (preso dal Betis per 30 milioni nel ’98, una cifra folle per l’epoca) e Diouf, protagonista in Corea nel 2002, flop totale al Liverpool. Vedremo in che lista finirà Diomande.

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