Marcio Amoroso torna a Udine per una grande festa: «Le Maldive? Per me la vacanza da sogno è il Friuli»

Il bomber brasiliano festeggia i 52 anni e il 30° anniversario di matrimonio dove tutto è cominciato: «Nel '96 mi davano dell'oggetto misterioso, ma sapevo che Zico non si sbagliava»

Massimo Meroi
Marcio Amoroso in redazione al Messaggero Veneto ©Foto Petrussi
Marcio Amoroso in redazione al Messaggero Veneto ©Foto Petrussi

Domenica è il compleanno (52), la prossima il 30º anniversario di matrimonio, pochi giorni dopo quello della sua presentazione in Piazza San Giacomo a Udine con Zico padrino. Marcio Amoroso torna dove «tutto è cominciato». «Per tanti la vacanza da sogno sono le Maldive, per me è il Friuli. Qui ho gli amici, si mangia e si beve bene, ci sono sia la montagna che il mare».

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Marcio, a quest’ora trent’anni fa stava preparando la valigia per l’Italia? Cosa ci ha messo dentro?

«Un sogno: quello di dimostrare di essere tornato il giocatore prima dell’infortunio. Averi dovuto andare al Barcellona, poi mi feci male al ginocchio e presero Ronaldo».

Prima di partire la decisione di sposarsi. Perché?

«Nella prima esperienza lontano dal Brasile ero andato solo in Giappone, con Rachele ero fidanzato da due anni e il matrimonio era stato fissato per dicembre: abbiamo solo anticipato di qualche mese».

Primo impatto con il Friuli?

«Arrivai a Ronchi con un volo da Milano. A prenderci c’era Toffolini, gran persona Lorenzo. Prima tappa Là di Moret dove io e mia moglie abbiamo vissuto tre mesi. Quando ero in ritiro ad Arta la famiglia Marini fece di tutto per coccolare mia moglie».

Il ritiro in Carnia la sorprese?

«Sì. Un po’ perché c’era pochissima gente, un po’ per la fatica. In Brasile non si faceva la preparazione. Dopo due giorni avevo dolori alle gambe e a fine allenamento mi immergevo nelle acque gelide del But».

Lei fece fatica solo durante la prima preparazione. Nelle amichevoli estive era sempre grande protagonista...

«Adesso lo posso dire. Durante le vacanze stavo fermo al massimo quindici giorni, poi mi allenavo e giocavo partite di beneficenza. Questo mi permetteva di entrare in forma subito. Capito perché al Trofeo Moretti i difensori di Juve e Inter faticavano a starmi dietro?»

La presenza di Zico in piazza il giorno della sua presentazione fu una bella responsabilità...

«È un gesto che lui non ha fatto né prima né dopo. Fu una bella responsabilità».

I primi tempi sono stati difficili. Cosa le dicevano i suoi compagni?

«Hanno sempre avuto tutti parole di incoraggiamento. I più esperti come Desideri e Stroppa, ma anche Rossitto e Poggi. Paolo in allenamento si rendeva conto che avevo delle qualità. Lui l’ho sempre considerato il compagno di squadra ideale: avrei voluto portarmelo dietro in tutte le squadre per la sua grande intelligenza calcistica».

Ma senza quella doppietta alla Fiorentina sarebbe veramente andato via da Udine?

«Sì, avevo trovato l’accordo con il Valencia. Gino mi avrebbe ceduto in prestito a gennaio, poi per fortuna la storia è cambiata».

In quei primi mesi difficili quanto è stata importante la vicinanza dei tifosi di Orsaria?

«Molto. Mi portavano sempre fuori di nascosto per farmi conoscere la mentalità della gente friulana. Io stavo bene in mezzo ai tifosi, dovevo solo trovare la chiave per entrare in sintonia con la squadra».

La critica non fu tenera con lei...

«Nell’armadietto dello spogliatoio avevo un articolo che parlava di “un oggetto misterioso portato da Zico”. Durante l’intervallo della gara con la Fiorentina, quando avevo già fatto doppietta, lo straccia e lo buttaio nel cestino e pensai: “Zico non sbaglia mai”».

Giochiamo un po’: ci fa l’Udinese migliore di sempre con i giocatori che ha visto all’opera?

«4-2-3-1: Handanovic in porta, difesa con Helveg, Bertotto, Calori e Jankulovski; in mediana Giannichedda e Walem, Poggi, Zico e Amoroso dietro a Di Natale. Questa squadra oggi vincerebbe lo scudetto».

Parliamo del Mondiale. Chi lo vince?

«La Francia. È nettamente superiore alle altre».

E la classifica dei cannonieri?

«Mbappè visto che il Mondiale lo vince la Francia».

Il pallone d’oro chi se lo porta a casa?

«Sarà una corsa a due tra Mbappé e Dembelè».

E il Brasile?

«C’è un ricambio generazionale, abbiamo un grande ct, ma ci sono nazionali superiori».

La squadra rivelazione?

«Mi sono piaciute le africane in generale».

Il miglior portiere?

«Vozinha di Capoverde».

Il difensore?

«Il nostro Marquinhos».

Il centrocampista?

«Dico Messi, così come attaccante metto Mpabbè».

E Amoroso cosa farebbe in questo Mondiale?

«Troverebbe un posto da titolare nel Brasile».

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