Da Vozinha a Nyland: così i portieri dei Mondiali diventano leggende o antidivi

Eroi, sconosciuti, leggende o incubi. Gli antidivi del Mondiale sono gli underdog della porta, gli estremi difensori delle nazionali improbabili o quelli che dal nulla sono diventati pilastri. Nyland della Norvegia è diventato l’incubo dei brasiliani, mentre Vozinha è il nuovo idolo dei social

Massimo Guerretta
Vozinha
Vozinha

Eroi, sconosciuti, leggende o incubi. Gli antidivi del Mondiale sono gli underdog della porta, gli estremi difensori delle nazionali improbabili o quelli che dal nulla sono diventati pilastri.

È quasi il caso di Orjan Nyland, il vero incubo dei brasiliani: saracinesca giù sul rigore di Bruno Guimaraes, altre due-tre salvataggi da urlo, prima che ci pensasse un suo compagno che fa la punta... Mentre Nyland è un portiere che ha sempre rincorso la titolarità, girando mezzo mondo: da un club scritto con le rune a Tokyo, dalla Korea alla Premier League, dalla Germania alla Spagna. Numero 1? Mai, o quasi. Ed è senza contratto, ha chiuso con il Siviglia: “accattevillo”.

L’indiscusso idolo social del momento invece è Josimar José Évora Dias conosciuto a livello globale con il nickname di Vozinha, che in portoghese significa “nonnina” ed era il modo in cui veniva bullizzato da bambino, perchè se ne andava a piangere dalla nonna ogni volta che lo prendevano in giro al parco. Che riscatto: non solo ha messo alla corde l’Argentina campione del mondo, cedendo solo nell’overtime, ma - meno poeticamente - su Instagram è passato da 50 mila followers a quasi 30 milioni dopo le sue parate da autentico fuoriclasse (che non è, of course) contro la Spagna. A 40 anni, la leggenda durerà poco.

L’antidivo per eccellenza, invece, è Luca Zidane. Ne scriviamo 20 anni dopo la celeberrima testata del papà Zizou a Materazzi: il secondogenito non ha i piedi del Pallone d’oro 1998, quindi gioca in porta. Per l’Algeria, terra degli avi. Coppa del Mondo non certo gloriosa: un paio di erroracci,un biscotto da 3-3 prima di riprendere l’aereo dopo lo 0-2 con la Svizzera.

Meglio, decisamente, Orlando Gill del Paraguay, il ragno che ha morso i tedeschi e che ora piace da morire al Torino ma che scaldava la panca al San Lorenzo, la squadra di Papa Francesco, e Ronwen Williams (Sudafrica), più che altro per le espressioni stralunate dopo ogni tiro respinto, un po’ lo Schillaci dei portieri.

E Gulliermo Ochoa? Lui sì è un mito, per i messicani: 12’ con contro i cechi, mentre all’Azteca ha salutato andando solo a centrocampo, commosso per l'ultimo saluto alla sua gente (ha 40 anni, è a fine corsa) dopo il ko con l’Inghilterra. Ci ricorderemo di lui (anche perchè ha giocato a Salerno) magari un po’ meno di Alireza Beiranvand? Estremo difensore dell’Iran, era destinato a fare il pastore: da bambino, il padre gli tagliava guanti e divise per costringerlo a concentrarsi sul lavoro. Fece il panettiere, il sarto e il lavavetri, prima di sfondare nel calcio. Un viaggio da cinema: gli fu dedicato "Beyro" film del 2022.

Ultimo appunto: non cambiate il potere per i rigori, a che serve? Al 119’ il ct australiano ha fatto entrare Ryan contro l’Egitto, togliendo Beach. «Non era una situazione preparata», ha detto l’uscente. Risultato: Ryan non ne becca uno, canguri a casa. Come, ahinoi, Donnarumma.

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