Sangue, silenzi e blocchi social: cinque storie su Arthur Fery, la splendida anomalia di Wimbledon
Chi è Arthur Fery (accento sulla Y)? La sua figura rappresenta qualcosa di totalmente nuovo per il tennis contemporaneo. Perché? Per cinque ragioni

Rivelazione assoluta di Wimbledon, qualificato clamorosamente per i quarti di finale, sta scardinando le gerarchie del circuito maschile. Chi è Arthur Fery (accento sulla Y)? La sua figura rappresenta qualcosa di totalmente nuovo per il tennis contemporaneo. Perché? Per cinque ragioni.
1) Un vero "Local Hero": è nato a un miglio dai campi
«Io vengo da un posto a cinque minuti da qui», ha detto in campo, subito dopo aver battuto Dimitrov. La sua è una favola a chilometro zero. Nato a Sévees, in Francia, è cresciuto a Wimbledon e ha frequentato la prestigiosa King’s College School, situata a solo un miglio dall'All England Club. Da bambino si allenava al vicino Westside Tennis Club. Ha raccontato che sentiva il boato del pubblico del Campo Centrale direttamente da casa sua. Sta letteralmente giocando nel giardino dei suoi sogni.
2) Il montepremi non gli serve
A differenza di molti colleghi che affrontano i primi anni di carriera con lo spettro delle spese di viaggio, Fery gioca solo per la gloria. Suo padre, Loïc Fery, è un facoltoso finanziere londinese e presidente del club di calcio francese dell’FC Lorient. La sua spinta interiore non è la necessità finanziaria, ma una feroce e intima ambizione agonistica.
3) Tappi per le orecchie contro le provocazioni
Nel match di primo turno contro Damir Džumhur, l'avversario ha iniziato a contestare duramente una chiamata dell'arbitro, provando a trascinare il britannico nella polemica. Fery ha risposto con una maturità glaciale: ha estratto dalla borsa dei tappi per le orecchie e li ha indossati per isolarsi dal caos. Sa prendersi cura della sua indipendenza psicologica.
4) Combatte contro le epistassi
Se serve una componente drammatica per il racconto, Fery la offre sul piano fisico. Durante il torneo – in particolare nella maratona di 4 ore e 38 minuti contro Zizou Bergs – ha dovuto lottare contro improvvisi e violenti attacchi di epistassi. Il sangue gli usciva dal naso, continuamente. Ha richiesto l'intervento del medico per tre volte mentre si trovava sotto 4-1 sia nel quarto che nel quinto set. Ha rimontato in entrambe le occasioni. E ha vinto.
5) Niente social, devo giocare
Essendo rimasto l'ultimo rappresentante del tennis britannico nel tabellone singolare, l'attenzione dei media del Regno Unito su di lui è diventata opprimente. Per preservarsi, Fery ha raccontato di aver disinstallato e bloccato tutte le applicazioni di social dal proprio smartphone, fino alla fine del torneo. Ha costruito la sua bolla e non ha crisi di astinenza.
A Londra giocano con il suo cognome e parlano di Ferytale, perché favola, in inglese, si dice fairytale e si pronuncia nello stesso modo. Il lieto fine c’è già stato. Questo è Arthur, l’inglese nato in Francia che può andare a Wimbledon a piedi.
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