Cesare Bozzetti, il velista veneziano tra Coppa America e Maxi 72: «La vela è il mio lavoro»
Cesare Bozzetti, pluricampione mondiale, ha da poco compiuto 55 anni. Ora si prepara a tre campionati del mondo: swan 50, dodici metri e Maxi 72: «L’obiettivo? Dare tutto quello che si ha, questa per me è la vera vittoria»

Cesare Bozzetti, è un velista veneziano che non ha bisogno di presentazioni. Pluricampione mondiale e con trascorsi in Coppa America, Bozzetti vive tra Bergamo, dove risiedono la moglie e la figlia, Venezia dove gestisce un hotel vicino a Rialto e il mondo delle regate. Velista professionista, socio benemerito della Compagnia della vela, ha compiuto 55 anni a giugno e ha trascorso tutta la vita in barca a vela, raggiungendo i massimi livelli.
Quando ha cominciato ad andare in barca a vela?
«Nel 1980, a 9 anni, mi sono iscritto al primo corso di vela in Compagnia della vela. Nei primi anni mi sono dedicato alle classi olimpiche. Poi sono passato alla barche d’altura, raggiungendo un livello che mi ha regalato grandi soddisfazioni».
Come riesce a conciliare la famiglia e le regate?
«Per me le regate sono un lavoro. Mia moglie e mia figlia sono le mie prime tifose. Con loro c’è un accordo, finché ci sono i risultati mi concedono di dedicarmi alle regate».
Come sta andando la stagione?
«Direi molto bene. Non abbiamo sbagliato una regata, nonostante abbia gareggiato in campionati e classi differenti. Sono 4 anni che centro tutti gli obiettivi, merito anche di team d’eccellenza. Quest’anno ho vinto con Hatari la tappa di San Bonifacio del circuito Swan 50, poi a Sorrento con Jolt il campionato europeo dei Maxi 72, poi una regata con il 12 metri Kookaburra II di Patrizio Bertelli e con Django ci siamo aggiudicati la Loro Piana Giraglia».
Prossimi impegni?
«Tre campionati mondiali, rispettivamente con lo swan 50, il 12 metri e il Maxi 72».
Ovviamente l’obiettivo è vincere.
«Ritengo che l’obiettivo che bisogna darsi sia quello di dare il meglio che uno può dare. Per me la miglior vittoria è aver dato il massimo al mio team. Chiaro che se ognuno del team dà il suo massimo potenziale e hai un pizzico di fortuna la vittoria viene da sé».
Cosa vuol dire far parte di team d’eccellenza mondiale?
«Quando sei giovane devi acquisire esperienza, man mano che cresci è necessario che tu dia il massimo delle aspettative, altrimenti a questi livelli ti cambiano e trovano qualcun altro. A me, piace ancora buttarmi nella mischia e cercare lo stimolo per essere sempre al pari delle aspettative».
Veniamo alla Coppa America. Le piacerebbe tornare su qualche team?
«La Coppa America attuale è per giovani, per un altro tipo di velisti. Io sono un velista “tradizionale”. La mia Coppa America è navigare con i Maxi 72. È in quel contesto che trovo il massimo valore. Per me la vela è manovre, strambate, issate. Nelle barche attuali di Coppa America non saprei come girarmi».
Quale sarà il futuro della vela?
«Non si tornerà indietro, perché anche nel mondo olimpico è tutto foil tranne i laser. I giovani vogliono l’adrenalina, la velocità e scoprire qualcosa di nuovo. La vela classica è ormai conosciuta. Io stimo molto chi si avvicina al mondo del foil, ma ripeto, sono un velista tradizionale e difendo la vecchia scuola. Loro vogliono volare, io preferisco stare sopra l’acqua. Lascio ai giovani sperimentare questa nuovo concetto di vela».
Lei sarà a Napoli a seguire Luna rossa?
«Certo. Sono il primo tifoso di Luna rossa. È un team molto forte. Hanno esperienza e giovani molto talentuosi».
Riproduzione riservata © il Nord Est








