Il tennis, le scommesse e l’incubo minacce. Furlan: «Pugno duro contro i colpevoli»

L’ex coach di Paolini dopo la denuncia choc di Berrettini: «Gli interessi sono enormi ma bisogna salvaguardare gli atleti». Giocati 21 milioni di dollari durante la gara Cobolli-Comesana

Paolo Baron
Renzo Furlan
Renzo Furlan

 

Giocatori e giocatrici (e i loro familiari) minacciati di morte. Malori in campo. Infortuni che pregiudicano la carriera. Un calendario che non permette riposi. Il tennis non sembra passarsela così bene, il tennis è più vivo che mai. Soprattutto quello italiano.

A far rumore in queste ore sono le dichiarazioni di Matteo Berrettini che a New York ha denunciato che suo fratello ha ricevuto un messaggio sul telefono cellulare con minacce di morte alla sua famiglia. E gli esempi di professioniste azzurre presi di mira non mancano: da Lucrezia Stefanini a Martina Trevisan. Il problema riguarda i circuiti maggiori ma anche quelli minori.

Per esempio, Wta e Itf nel 2024 hanno registrato oltre 400 giocatori presi di mira e quasi 2 minacce su 5 riconducibili a scommettitori. Tanto per dare un dato: sull’incontro di primo turno tra Cobolli e Comesana il volume delle puntate è stato impressionante: 8 milioni di dollari alla fine del terzo set, 14,9 del quarto, 17,1 a inizio del quinto, fino al picco di 21,7, secondo la denuncia del sito di tennis, Bounces, che ha annotato che le scommesse sulla partita del primo turno sono state quasi quattro volte il premio in denaro del vincitore: 5,5 milioni di dollari. Tra l’altro da quest’anno Us Open registra la partnership di Kalshi, colosso delle scommesse di cui Don Trump Junior è consulente strategico.

«Il problema delle minacce esiste ed è giusto intervenire con fermezza», risponde Renzo Furlan, 56 anni, trevigiano di Conegliano, miglior giocatore italiano degli anni Novanta, allenatore vincente, ex coach di Jasmine Paolini che ha portato al numero 4 della classifica Wta nel 2024 e ora opinionista Sky. Furlan analizza tutte le criticità che affliggono il tennis moderno («il tennis sta benone soprattutto quello italiano»), chiudendo con il suo pronostico sugli Open statunitensi.

Furlan, ha letto di Berrettini e le minacce degli scommettitori. Che ne pensa?

«Bisogna essere determinati per contrastare il più possibile ed eliminare il fenomeno. Il volume delle scommesse che girano attorno allo sport è enorme. Ma qui non stiamo parlando di scommesse. Qui si parla di barare. Di minacce. Di reati. Serve una strategia per essere efficaci. E punire severamente i colpevoli. Gli atleti hanno solo il compito di dare il massimo in campo».

Si dice che il problema sia più esteso se si scende di categoria, nei challenger più che in Atp o Wta…

«Non ho dati a disposizione per cui non sono in grado di dare un giudizi su questo».

Il tennis sembra soffrire anche per troppi impegni. Che poi si traducono in malori in campo e infortuni. L’ex direttore sanitario del J-Medical di Torino dice che un atleta ha bisogno di tre giorni per recuperare e i calendari troppi fitti non consentono una programmazione.

«Vero che c’è più stress rispetto a prima. Stress dovuto anche al cambio di palline da torneo a torneo e dalle superfici diverse. Ma anche le tecniche di recupero sono più evolute, pensiamo alla crioterapia. Il numero di tornei sono sempre quelli. Diciamo che i top player hanno più facilità a programmare. Chi è dietro e deve scalare la classifica può scegliere meno quanto giocare».

E il tennis italiano come sta? «Anche senza Sinner gli azzurri in campo stanno dicendo la loro. Cobolli ha fatto un partitone con Comesana, Sonego ha perso solo al quinto set contro Zverev dopo 4 ore e 52 minuti di battaglia. Il tennis italiano sta vivendo un momento d’oro. Cobolli e Musetti, ma anche Darderi hanno grandi chance per andare avanti. Cobolli ha fatto una partita bellissima. E Musetti ha giocato alla Musetti. Senza Sinner e con Alcaraz al rientro chi è in gara deve giocarsi tutte le carte per fare bene».

E in femminile?

«Il derby Paolini-Stefanini ci dice che comunque ci sarà una azzurra al terzo turno. E questo è un bene. Secondo me nel tennis azzurro femminile si può fare di più. Ovvero guardare alle 2006, ma anche alle 2008 come Tyra Grant, grande promessa».

Favorito agli Us Open?

«Beh, Zverev su tutti. Poi vedo bene la nuova generazione: Aliassime, Cobolli, Jodar. Dico per ultimo Alcaraz solo perché non si è mai visto un giocatore fermo 5 mesi per infortunio vincere uno slam al rientro. Sarebbe un’impresa».

Fra le donne?

«Su questa superficie Sabalenka, Rybakina, Pegula e Gauff».

 

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