Airale e la sfida alla velocità mondiale: «Amy Hunt ha la stoffa per vincere. E io pronto per l'Italia»
Il tecnico torinese fa il punto dopo i successi di Birmingham e in vista della Diamond League a Losanna: «Jacobs resta al top, Doualla talento da proteggere»

Next stop: l’oro olimpico nei 200 metri. Che sia a Los Angeles 2028 o Brisbane 2032. Amy Hunt ha i piedi per terra, ma corre veloce. Come il suo allenatore, il torinese Marco Airale. Il coach, che vive e allena a Padova la sua allieva, guarda avanti.
I quattro ori conquistati a Birmingham nei 100, 200, 4x100 e 4x100 mista sono un ricordo per l’allenatore.
«La vittoria olimpica sul mezzo giro di pista? Non è impossibile: ci proveremo», afferma il 36enne torinese prima di partire per Losanna, dove venerdì l’inglese è sui blocchi di partenza dei “2” nella tappa di Diamond League.
Airale, si aspettava ben quattro vittorie da parte di Hunt?
«Attendevo due ori individuali, soprattutto quello dei 200 era necessario. Se, come lei, sei seconda al mondo, deve esserci la capacità di vincere l’Europeo. Chapeau a Amy, invece, per aver dichiarato inizialmente di puntare a quattro successi. È un’affermazione tosta. Nei 100 era tra le più forti, ma arrivare davanti a tutte non è facile. Le staffette sono un terno al lotto: io devo mettere gli atleti nelle migliori condizioni possibili. È riuscita a vincere. E con lei un’altra sprinter che alleno, Imani Lansiquot».
Quali i pregi di Hunt?
«A questo livello tante hanno talento. Lei ha voglia di vincere. Alcune atlete vogliono correre veloce: per me, questo aspetto, arriva col vincere. Non il contrario».
E i difetti?
«Dovrei pensarci. La testardaggine, ma è una qualità necessaria per imporsi».
Su cosa, allora, c’è da lavorare per compiere un ulteriore passo avanti?
«È una atleta che tutti vorrebbero allenare. Io penso che solo lei possa essere il grande rivale di se stessa. Per spronarla, devo fare io contro il suo allenatore! A livello atletico devo dire che serve lavorare sui primi venti metri, sia nei 100, sia nei 200. Credo sia difficile farlo, ma è il nocciolo per farla diventare una sprinter di super élite».
Perché il livello europeo è una cosa, quello mondiale e olimpico rappresenta un altro pianeta vista la presenza delle statunitensi e delle caraibiche.
«Le gare più importanti sono i mondiali, i Giochi Olimpici e i meeting della Diamond League».
L’ultima sprinter europea a imporsi ai Giochi nei 200 metri è stata Barbel Wockel a Mosca nel 1980. Aveva vinto anche a Montreal 1976. Dafne Schippers nel 2016 sfiorò l’impresa arrivando seconda. Amy Hunt può a Los Angeles 2028 interrompere il dominio di caraibiche e statunitensi che dura dal 1984?
«L’oro nel mezzo giro di pista non è impossibile. La sua velocità di base gli permette di poter vincere, che sia nel 2028 oppure a Brisbane nel 2032, quando avrà compiuto 30 anni. Ci proveremo. Deve migliorare la prima parte, quei venti metri di cui parlavo. L’obiettivo è quello. Anche il record europeo (21’’63 di Dafne Schippers, ndr) è battibile. Il passaggio ai 100 metri non è così distante. L’oro nei 100 metri è invece difficilissimo. Bisogna correre in 10’’70 e oggi siamo distanti».
Uno sguardo in casa Italia. Sette medaglie a Roma nella velocità, una a Birmingham: è un settore in crisi?
«Siamo in una fase di cambiamento generazionale, non parlerei di controprestazioni. Intanto parto da Marcell Jacobs e spezzo una lancia a suo favore: l’oro olimpico nei 100 metri rappresenta l’apice dell’apice. Riferendomi agli Europei, dico da allenatore che a 32 anni è difficile che funzioni tutto al meglio. Il piccolo infortunio che ha accusato in finale ci sta. Certo, era il favorito per il successo, e non avrebbe avuto alcun problema a vincere. La medaglia, di bronzo, assieme a Timothé Mumenthaler, che alleno io, l’ha conquista nei 200 Desalu, che ha 32 anni. Si sta muovendo una nuova generazione: Dezza, che ha centrato la finale dei 200, promette bene».
E il fenomeno dello sprint giovanile Kelly Doualla?
«È un talento incredibile, che sta cogliendo risultati eccezionali. Va accompagnata e protetta».
Marco Airale allena gli sprinter stranieri e vince. Non le piacerebbe diventare il responsabile della velocità azzurra in un futuro?
«Mi è stato detto di avere pazienza per lavorare con gli italiani. Sono a disposizione. Io non ho fretta. Intanto lavoro con gli stranieri».
Come si trova a Padova?
«Bene. È stata una bella scoperta. Voglio rimanerci, le prerogative ci sono: contiamo nel rinnovamento della pista del Colbachini, abbiamo bisogno. Dovrebbero rifarla quest’anno, incrocio le dita».
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