Sette principi azzurri per una Coppa del Mondo

Vent’anni fa a Germania 2006 l’ultima vittoria dell’Italia in un Mondiale. Riviviamo le sette partite scegliendo un protagonista per ogni tappa: da Iaquinta a Grosso passando per De Rossi, Inzaghi, Totti, Toni e Pirlo

Massimo Meroi
Mondiali 2006
Mondiali 2006

Vent’anni fa l’Italia di Marcello Lippi saliva sul tetto del mondo. Il 9 luglio del 2006 a Berlino gli azzurri battevano in finale la Francia ai calci di rigore e facevano impazzare il nostro Paese. Il ricordo fa ancora più effetto oggi che si sta giocando un Mondiale al quale facciamo da spettatori per la terza edizione di fila. Siamo andati a rivivere le sette tappe che portarono a quel trionfo scegliendo un protagonista per ogni partita.

Italia-Ghana 2-0: Iaquinta

Il 9 giugno è il giorno dell’esordio. L’aria è stata pesantina durante il ritiro di Coverciano, Calciopoli è appena scoppiata e in molti avevano chiesto che non venissero convocati gli juventini. Il Ghana non è una squadra banale: ci sono gli ex udinesi Asamoah Gyan e Appiah, Kuffour da dieci anni difensore del Bayern Monaco.

Eppure sarà proprio una sua indecisione che spianerà la strada agli azzurri. Lippi sceglie la formula con il doppio centravanti (Toni e Gilardino) con Totti trequartista. Camoranesi è in panchina e la media a tre è composta da Perrotta, Pirlo e De Rossi (Gattuso sta recuperando da un infortunio), a destra gioca Zaccardo, a sinistra Grosso e Zambrotta è in panchina. Nelle amichevoli pre-Mondiale l’Italia aveva fatto bene battendo nettamente l’Olanda e la Germania. Ma l’esordio, si sa, è sempre complicato. La sblocca Pirlo con un destro da fuori. Nella ripresa soffriamo un po’ poi, con Iaquinta al posto di Gilardino, Lippi cerca di sfruttare il gioco di rimessa: funziona perché il centravanti dell’Udinese sfrutta un errato retropassaggio di Kuffour segnando il 2-0. Si respira.

Italia-Usa 1-1: De Rossi

Il 17 giugno Lippi conferma dieci undicesimi: l’unica novità è Zambrotta al posto di Grosso. La partita si mette subito bene perché su una punizione laterale di Pirlo, Gilardino anticipa il suo marcatore e fa 1-0. Cinque giri di lancette e arriva l’autorete di Zaccardo: sarà una delle due reti che l’Italia subirà in tutto il Mondiale.

Il peggio di quella sera, però, deve ancora venire. A De Rossi si chiude la vena, la gomitata a McBride è troppo plateale per non meritarsi l’espulsione. In dieci gli azzurri resistono: Lippi rinuncia a Totti e inserisce Gattuso che comincia così il suo Mondiale. De Rossi sarà squalificato per quattro giornate, potrebbe tornare a disposizione solo se l’Italia arriverà in finale. Lippi lo ignorerà per qualche giorno (l’ho fatto bollire nel suo brodo») consapevole che potrebbe avere ancora bisogno di lui. E così sarà.

Italia-Rep. Ceca 2-0: Inzaghi

Il 22 giugno l’Italia si gioca il primo posto nel girone. Arrivare secondi (lo avremmo saputo solo dopo) avrebbe significato trovare il Brasile negli ottavi, arrivando primi l’avversario sarebbe l’Australia. I due avversari hanno in comune una sola cosa: i colori delle maglie. Fa il suo esordio Camoranesi, resta fuori Toni e Totti fa coppia in attacco con Gilardino.

Zambrotta e Grosso sono i terzini titolari e da quel momento risulteranno intoccabili. Si infortuna Nesta, al suo posto entra Materazzi che con un colpo di testa sblocca il risultato. Nella ripresa escono Gilardino e Camoranesi, sostituiti da Inzaghi e Barone, protagonisti dell’ultima azione. Su tocco di Totti, Pippo si invola solo verso la porta affiancato dal compagno: potrebbe servirlo per farlo segnare a porta vuota, ma Inzaghi si mette in proprio, scarta il portiere e mette in porta il pallone del 2-0.

Italia-Australia 1-0: Totti

Cominciano le gare da dentro o fuori. Il 26 giugno Lippi mescola le carte: riecco Gilardino e Toni coppia d’attacco, con Del Piero e Perrotta sulle fasce per un 4-4-2 molto offensivo. Meglio l’Italia nel primo tempo ma Toni non riesce a sbloccarsi. Tutto si complica a inizio ripresa con l’espulsione di Materazzi. L’Italia è costretta in dieci per oltre mezz’ora.

Entra Barzagli per Toni, poi Totti per Del Piero. Vediamo i fantasmi, anche perché raramente arriviamo in area avversaria. Ci riusciamo all’ultimo minuto con Grosso che si guadagna un rigore. La responsabilità se la prende Totti che Lippi ha aspettato fino all’ultimo dopo l’infortunio alla caviglia di febbraio. La scelta è azzeccata se non altro per quel rigore che Totti trasforma di prepotenza portandoci ai quarti di finale.

Italia-Ucraina 3-0: Toni

Non raccontiamoci bugie: con tutto il rispetto l’Ucraina è quanto di meglio si possa trovare in un quarto di finale di un Mondiale. È vero che c’è un certo Andrey Shevchenko da contrastare (è proprio in quella estate che il 7 passa dal Milan al Chelsea), ma gli azzurri sono superiori.

È il 30 giugno. Lippi sceglie la formula con una punta (Toni) e Totti a supporto e punta sugli inserimenti di Camoranesi e Perrotta. In difesa a fianco di Cannavaro è Barzagli a sostituire lo squalificato Materazzi. L’Italia la sblocca dopo 5’ con un sinistro di Zambrotta, la partita sembra mettersi in discesa , ma è un’illusione. Soprattutto all’inizio del secondo tempo gli azzurri soffrono e l’Ucraina crea almeno due occasioni per pareggiare. Una parata di Buffon e un salvataggio sulla linea di Zambrotta evitano l’1-1.

Poi entra in scena Toni. Il centravanti, reduce da una stagione monstre alla Fiorentina (31 gol in 38 partite e titolo di capocannoniere) è ancora a secco, ma si sblocca al momento giusto infilando di testa un cross di Totti e poco dopo concede il bis dopo un’azione personale di Zambrotta. A qualcuno viene in mente Paolo Rossi che a Spagna ’82 si sbloccò con la tripletta al Brasile. Non sarà esattamente così ma poco importa.

Italia-Germania 2-0: Pirlo

La semifinale (4 luglio) la giochiamo in casa della Germania. Lo stadio è quello di Dortmund dove i tedeschi non hanno mai perso. Sarà la più epica delle sette gare. Continui ribaltamenti di fronte e Lippi che nel finale azzarda le quattro punte: Gilardino, Iaquinta, Del Piero e Totti.

«L’ho fatto perché sapevo di avere una difesa in stato di grazia». E un centrocampo nel quale oltre a Gattuso c’è un altro maratoneta, Andrea Pirlo. Piedi fatati il bresciano, ma anche qualità aerobiche straordinarie. È ovunque e al 118’ è al limite dell’area tedesca dove si inventa l’assist no look per il sinistro a giro di Grosso. È apoteosi azzurra sigillata dal raddoppio al 120’ di Del Piero. Andiamo a Berlino per la finale.

Italia-Francia 6-4: Grosso

Subito il rigore di Zidane, poi il pareggio di testa di Materazzi. Più Francia che Italia anche se agli azzurri viene annullato un gol di Toni per fuorigioco di De Rossi cui Lippi concede fiducia inserendolo a metà ripresa. Il romanista sarà uno dei cinque rigoristi. Prima dei penalty l’espulsione di Zidane per la testata a Materazzi.

L’ex interista potrebbe essere l’uomo copertina della finale, ma scegliamo Grosso perché gli viene affidato l’ultimo rigore. Lippi spiegherà: «È l’uomo dell’ultimo minuto: il rigore procurato con l’Australia al 90’, il gol alla Germania al 118’». Prima di lui calciano Pirlo, Materazzi, De Rossi (rieccolo) e Del Piero. E siccome non c’è due senza tre Grosso segna e il cielo è azzurro sopra Berlino.

 

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