Carrozzine troppo ingombranti, la nazionale italiana di powerchair football lasciata giù dall’aereo

Il capitano Simone Ranzato, trevigiano, e i compagni non sono riusciti a partire per il torneo in Scozia: la compagnia aerea EasyJet ha negato l’imbarco delle carrozzine elettriche da gara, indispensabili per gli atleti

Savina Trevisol
Simone Ranzato, capitano della nazionale italiana di powerchair football
Simone Ranzato, capitano della nazionale italiana di powerchair football

Dal sogno di rappresentare l’Italia in Scozia all’amarezza di tornare a casa senza nemmeno salire sull’aereo.

È quanto accaduto a Simone Ranzato, atleta ventenne di Casale e capitano della Nazionale italiana di powerchair football, rimasto a terra con i compagni all’aeroporto di Fiumicino dopo che, a pochi minuti dall’imbarco, la compagnia aerea ha comunicato l’impossibilità di trasportare le carrozzine elettriche da gara. La trasferta cancellata ha fatto così sfumare il torneo internazionale in Scozia, tappa di preparazione ai campionati del mondo.

Il powerchair football è il calcio praticato da persone su carrozzine elettriche sportive: indispensabili per competere e dal valore superiore ai 15.000 euro ciascuna. «Abbiamo lavorato per mesi e la Federazione aveva completato tutte le procedure richieste» racconta Ranzato. «Fino a pochi giorni prima della partenza ci avevano rassicurato che fosse tutto in regola».

La squadra era già pronta a partire quando è arrivata la comunicazione che le carrozzine non potevano essere imbarcate. La proposta di spedirle separatamente è stata subito scartata, sia per il loro valore sia perché non garantiva l’arrivo a destinazione. «Mi dispiace soprattutto per i due ragazzi alla loro prima convocazione in Nazionale. Hanno visto sfumare un sogno».

Durissima la reazione del presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, che ha definito l’episodio «inaccettabile», ricordando come le carrozzine non siano semplici bagagli ma parte integrante dell’autonomia degli atleti.

Dopo le polemiche è arrivata anche la replica di EasyJet, che ha parlato di un fraintendimento: la compagnia avrebbe capito che ogni atleta avrebbe viaggiato con una sola carrozzina elettrica, non con due. Si è assunta la responsabilità dell’errore, annunciando il rimborso e la volontà di confrontarsi con la Federazione per evitare che situazioni simili possano ripetersi.

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