Edy Reja: «Sulla programmazione copiamo dalla Spagna»
L’allenatore di lungo corso ed ex ct dell’Albania: «La Roja è stata la squadra più forte con una filosofia di gioco chiara e propositiva. Si prenda spunto da altre federazioni vincenti»

Ha vinto la squadra più forte. L’esito della finalissima dei Mondiali non ha lasciato dubbi a Edy Reja, 80enne tecnico goriziano che ha seguito la gara del New Jersey Stadium con occhio attento anche per l’amicizia con il ct argentino Lionel Scaloni. Quest’ultimo è stato un suo giocatore ai tempi della Lazio (2010-2012) e dell’Atalanta (2015).
Reja, cosa le è sembrato della finale?
«Ho visto una grande Spagna, ha dominato in lungo e in largo. L’Argentina ha retto quasi fino in fondo, ma c’erano qualità diverse. Sono contento perché ha vinto una squadra che gioca a calcio con una filosofia di gioco chiara e propositiva, fare la doppietta Europeo e Mondiale è tanta roba».
Da tecnico come giudica il lavoro di De la Fuente?
«È riuscito a far diventare squadra un gruppo con tanti campioni. È bello vederli giocare con armonia, tutti in funzione del collettivo. L’opposto dell’Argentina, che aveva Messi e i compagni in sua funzione. Inoltre De la Fuente è stato bravo a dare spazio a tanti giocatori».
Scaloni, che lei conosce bene, poteva fare qualcosa in più?
«Quando perdi 1-0 ai supplementari è difficile dire che si poteva fare meglio. Io gli voglio bene, posso soltanto applaudire il suo percorso che lo ha portato a vincere un Mondiale e due Coppe America. Credo che sia stato riconoscente a un gruppo di giocatori che conosce bene, magari poteva fare qualche scelta diversa ma è difficile escludere qualcuno che ti ha fatto vincere quattro anni prima».
Del mancato ingresso di Lautaro cosa pensa?
«Scaloni dagli ottavi in poi ha optato per Álvarez, e quando un allenatore sposa un’idea il più delle volte la porta sino in fondo. È vero che davanti l’Argentina ha avuto grandi difficoltà, ma va detto anche che nei cinque minuti finali dei supplementari ha avuto due occasioni per pareggiare».
Rodri miglior giocatore del Mondiale la trova d’accordo?
«Sì, ha disputato un ottimo torneo, specie in semifinale contro la Francia è stato straordinario, anche se Deschamps è stato un po’ presuntuoso lasciandolo libero di giocare. Bravissimo anche il giovane Cubarsí, ha grandi mezzi, mentre mi aspettavo di più da Yamal, che non ha ancora la continuità necessaria».
L’atteggiamento provocatorio dell’Argentina se l’aspettava?
«Loro sono così, anche contro l’Inghilterra hanno cercato di intimorire gli avversari, solo che contro la Spagna non la beccavano mai. Enzo Fernandez era già ammonito, non serviva mica quel fallo assurdo! Da lì in poi per gli spagnoli è stato tutto più facile».
Il modello spagnolo è replicabile in Italia?
«Magari! Al nostro calcio purtroppo mancano le basi e la programmazione a lungo termine. Servirebbe un cambio di mentalità: in Spagna giocano tutti alla stessa maniera sin dalle giovanili, prediligendo la tecnica e il controllo di palla. Lì non si fanno scrupoli a far debuttare ragazzi di 17 anni, in Italia prima vengono mandati in prestito in B a fare esperienza. Bisogna credere di più ai giovani, ma servono anche strutture e tecnici adeguati».
Come ct azzurro chi preferirebbe fra Pirlo, Mancini, Guardiola e Conte?
«Io dico che un conto è aver fatto tanto nel calcio giocato, un altro è fare il ct. Non parlo male di nessuno, non è nel mio stile, spero solo che ci si dia una mossa. Sono convinto che la Figc non debba essere presuntuosa e che dovrebbe prendere spunto da altre Federazioni che stanno ottenendo grandi risultati, vedi il tennis e la pallavolo».
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