Il viaggio di Leo Marangon dal Nordest al Northeast: «Mi sento come in un film»

Il padovano, ex Cividale, è pronto a iniziare la sua avventura in Ncaa con i Friars di Providence, Rhode Island: «Orgoglioso di essere arrivato fino a qui, il livello è davvero alto e io non voglio essere da meno»

Luca Perin
Leo Marangon vola negli States
Leo Marangon vola negli States

Per Leo Marangon l’American Dream, il sogno americano, è ufficialmente iniziato. La 21enne ala piccola nativa di Vigodarzere a Padova, cresciuto proprio nella fucina di talenti che è la Pallacanestro Vigodarzere di Stefano De Nicolao ed esploso giovanissimo in Serie B con la Virtus Padova e poi in A2 con Cividale, in queste settimane ha raggiunto Providence, la capitale del Rhode Island (Stato nel nordest degli Usa) dove da novembre disputerà il prossimo campionato Ncaa nella conference Big East. Marangon è sbarcato negli Usa con già nel biglietto da visita la medaglia d’oro al collo dell’Europeo Under 20 vinto in Grecia nel 2025 e con una notevole esperienza ad alti livelli nel nostro campionato di A2. Il padovano approda in una città di quasi 200mila abitanti che ha dato i natali a due giganti della letteratura americana come H. P. Lovecraft e Cormac McCarthy, ma dove è soprattutto il basket a respirarsi in ogni angolo di strada: i Friars sono una vera istituzione cittadina con oltre 10mila spettatori a partita nei match interni dell’Amica Mutual Pavillion.

Marangon, il primo impatto con Providence e il Rhode Island come è stato?

«È stato notevole perché qui è una realtà completamente diversa da quella a cui ero abituato in Italia, questo anche perché non avevo ancora visitato gli Stati Uniti. Al college sembra davvero di vivere dentro in un film e sono davvero onorato di avere questa opportunità. Non ho ancora visitato bene la città però un paio di posti li ho visti, c’è ad esempio un quartiere italiano, un sacco di loro mi fermano per strada felici di avere un connazionale nella squadra cittadina».

Che livello sta trovando in questi primi allenamenti?

«Il livello qui è davvero molto alto e lo stesso gioco è molto più veloce, infatti sto ancora cercando di adattarmi ma sono molto fiducioso che riuscirò a farlo. Non nascondo che delle difficoltà ci sono, ma sono venuto qui proprio per questo e alzare il mio livello».

Ma Providence che ambizioni avrà nella prossima stagione?

«Le ambizioni che abbiamo sono le più alte che si possono pensare. Siamo una squadra che vuole vincere, il nostro coach è un allenatore vincente e puntiamo al massimo, quindi a prenderci tutto».

Coach Hodgson cosa le ha chiesto nei primi dialoghi?

«Quando sono arrivato mi ha chiesto di lavorare duro per inserirmi all’interno del gioco, su questo lo vedo fiducioso e non credo ci saranno problemi».

Lì giocherà poi diversi derby azzurri, tanti talenti italiani questa estate hanno scelto la Ncaa.

«Sì in questa stagione siamo parecchi, sicuramente sopra la ventina. Avrò quindi diversi derby azzurri, uno anche contro un mio vecchio compagno di nazionale come Airhienbuwa, ma affronterò di sicuro anche un altro italiano come Pozzato: saranno bei confronti».

Ma questo esodo di giovani in Ncaa alla fine secondo lei porterà beneficio al movimento azzurro?

«Non so se questa cosa dell’esodo di italiani in Ncaa porterà beneficio al movimento, non voglio fare polemica ma ovviamente se in tanti abbiamo fatto questa scelta probabilmente è perché qui in America abbiamo visto opportunità di giocare che evidentemente in Italia faticavamo a trovare».

Providence ha una media in casa di 10mila spettatori, una discreta pressione.

«Sì, Providence sente molto la sua squadra di basket perché rappresentiamo davvero la città, però arrivo da Cividale dove gli spettatori non saranno stati 10mila ma quei 3mila che c’erano si facevano sentire. Poi in A2 ho già giocato in palazzetti importanti quindi non credo sentirò troppo la pressione. Quando scendo in campo di solito riesco a restare nella mia bolla».

Questo più che un punto di arrivo è per lei soprattutto un nuovo punto di partenza.

«Certo, adesso mi sono rimesso in gioco totalmente e so che non sarà facile, dentro di me ho le massime ambizioni e sono venuto qui per giocarmi tutto: la mia mentalità è questa».

Sul suo armadietto e nel suo video di presentazione c’è scritto “Leonardo Marangon from Vigodarzere, Italy”, che effetto le ha fatto vederlo?

«Mi ha fatto ripensare a dove tutto è cominciato e sono molto felice del percorso che ho fatto in questi anni, sono molto orgoglioso di essere arrivato fino a qui e ringrazio di cuore tutti quelli che mi hanno seguito nella mia crescita finora, ma ripeto: siamo solo all’inizio».

Com’è stato lasciare Cividale?

«Farlo è stato difficile, però sapevo che questo momento sarebbe arrivato se volevo puntare più in alto possibile. Cividale inizialmente era solo una tappa per la mia cresciuta ma poi è diventata una seconda casa dove resta il mio cuore e sarò per sempre grato alla società».

Mentre ora alla Virtus Padova quando esce un nuovo talento si parla di un “nuovo possibile Marangon”.

«Questa cosa mi fa un po’ sorridere ma ne vedo fiero. Ringrazio molto anche la Virtus perché sono stati i primi che mi hanno dato la possibilità di giocare a livello senior: sono stati la mia rampa di lancio».

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