Malagò in ritardo ingiustificato sulla scelta del nuovo CT
A quasi un mese dall’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza Figc, il nuovo commissario tecnico dell’Italia non è ancora stato scelto. Tra Pirlo, Mancini e Conte cresce il dibattito sulla strategia federale

Il presidente federale, Giovanni Malagò, è stato eletto il 22 giugno, ma ad oggi, lunedì 20 luglio, non c'è ancora il nome del nuovo commissario tecnico della nazionale. Praticamente in un mese sono stati scelti Paolo Maldini e Leonardo che, insieme al capo della Figc, avrebbero dovuto scegliere il nuovo allenatore, ma il nome del ct è ancora criptato o, peggio, oggetto di discussione.
In questo senso non è importante stabilire se Pirlo stia prevalendo su Mancini o viceversa. Quanto piuttosto che si è perso tempo in uno stillicidio di candidature, indiscrezioni, proposte e congetture. Malagò continua a ripetere che entro la settimana (quale?) il nome verrà ufficializzato, ma c'è sempre qualcosa che provvede a congelare la situazione. Ora, conoscendo il nuovo presidente federale e sapendo quanto ami spettacolarizzare anche gli eventi più ordinari, viene da pensare che si sia aspettata la fine della Coppa del Mondo, in modo da occupare spazi e tempi dell'informazione con la sola notizia dell'Italia.
Tuttavia qualcosa non torna anche nel processo di identificazione del ct se, in questo mese, si è passati da Mancini a Conte e poi da Guardiola a Pirlo. Avendolo già fatto sul giornale di ieri, non mi sembra il caso di entrare nel merito. Di certo, però, la debolezza della candidatura-Pirlo, quasi un colpo di teatro della ditta Maldini&Leonardo, è visibile non solo alla grande platea di appassionati, ma anche alle componenti federali che si erano affacceddate per spingere un proprio “papabile”.
E' il caso, soprattutto, della Lega di serie A che voleva il nome forte di Antonio Conte, tanto da essersi resa disponibile a contribuire per l'ingente ingaggio. Si sa, invece, che Malagò avrebbe scelto volentieri Roberto Mancini e per due buone ragioni: è l'unico ct che, dopo Lippi, abbia vinto un trofeo importante ed è stato autore, con la sua nazionale, della più lunga striscia di imbattibilità della storia azzurra. Ma su Mancini – tutti lo sanno – grava l'addio, nel cuore dell'estate e a qualificazione aperta, per raggiungere i lidi dell'Arabia Saudita. Andare su di lui non sarebbe una svolta popolare, né forse farebbe felice gli stessi Maldini e Leonardo.
Ecco, il punto del ritardo ingiustificato, potrebbe essere proprio questo: il difficile reperimento di una soluzione che piaccia a tutti. A Malagò in primis, alla coppia direttore tecnico-consulente, in secundis, e, infine, alla maggioranza delle componenti della Federcalcio.
Sia come sia, questa lunga attesa non sta giovando a nessuno. Meno che mai all'immagine del presidente e della sua nuova squadra. Se, da una parte, infatti, si invoca chiarezza, dall'altra era (ed è) richiesta efficienza, in modo da dare un segnale di discontinuità con le precedenti gestioni. Invece, mentre anche chi ha partecipato al Mondiale, ha provveduto già a cambiare ct, la nostra Nazionale è ancora senza timoniere. Più che strano, un fatto difficile da accettare.
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