Gi azzurri del Mundial 1982 con Collovati tra Altobelli e Scirea
Gi azzurri del Mundial 1982 con Collovati tra Altobelli e Scirea

Italia-Germania 44 anni dopo, parla Collovati: «Pertini, Bearzot e i segreti della chat Spagna 82»

Il difensore nato in Friuli riapre l'album dei ricordi del Mundial '82: «Enzo era un padre, Pablito l'allegria. E la notte prima della finale vidi Briegel che prendeva il sole sul balcone...»

Giuseppe Pisano

«Campioni del Mondo, campioni del Mondo, campioni del Mondo». Sono trascorsi 44 anni esatti da quel grido di Nando Martellini al fischio finale di Italia-Germania, ma viene ancora la pelle d’oca a pensarci. Un trionfo che riviviamo oggi attraverso le parole di Fulvio Collovati, uno dei friulani della spedizione azzurra a Spagna '82. Il difensore nato a Teor riapre per noi l’album dei ricordi.

Collovati, se ripensa a quell’11 luglio 1982 cosa le viene in mente?

«Ho tre o quattro ricordi che mi ballano nella mente. Pertini che fa il segno tre con le dita dopo il 3-0 di Altobelli, il nostro giro di campo con la Coppa del Mondo, l’abbraccio di Bearzot negli spogliatoi e il viaggio sull’aereo di Pertini che ci portò al Quirinale il giorno dopo».

Esiste ancora la chat di WhatsApp degli azzurri di Spagna ’82?

«Sì, anche se non ci scriviamo tutti i giorni. Siamo un po’ pigri, la usiamo soprattutto per i compleanni, per condividere ricordi e purtroppo per qualche funerale. Ci serve per sentirci più vicini».

Oggi la userete?

«Io sicuramente scriverò qualcosa. Non abbiamo organizzato nessuna reunion, vogliamo che il ricordo di quel Mondiale resti vivo com’è. Indelebile».

Purtroppo qualcuno dei Campioni del Mondo non c’è più, li vuole ricordare insieme a noi?

«Bearzot era come un padre. Da buon friulano era severo quando serviva. Enzo era tutto d’un pezzo, sarebbe andato a sfidare l’inferno per difenderci. Pablito vive tutti i giorni nella nostra chat grazie a sua moglie. Era l’allegria fatta persona, rideva sempre. E poi Scirea: trovatemi voi un professionista così. Alle 20 mangiava e poi andava a dormire. Era il mio compagno di reparto, io stopper e lui libero, un vero leader».

È vero che qualcuno durante la prima fase disse di Rossi “con lui giochiamo in dieci”?

«Sì, qualcuno lo disse, ma era per prenderlo in giro, non c’era cattiveria. Ricordo che era sul lettino dei massaggi con la flebo, non stava per niente bene. Io mi sarei depresso, invece lui rideva: quella era la sua forza, infatti fece quei 6 gol decisivi».

Lei con chi divideva la camera in ritiro?

«Con Franco Baresi, un taciturno come Scirea. Io però non dormivo mai, sentivo troppo le partite, andavo dal letto al bagno in continuazione. I più casinisti? Oriali, Tardelli e Conti, li chiamavamo i tre coyote, facevano il giro di tutte le stanze».

La notte prima della finale come andò?

«Non riuscii a chiudere occhio. Alloggiavamo all’hotel Melia, a due passi dall’aeroporto di Madrid. Il giorno prima faceva un caldo bestiale, mi affacciai al balcone e vidi una persona che prendeva il sole in un hotel vicino: guardi bene e scoprii che era Briegel».

È vero che lei in quei stava per passare alla Fiorentina?

«Sì, avevo un accordo verbale con i Pontello. Il giorno prima di partire per Vigo, però, mi chiamò Mazzola, così finii all’Inter».

Era una Nazionale con tanti friulani.

«Sì, tutta la storia ne è piena. Penso a Capello, Burgnich. Gente tosta, di carattere. Anch’io non mollavo mai».

Ormai la Nazionale vive di ricordi e per la terza volta di fila i Mondiali li ha visti in tv. Come se ne esce?

«Aggiungiamo le due eliminazioni al primo turno, sono vent’anni che facciamo brutte figure. Vinciamo a livello giovanile, poi però i giovani non vengono fatti giocare. Manca coraggio, così vanno all’estero. È un problema di riforme, bisogna obbligare i club a far giocare i giovani».

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