
Così Orsato ha cambiato il modo di arbitrare, secondo Casarin
La Serie A dopo tre giornate meno fischi e simulazioni, nessun penalty. L’analisi dell’ex arbitro Paolo Casarin sull’operato del nuovo designatore: «L’aumento dei gol senza i “rigorini” è sicuramente il dato più eclatante»
Gli arbitri non sono cambiati, ma il loro modo di giudicare sì. La chiamano la Rivoluzione di Orsato ed è quel modo di arbitrare per il quale sembra addirittura che l’Italia abbia superato gli altri paesi europei nel modo di valutare falli, presunti rigori, infrazioni di gioco e che ne abbia tratto vantaggio perfino il tempo di gioco.
Cosa ne pensa Paolo Casarin, ex fischietto ed ex designatore, ora attento studioso dei mutamenti in campo e di ciò che li determina?
«Premesso che tre giornate di campionate sono poche per giudicare una tendenza, e che bisogna per forza andare oltre gli annessi proclami, anche se qualificati, degli addetti ai lavori, non si può non notare la diminuzione dei falli in generale e, in particolare, di quelli che avvengono nei pressi dell’area o dentro di essa. La maggior parte degli interventi non viene fischiata o perché involontaria o perché porta ad un contatto che non deborda mai nella violenza».
E dove si concentra questa attività?
«Per ora nella parte centrale del campo, tanto è vero che in trenta partite non è stato assegnato nemmeno un calcio di rigore. Questo tipo di attenzione, per definirla accettata e condivisa, è necessario rivederla sul lungo periodo. E, soprattutto, va messa in relazione con l’attività internazionale delle nostre squadre e di quelle straniere».
Ma qualcosa si coglie già.
«Intanto questo tipo di arbitraggio ha tolto, o di molto ridimensionato, la possibilità della simulazione. E poi ha favorito i gol che nascono magari con più frequenza a quaranta metri di distanza con uno sviluppo laterale e un cross basso o alto per il possibile marcatore».
Però ci sono anche le eccezioni.
«Sì, per esempio Pio Esposito dell'Inter che segna di tacco sfruttando la propria intuizione e non un'azione corale».
Da cosa nasce, secondo Lei, la Rivoluzione di Orsato?
«Sicuramente dalla volontà del nuovo designatore di far fischiare di meno per giocare di più, ma anche da un’indicazione più generale del mondo arbitrale. Rosetti, designatore dell’Uefa, aveva auspicato, in un’intervista, le stesse cose».
Attualmente in una partita della nostra serie A quanti sono gli interventi arbitrali?
«Venti a partita, che è una media straordinaria. Ma c’è qualcuno che riesce a limitarsi a quindici. Adesso il problema è ridurre chi fischia ancora troppo: 37 volte, come accaduto in una gara, è un numero eccessivo, un dato che va in clamorosa controtendenza».
In assoluto quale considera il dato più positivo?
«L’aumento dei gol senza ricorrere ai rigorini. Pensi che nel 2020 arrivammo all'assurdità di 187 calci di rigore in un campionato, quando la media degli anni precedenti era di 110-115. La colpa fu anche della Fifa che voleva partite con tanti gol. Ora quelli che chiamavamo rigorini non ci sono più, fortunatamente”.
Gol segnati in confronto al passato?
«L’incremento è significativo perché dal campionato 1945-46 e fino alla fine degli anni 90, cioè con squadre più forti e più organizzate delle attuali e con campioni o fuoriclasse conclamati, la media per partita è sempre stata di 2 gol e rotti, Evidentemente prevalevano le difese o un gioco difensivo. Tre gol a gara senza rigori ci stanno indicando una strada nuova e decisamente diversa. È un risultato rivoluzionario».
Il suo cruccio, però, resta il tempo effettivo.
«Faccio un esempio che esula dagli arbitri italiani. Real Madrid-Inter è durata 57 minuti e non sessanta come sarebbe giusto e doveroso. Perchè - mi chiedo - un arbitro esperto come Oliver non ha fatto giocare tre minuti in più?».
Basterebbe recuperare quel che si deve.
«Certo, è tutto molto semplice».
Nel frattempo, almeno in Italia, il Var è sparito?
«Non è sparito e non deve sparire. Io sono assolutamente contrario all’idea che vi si rinunci. Quando due ufficiali di gara, davanti al video, vedono qualcosa che l’arbitro non ha visto, hanno il dovere di chiamarlo e di invitarlo a rivedere».
Ma lo si richiama solo per chiaro ed evidente errore.
«E un fallo da rigore non visto che cos’é? Ricordate Lo Bello, più di cinquanta anni fa, alla moviola di Carlo Sassi dopo Juventus-Milan? C’era un fallo clamoroso di Morini su un attaccante milanista. Sassi mostrò le immagini a Lo Bello e lui disse: se avessi potuto rivedere l’azione avrei fischiato il rigore. Questo è lo spirito; poter rivedere quel che l’arbitro dal campo non è riuscito a vedere. Del resto lo dice anche il protocollo. Basta ricordarsene».
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