Fallimento con l’Uruguay: la maschera di Bielsa è crollata

Al termine della gara contro la Spagna che ha portato all’eliminazione della squadra nel Girone H, il tecnico argentino ha imprecato contro i giornalisti. Ma ora il re è nudo, e tutto l’Uruguay ride di lui

Jacopo Sliepcevich
Biesla sulla panchina dell'Uruguay ai Mondiali
Biesla sulla panchina dell'Uruguay ai Mondiali

Un fallimento assoluto che, oltre che gettare nella vergogna un paese intero, fa porre più di una domanda a tutti gli appassionati riguardo a una delle figure mitologiche del calcio mondiale.

La disfatta dell’Uruguay, eliminato nel Girone H in favore del non irresistibile - per usare un eufemismo - Capo Verde, ha il sapore di fine ciclo. Al di là della rosa ridimensionata dagli addii recenti dei totem Cavani e Suarez, ciò che più di tutto fa pensare a un crepuscolo illustre è la parabola del “Loco” Bielsa.

Un genio, un visionario per alcuni - Guardiola, Sampaoli e Pochettino lo considerano il loro maestro -, un cervellotico esaltato per molti altri. In un’epoca dove il dibattito tra i giochisti e i risultatisti (come se una cosa escludesse l’altra) tiene banco in ogni talk show sportivo, poi, la sua figura è più divisiva che mai.

Ma questa volta, neanche i più grandi estimatori di Bielsa possono difenderlo: perché l’eliminazione della Celeste non è stata dovuta solo alla sconfitta contro la Spagna.

Il problema, infatti, arriva dalle prime due giornate: pareggiare contro Arabia Saudita e Capo Verde, per la prima vincitrice di un Mondiale nella storia, è semplicemente inaccettabile. Poi il k.o. contro la Roja è stato l’ultimo chiodo nella bara. Anzi, è stato proprio il manifesto del percorso nefasto dell’Uruguay.

Un solo tiro in porta, con il dato degli expected goals (in parole povere, la probabilità di una squadra di segnare una rete) fermo a 0.2. Decisamente troppo poco, specie per chi viene venduto come un offensivista. Ma il peggio non viene raccontato dalle statistiche. Due cambi, in particolare, vengono contestati al Loco: quello del portiere Muslera all’intervallo, reo di avere praticamente regalato un gol alla Spagna, ma stiamo pur sempre parlando di un leader storico; e, soprattutto, quello di Valverde - per distacco il miglior giocatore della sua nazionale - per Viñas intorno all’ora di gioco.

Ovviamente, non è cambiato nulla. Come se non bastasse, a fine gara è iniziato lo show di Bielsa: intervistato da un’emittente televisiva spagnola, il ct ha urlato contro i giornalisti la propria frustrazione, lamentandosi dei tempi troppo lunghi prima dell’inizio dell’intervista, dove si è limitato a fare spallucce e rispondere a monosillabi.

È lì che è crollata la maschera del santone, di colui che ha coniato il motto «ci sono vittorie che non servono a nulla, e sconfitte che servono a qualcosa», di colui che in carriera ha vinto pochissimo. E che in due edizioni mondiali ha collezionato solamente brutte figure, divisioni di spogliatoio e eliminazioni. Ma che adesso, proprio al termine di una rassegna mondiale fallimentare, si è riscoperto tremendamente attaccato al concetto di vittoria. E che sembra essere stato abbandonato anche dai suoi discepoli. Il re è nudo, e tutto l’Uruguay ride di lui.

 

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