La guerra delle Falkland aleggia ancora su quel prato verde
Il conflitto lampo tra argentini e inglesi provocò quasi mille vittime in 50 giorni. Martedì 15 luglio si giocherà la semifinale del mondiale tra Argentina e Inghilterra

Javier Milei, il presidente argentino giusto lo scorso aprile, nemmeno se la sentisse che domani sera ad Atlanta la sua Albiceleste avrebbe affrontato l’Inghilterra nella semifinale mondiale, era stato molto chiaro: “Le Malvinas furono, sono e sempre saranno argentine”. Quella dell’Argentina sulle isole 500 km a Est dalla Patagonia, ma protettorato della Gran Bretagna, è «una sovranità non negoziabile. Altro che vecchia questione, morta e sepolta da più di quarant’anni.
Non lo è perché nella primavera del 1982 Argentina e Inghilterra, aggressore e aggredito in rigoroso ordine, si affrontarono in una guerra breve e cruenta. Incendiando ancora di più una rivalità che, su un campo da calcio, era già deflagrata al Mondiale del 1966 – quello in cui l’Italia scoprì che c’era una Corea anche nel pallone e in cui l’Inghilterra batté la Germania (a proposito di rivalità) col gol-non gol di Hust – con la partita degli “Animalòls”. Così il ct inglese chiamò gli argentini, accusati d’aver incattivito la sfida con ogni mezzo pur di passare. Poi però le Malvinas fecero precipitare le cose.
La guerra per riprendersi quelle isolette, un tempo base di appoggio per le baleniere in caccia nei freddi mari del Sud, furono l’estremo tentativo del regime guidato dal generale Leopoldo Galtieri di placare un popolo sempre più inferocito.
Se ospitando Mundial “sporco” di Kempes e Passarella nel 1978 i militari avevano provato a camuffare uccisioni di massa e altre nefandezze, la campagna militare per le Malvinas furono l’estremo tentativo di salvarsi. Il 2 aprile 1982 e forze armate argentine sbarcarono sull’arcipelago. I generali pensavano che il vecchio leone lassù mai e poi mai avrebbe reagito, troppo lontano , troppo marginali quelle isole, con l’esercito che già si stava riconfigurando per contrastare l’Unione Sovietica nei mari del nord nel nome dell’alleanza atlantica.
Le reazioni interazionali furono tiepide, in Italia si tifava quasi per i fratelli argentini. Ma i generali non fecero i conti con la lady di ferro Margareth Tatcher che ordinò di andare a riprendersi quelle isole. Il 2 maggio 1982, a un mese dall’inizio del Mundial che sarà della banda di Bearzot, l’episodio simbolo di quella guerra lampo: un sottomarino nucleare britannico affondò l’incrociatore argentino General Belgrano, 368 i morti, più o meno la metà dei 649 argentini periti in quella folle guerra, mentre 255 furono le vittime dell’esercito britannico che dopo 74 giorni di ostilità il 14 giugno 1982 fece sventolare di nuovo la bandiera dell’Union Jack sulle Falkland.
Una guerra che se non altro ebbe un merito: pochi mesi dopo la dittatura argentina finì, ma il mito delle Malvinas da riconquistare no. È ancora persino nel motivetto che cantano Messi &co in questo Mondiale. Era nella testa di Diego il 22 giugno 1986 all’Azteca quando fece fuori gli inglesi ai quarti di quel Mondiale. Nella sua testa e nella sua mano.
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