L’intelligenza artificiale taglia venticinque posti di lavoro nel call center: il caso
Sono 33 i dipendenti coinvolti nel cambio di appalto da Konecta a Deloitte a Padova: secondo i sindacati, solo 8 sarebbero destinati alla rioccupazione. Per gli altri c’è il rischio di essere rimpiazzati dall’AI

L’intelligenza artificiale arriva nel call center di Padova e, con il nuovo appalto, rischia di tradursi in un drastico taglio dell’occupazione. Sono 33 i lavoratori coinvolti nel passaggio da Konecta a Deloitte Business Solutions srl, SB, società alla quale E.On Energia ha affidato i servizi di back office e credit Mmanagement.
Ma per 25 di loro, al momento, non ci sarebbe posto: la nuova aggiudicataria avrebbe previsto la possibilità di rioccupare soltanto 8 dipendenti. La svolta è arrivata nell’incontro di due giorni fa all’Unità di crisi della Regione Veneto, al quale hanno partecipato le organizzazioni sindacali, i rappresentanti di Konecta, E.On Energia e Deloitte Dbs e la Regione.
Una situazione che i sindacati contestano anche alla luce dell’accordo sottoscritto il 22 maggio, nel quale, secondo quanto riferito dalle organizzazioni dei lavoratori, era stato assunto l’impegno a garantire la continuità occupazionale e l’applicazione della clausola sociale per tutti i 33 dipendenti.
Il pericolo dell’Ai
La vicenda assume però un rilievo ulteriore proprio per il ruolo attribuito all’automazione. Secondo Slc-Cgil Veneto e Cgil Padova, il nuovo modello organizzativo sarebbe infatti orientato a sostituire progressivamente una parte del lavoro umano con processi di automazione e intelligenza artificiale.
Non soltanto, quindi, una vertenza legata al cambio di appalto e alle tutele occupazionali, ma uno dei casi in cui l’introduzione dell’Ai viene direttamente collegata alla riduzione dei posti di lavoro.
All’incontro in Regione erano presenti, per la Cgil, Nicola Romanato, segretario della Slc-Cgil Veneto con delega alle Telecomunicazioni, Rossella Mercadante, della Slc-Cgil, e Gian Luca Badoer, segretario generale della Cgil di Padova, insieme ai rappresentanti di Cisl e Uil. «L’azienda in questione, oltre a non rispettare la clausola sociale, che garantisce la rioccupazione di tutti i 33 lavoratori, ha palesemente manifestato la volontà di sostituire, progressivamente, il lavoro umano con l’Intelligenza Artificiale», sostengono i tre sindacalisti.
Per la Cgil, il rischio è che la transizione tecnologica venga scaricata interamente sui lavoratori e sul territorio. Il nodo riguarda anche il futuro delle clausole sociali nei cambi di appalto.
Le garanzie occupazionali
I sindacati temono infatti che, attraverso bandi e nuovi modelli organizzativi sempre più orientati all’automazione, possa ridursi concretamente il numero di lavoratori necessari e, di conseguenza, l’efficacia delle garanzie occupazionali. La richiesta avanzata dalla Cgil è quindi quella di rivedere l’impostazione del nuovo appalto e garantire la rioccupazione di tutti i 33 dipendenti.
«Se si fa passare il principio che la clausola sociale può essere aggirata e svuotata di significato attraverso nuovi bandi di gara orientati all’automazione – affermano Romanato, Mercadante e Badoer – si spalancano le porte a un modello in cui l’Ai non affianca il lavoro, ma lo distrugge». I sindacati annunciano l’intenzione di portare la questione anche a livello ministeriale e chiedono a E.On Energia e Deloitte di modificare la posizione assunta nel cambio di appalto.
Entro la fine del mese è previsto un nuovo tavolo di crisi regionale, al quale la Cgil chiederà di affrontare il nodo della continuità occupazionale. Ieri l’ufficio stampa di E.On non ha risposto alla richiesta di chiarimenti.
Riproduzione riservata © il Nord Est








