Mele, il Nordest tiene dove l’Europa arretra

Il raccolto europeo è il più basso da 9 anni. Dentro il dato italiano, il Triveneto si divide: cede la montagna trentina, resistono pianura friulana e rive dell’Adige

La redazione

«Mia tutta, la campagna, in quel sapore che maturamente si distrugge e si disfa», scriveva Giovanni Papini della mela renetta. C'è un frutto che non ci abbandona mai. Le ciliegie durano tre settimane, le pesche un'estate, l'uva il tempo di una vendemmia. La mela no: nasce adesso, in queste settimane di settembre e ottobre in cui i frutteti del Nord-Est si svuotano un filare alla volta, e poi resta con noi fino alla primavera successiva.

È il frutto che conserva la stagione dentro di sé, i colori dell'autunno e la croccantezza dell'aria fredda del mattino, la dolcezza maturata lentamente sotto il sole d'agosto. Già il Cantico dei Cantici paragonava l'amato a un melo fra gli alberi del bosco. Raccoglierla è un gesto che ferma il tempo.

Il raccolto più magro da nove anni

Quest'anno quel gesto arriva con il fiato corto. Le previsioni presentate a Prognosfruit indicano per l'Unione europea una produzione di 9,5 milioni di tonnellate, il raccolto più basso degli ultimi 9 anni, con un calo del 16% sul 2025. L'Italia si ferma a 2,26 milioni di tonnellate, -2%. Ma dentro quel dato nazionale si nasconde una geografia che cambia: le montagne cedono, la pianura tiene. Il Trentino perde il 9%, l'Alto Adige il 2%, mentre il Friuli Venezia Giulia cresce del 9% e il Veneto del 2%.

Val di Non, un nome certificato

Il Trentino, capitale storica della mela italiana, è anche il territorio che ha già dato un nome certificato al proprio frutto. La Mela Val di Non DOP tiene insieme tre varietà storiche: la Golden Delicious, dolce e succosa, la Red Delicious, croccante e profumata, e la Renetta Canada, la più complessa, fresca e acidula. Tre espressioni dello stesso territorio, modellato dall'altitudine, dall'esposizione dei frutteti e dalle escursioni termiche fra il giorno e la notte.

 

In Trentino al via la prima funivia per le mele al mondo

Dietro c'è il Consorzio Melinda, che riunisce 16 cooperative e circa 4.000 famiglie di frutticoltori delle Valli del Noce. È nato per dare unità a una produzione frammentata in migliaia di piccole aziende familiari, con regole comuni dalla coltivazione alla raccolta, dalla conservazione alla selezione. Accanto alle tre varietà della DOP crescono la Gala, la Fuji e mele più recenti, con profili aromatici e maturazioni diverse. E sopra tutto c'è il marchio Qualità Trentino, che lega i prodotti a disciplinari verificati da organismi indipendenti.

 

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Il coìr e la cassetta da 5 chili

In Val di Non la raccolta la chiamano il coìr: nel mondo Melinda dura da metà agosto a fine ottobre, a seconda della varietà e dell'altitudine, e mette in movimento circa 15.000 persone fra trattori carichi di cassoni e ceste rosse. Fino al 18 ottobre, con MelaColgo, undici agriturismi della rete Ambasciatori di Melinda aprono i meleti ai visitatori, da Caldes e Terzolas in Val di Sole fino a Ville d'Anaunia, Coredo, Romallo, Toss di Ton, Flavon e Smarano in Val di Non. Si entra tra i filari con un agricoltore, si impara a staccare il frutto senza ferirlo e si riempie una cassetta da 5 chili da portare a casa. Poi la merenda, con succo, strudel e mele secche. Un'ora e mezza in cui l'ospite smette di guardare e comincia a fare. Da mesi Melinda propone anche visite che arrivano fino alle celle ipogee, i magazzini sotterranei dove le mele vengono conservate.

Alto Adige, la mela che non annerisce

Poco più a nord, in Alto Adige, le due grandi organizzazioni di produttori, VOG di Terlano e VIP di Laces, puntano anche sulle varietà nuove. La più ambiziosa è Cosmic Crisp, presentata come mela contemporanea. La sua caratteristica più interessante è tecnica: resiste all'ossidazione, e resta chiara anche tagliata a fette. Per questo i produttori la spingono fuori dal cestino della frutta, verso la cucina: in un toast con burrata e prosciutto crudo, in insalata con frutti di bosco, noci candite e feta, a fettine sottili in una Caprese rivisitata, o con anguria, feta e menta. È l'altra faccia della montagna: accanto alle varietà storiche protette da una denominazione, la ricerca di frutti nuovi per consumi nuovi.

Friuli, la pianura che cresce

Scendendo verso est la storia cambia segno. La melicoltura friulana cresce del 9% mentre l'Europa arretra, su circa 1.200 ettari concentrati nella pianura fra Pordenone e Udine, 300 dei quali coltivati con metodo biologico, per un raccolto che nelle ultime annate si è attestato attorno alle 50 mila tonnellate. La Gala vale metà della produzione regionale: i primi stacchi sono cominciati il 7 agosto, il grosso da Ferragosto. Ma il caldo persistente da giugno e la scarsa escursione termica fra giorno e notte le hanno tolto il classico abito rosso, ridotto i calibri e in qualche caso provocato scottature. Non la qualità.

La Golden Delicious si raccoglie da inizio settembre, poi arrivano Granny Smith, Fuji, Pink Lady e Red Delicious, mentre nei frutteti biologici resistono varietà come Fujion, Gold Rush, Topaz e Pinova. La stagione è stata favorevole anche sul fronte fitosanitario; l'attenzione resta sulla cimice asiatica, in aumento da fine luglio.

Pantianicco, dal 1969

Tutto questo si ritrova a Pantianicco, frazione di Mereto di Tomba a pochi chilometri da Udine, dove nei due fine settimana del 25-27 settembre e dell'1-4 ottobre torna la 55ª Mostra Regionale della Mela. È nata nel 1969 dall'intuizione di Luigi Molaro, affiancato dal segretario Elvio Cisilino, e dal 2000 ha sede nell'ex latteria sociale, oggi Casa del Sidro.

Si comincia venerdì 25 con la valutazione delle cassette in concorso; l'inaugurazione è sabato 26 alle 17.30 e subito dopo, alle 18, c'è il convegno tecnico sulla fertirrigazione, tema imposto da un'estate di temperature eccezionali e piogge scarse. Poi le premiazioni: per il Premio Mela Friuli 2026 sono state visitate 56 aziende in tutta la regione, e oltre alla migliore in assoluto vengono premiate la migliore di montagna, la migliore biologica e la migliore sotto i cinque ettari, insieme alle cassette migliori per ogni varietà. Il sabato pomeriggio, dalle 14, le mele si possono anche comprare.

Il sidro e il miele

Al 21° Concorso internazionale di succo, sidro e aceto di mele sono arrivati oltre 130 campioni dall'Italia e dall'Europa, dai succhi limpidi e torbidi ai sidri fermi, frizzanti e co-fermentati, e durante la Mostra gli assaggiatori dell'Associazione Pommelier guidano il pubblico nella degustazione.

Giovedì 1° ottobre è la serata delle api, con i 222 campioni del 35° Concorso Mieli e un convegno che riporta il discorso sul clima: il presidente del Consorzio apicoltori di Udine, Marco Felettig, farà il bilancio della stagione, e la melissopalinologa Federica Gazziola spiegherà che cosa raccontano i mieli di un clima che cambia, e con lui le fioriture.

La festa e la memoria del '76

Ma la Mostra resta soprattutto una festa di paese, tutta al coperto: la marcia Mela a Spasso di domenica 27, le cartoline volanti dei bambini che sognano il premio di 100 chili di mele, le Pomelle, le frittelle di mele della tradizione, il concorso di dolci a base di mele e miele e il primo torneo di morra Tal paîs dal miluç, sabato 3 ottobre.

L'ultima domenica arrivano anche il raduno delle Ape Piaggio, le auto sportive di Carburamela e un trofeo di ciclismo amatoriale. E giovedì 1° ottobre, dopo il miele, una serata per i cinquant'anni dal terremoto: il ricordo dei 7.500 scout arrivati in Friuli da tutta Italia nel 1976, con Mario Gasparetto, allora capo-educatore, che lavorò accanto alla comunità di Oseacco.

Verona, la mela che cerca un nome

Poi c'è il Veneto, che cresce del 2% e produce il grosso del raccolto lungo l'Adige, dove le alluvioni hanno lasciato terreni freschi, permeabili, ricchi di sostanza organica. Il quadrilatero di Zevio, Ronco all'Adige, Belfiore e Palù vale da solo il 47% della produzione veronese, fra Golden, Red Delicious, Gala, Fuji e Granny Smith. Qui la mela ha una storia lunga: in epoca romana si parlava già delle mele lanate del veronese, coperte da una leggera lanugine, e documenti del Trecento raccontano di frutti saporosi d'ogni stagione. Eppure oggi la mela veneta rischia di restare un prodotto anonimo, confuso sugli scaffali con partite che arrivano da fuori regione e da fuori confine.

È per questo che il 31 marzo è stata depositata la domanda per l'Igp Mela di Verona, un percorso che coinvolge 50 produttori e oltre 1.000 ettari: dare un nome a ciò che finora ha avuto soltanto un sapore.

Un pezzo di ottobre a gennaio

Quattro territori, quattro risposte diverse allo stesso anno difficile: il Trentino difende una denominazione e apre i frutteti, l'Alto Adige inventa mele nuove, il Friuli scommette sulla biodiversità, il Veneto cerca l'identità in una sigla europea. Ma il gesto resta lo stesso da secoli: la mano che si chiude attorno al frutto, lo solleva, lo stacca. E quel gesto, ripetuto milioni di volte in queste settimane fra le Alpi e l'Adriatico, è ciò che ci permetterà, a gennaio, con la neve alle finestre, di mordere ancora un pezzo di ottobre.

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