La Psicologia dei sistemi di AI
In numerosi studi si cerca di capire come queste macchine sono state capaci di organizzare la conoscenza in pensieri astratti

Nello Cristianini, goriziano, è docente all'Università di Bath in Inghilterra. Con il Mulino di Bologna ha pubblicato una trilogia di libri divulgativi sugli sviluppi dell'AI: "La scorciatoia", "Machina Sapiens", "Sovrumano". Sono testi agili, divulgativi , ricchi di esempi, ma anche di domande a cui la ricerca attuale sta cercando di rispondere.
Nel suo ultimo volume, intitolato "Forma Mentis", si rivolge a un tema meno noto, la corsa per decifrare i pensieri delle macchine. Dal funzionamento a scatola nera di questi sistemi di reti neurali emergono forme e abilità inaspettate e sorprendenti e addirittura un approccio intenzionale, come se le macchine sviluppassero una propria personalità.
L'approccio ingegneristico deve ormai essere contemperato con un approccio anche psicologico: in numerosi studi si cerca di capire come queste macchine sono state capaci di organizzare la conoscenza in pensieri astratti e quindi come la comprensione del funzionamento di una macchina debba ormai studiare anche la sua psicologia, il comportamento, l’etologia, per usare un termine spesso citato nel libro.
Tra i tanti esempi che l'autore propone, due restano memorabili: il fatto che i sistemi di GEN-AI moderni non siano pappagalli stocastici, cioè macchine che riproducono pedissequamente quello che hanno letto o imparato, nonché il mantra “compressione uguale comprensione”. Non è un gioco di parole, ma la constatazione che per estrarre significato dai dati è necessario riconoscere strutture che vanno oltre alla semplice ripetizione dei dati stessi.
Un esempio è il programma Alpha-Zero: date le regole, in sole nove ore di addestramento giocando contro se stesso il sistema ha imparato a giocare a scacchi a livello di grande maestro, sviluppando autonomamente concetti di posizione e valore delle mosse simili ai migliori esperti umani.
L'aspetto più sorprendente è che per ogni mossa valuta soltanto 60.000 alternative contro i 60 milioni di un sistema istruito con partite vere già giocate. E’ dunque straordinariamente più efficiente e potente perché ha sviluppato un pensiero astratto, una forma mentis, direbbe l'autore, simile alla nostra.
(*) Docente di Data Analytics for Finance and Insurance, MIB Trieste School of Management
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