L’intelligenza artificiale nell’enciclica Magnifica Humanitas

Il cuore del messaggio si evince già dal titolo del capitolo centrale: “Tecnica e dominio”. Nei 245 paragrafi del testo non viene citato nemmeno una volta il Demonio, ma in molte occasioni vengono evocate le cosiddette Big Tech

Leonardo FelicianLeonardo Felician

Nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, varata da Leone XIII nella “Rerum Novarum” del 1891, a cui l'attuale Pontefice si sente particolarmente vicino, l’Enciclica “Magnifica Humanitas” si rivolge a tutti, non solo ai cristiani. Molto logica e consequenziale, con relativamente poche citazioni ”religiose”, interpreta i fenomeni attuali alla luce della lunga storia della Chiesa con un pensiero dinamico fedele al Vangelo.

La parte iniziale tratteggia l’evoluzione storica della dottrina nel segno di un’assoluta continuità e illustra i contributi portati dai Papi successivi, orientati ai princìpi del bene comune, della sussidiarietà (partecipazione e corresponsabilità dei cittadini e delle associazioni nella determinazione delle regole), della solidarietà e della giustizia sociale.

Il cuore del messaggio si evince già dal titolo del capitolo centrale: “Tecnica e dominio”. Nei 245 paragrafi del testo non viene citato nemmeno una volta il Demonio, ma in molte occasioni le grandi società con potere superiore anche a quello degli Stati che non rispondono alla comunità, ma a interessi privati, difficili da governare e orientare al bene comune.

La natura essenziale dell’AI è definita in maniera precisa, sottolineando che è coltivata più che costruita, oggetto di adattamento statistico, intelligente, ma non “sapiente”, in quanto non assume su di sé il senso ultimo delle conseguenze. L’atteggiamento verso questa tecnologia non è negativo a priori, anzi è molto aperto: l’innovazione può essere una forma umana di partecipazione all’atto divino della creazione. Ma in più punti si mette in guardia contro i pericoli latenti: sistemi AI che si presentano come neutrali e oggettivi rispecchiamo e rafforzano gli stereotipi di chi li ha progettati o dei dati su cui sono stati addestrati.

Per affrontare questi pericoli non serve una AI più morale, se questa morale è decisa da pochi, serve una politica più presente, quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente. Particolare attenzione viene prestata alla comunicazione, all’educazione e alla necessità di garantire a tutti e non solo ai privilegiati l’accesso alla tecnologia e alla formazione: missionari digitali possono aiutare a evangelizzare queste tecnologie e insegnare ad usarle secondo i princìpi della dottrina.

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(*) Docente di Data Analytics for Finance and Insurance, MIB Trieste School of Management

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