A Padova un trapianto di fegato robotico a organo protetto: è il primo al mondo
L’intervento concluso con successo dall’équipe del prof. Cillo: «È stato come montare l’Amerigo Vespucci all’interno di una bottiglia»

Due interventi eccezionali, che pongono ancora una volta l’ospedale di Padova nell’élite mondiale quando si parla di innovazione applicata alla cura delle persone. Nell’Azienda ospedale università di Padova è stato infatti eseguito con successo il primo trapianto di fegato completamente robotico, con l’organo protetto da una macchina da perfusione. I primi due pazienti che a livello internazionale si sono sottoposti all’operazione lo scorso mese di ottobre hanno 71 e 53 anni e oggi godono entrambi di ottima salute.
La strumentazione robotica permette di impiantare l'organo attraverso cinque semplici fori e un taglio nel basso addome senza chirurgia open, mentre la sofisticata tecnologia delle macchine da perfusione serve a tenere in vita l'organo espiantato migliorando tutte le sue funzioni. A concludere questo intervento d’avanguardia, è stata l'équipe del prof. Umberto Cillo, direttore Uoc Chirurgia epatobiliopancreatica e dei Trapianti di fegato.
«Abbiamo eseguito il primo trapianto di fegato completamente robotico – ha spiegato Cillo – sulla scorta di una esperienza a Modena di qualche tempo fa: l'innovazione messa a punto dalla mia equipe è quella di aver portato a termine con successo questo trapianto con un organo completamente protetto da una macchina da perfusione durante l'impianto».
«La sfida enorme è quella di eseguire un intervento di altissima complessità com'è il trapianto di fegato attraverso dei piccoli fori nell'addome - aggiunge Cillo - oltre a questa mini invasività la nostra tecnica permette anche di proteggere l'organo durante tutte le fasi dell'impianto. È un po' come montare l'Amerigo Vespucci all'interno di una bottiglia e farlo nei minimi particolari, solo che qui, e non mi pare un particolare piccolo, abbiamo a che fare non con un modellino ma con la vita dei pazienti».
«Io credo che la chirurgia italiana, almeno nei centri di altissima specialità, abbia chiuso l'era di trasformazione dalla chirurgia aperta, cruenta, macroinvasiva, a quella verso la mini invasività, e lo fa raggiungendo appunto la sua vetta più importante che è il trapianto di fegato».
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