In corsia fino a 72 anni: il via libera per i medici con un emendamento
L’annuncio del ministro Ciriani: «Nel Milleproroghe ripristinata la misura per tutto il 2026». Riccardi porta in Consiglio Fvg un provvedimento per i dottori già in pensione. Gino Gerosa, assessore regionale alla Sanità del Veneto: «Si tratta di una misura tampone che può avere un significato ma che non può essere risolutiva»

Il governo prolunga la misura che consente ai medici in età di pensione di dare ancora una mano al sistema della salute nazionale.
Con un emendamento al decreto Milleproroghe, appena incardinato alla Camera, verrà prorogata per tutto il 2026 la norma che rende possibile il lavoro fino a 72 anni, non più solo fino a 70.
Nel testo in via di definizione, viene precisato da Roma, si permetterà inoltre ai camici bianchi under 72 già andati in pensione di rientrare volontariamente in corsia. A darne notizia è il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, che, rivendicando un confronto diretto con il ministro della Salute Orazio Schillaci e con Palazzo Chigi, parla di un provvedimento che interessa nello specifico «medici e dirigenti ospedalieri» e non dimentica di essersi già fatto carico in passato di analogo intervento a favore dei medici di famiglia, che oggi possono decidere di rinviare la pensione fino al compimento dei 73 anni.
L’allarme
Quanto comunicato da Ciriani è una risposta alle preoccupazioni sollevate dai sindacati medici, in particolare dalla Federazione Cimo-Fesmed, che nei giorni scorsi aveva denunciato l’effetto dell’interruzione delle norme che consentivano di trattenere in servizio i medici più anziani: secondo le stime del sindacato, circa 5 mila professionisti a livello nazionale avevano continuato a lavorare grazie a quelle deroghe, diventando in molti reparti indispensabili per garantire turni e continuità assistenziale.
Solo un tampone
La proroga viene accolta come una boccata d’ossigeno, ma i sindacati non la scambiano per una soluzione strutturale. «È un utile tampone – commenta Giulio Andolfato, segretario Cimo del Friuli Venezia Giulia – in un periodo storico in cui aspettiamo che nei prossimi cinque anni esca dal sistema un medico su tre, ma non è normale che ci si regga sui settantenni. Il vero problema è che i giovani non entrano: stipendi bassi, carichi burocratici enormi, perdita di potere d’acquisto. In queste condizioni umilianti è difficile convincere un neolaureato a restare nel pubblico».
Sulla stessa linea Cosimo Quaranta, presidente dell’Ordine dei medici di Trieste. «Quella del Governo è una disposizione valida, soprattutto perché facoltativa – osserva –: dà la possibilità a chi lo desidera di continuare a lavorare, mettendo a disposizione del sistema personale già formato».
I nodi irrisolti
Quaranta richiama però le cause profonde della carenza: «I medici mancano da tempo. I giovani guadagnano meno rispetto ai colleghi europei, la formazione è mal retribuita, e il pubblico perde attrattività». E avverte: «Se non si interviene, si continuerà a spingere verso fenomeni distorsivi come quello dei gettonisti».
Sul valore della continuità delle cure insiste Anna Maria Bracale, presidente dell’Ordine dei medici di Udine: «Tutto ciò che garantisce una migliore presa in carico del paziente è positivo. Se un medico se la sente di restare fino a 72 anni, tanto meglio: conosce il territorio, i pazienti, i percorsi clinici». L’alternativa «sono i gettonisti: per quanto capaci, non creano fidelizzazione né continuità assistenziale».
I liberi professionisti
Parzialmente soddisfatto, ma con prudenza, è Massimiliano Tosto, segretario di Anaoo Assomed Fvg: «L’avanzamento dell’età pensionabile è naturalmente previsto su base volontaria e può essere un piccolo aiuto. In generale, c’è bisogno di un profondo cambiamento per quanto riguarda la difesa dei dirigenti medici e sanitari, le politiche del personale e i percorsi universitari per far tornare attrattiva la professione».
Tosto apre poi un’altra partita, quella del rinnovo dei contratti dei medici già in pensione: «Anche se non parliamo di grandi numeri, un centinaio di persone in Fvg, il governo deve intervenire pure su quelli».
L’emendamento in consiglio
Una questione di cui si sta occupando l’assessore del Fvg Riccardo Riccardi, che informa della proposta delle Regioni di «consentire anche per il 2026 incarichi semestrali di lavoro autonomo per i dirigenti medici, veterinari e sanitari, nonché per il personale del ruolo sanitario del comparto sanità, collocati in quiescenza».
Nell’attesa, l’assessore porterà oggi in aula un emendamento, agganciato alle nuove norme sulla benzina agevolata, per consentire alle Aziende sanitarie di procedere con questa soluzione. La Regione Friuli Venezia Giulia cercherà di continuare a facilitare le assunzioni, anche se non potrà intervenire sulla materia fiscale. E dunque, a meno appunto di un intervento statale, non è detto che ai medici in pensione possa convenire tornare al lavoro in presenza di una tassazione eccessiva.
Il commento del professor Gino Gerosa, assessore regionale alla Sanità del Veneto: «Si tratta di una misura tampone che può avere un significato ma che non può essere risolutiva. La via maestra è reingegnerizzare il sistema della sanità, per ottimizzare le risorse e per essere attrattivi verso le eccellenti professionalità di giovani medici che oggi preferiscono andare all’estero».
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