Aviaria, il pericolo di una nuova pandemia. E fra 25 anni, antibiotici senza effetto
Due minacce all’orizzonte per la salute pubblica, serve prevenzione. La direttrice della Prevenzione della Regione Veneto Francesca Russo: «Se non corriamo ai ripari, nel 2050 rischieremo di avere infezioni batteriche non più curabili»

Ci sono due minacce sanitarie all’orizzonte. Una ravvicinata nel tempo, l’altra altamente probabile ma assolutamente imprevedibile quanto a scadenza. La prima è l’antibiotico resistenza: nel 2050, fra meno di 25 anni, i farmaci che hanno salvato l’umanità dai batteri, perderanno efficacia a causa dell’abuso che ne abbiamo fatto. La seconda è l’arrivo di una nuova pandemia legata allo spillover, al passaggio di un virus da una specie animale all’uomo esattamente com’è successo con il Covid. E ora il maggiore indiziato, nonché sorvegliato speciale, è il virus dell’aviaria.
È quanto emerso al Musme (il Museo di Storia della Medicina) di Padova, in occasione dell’inaugurazione della mostra “Grande come un virus”, realizzata dall’Istituto di Biofisica del Cnr di Milano e dall’Istituto Europeo di Design. L’esposizione è un viaggio affascinante che permette di immergersi nel mondo nanoscopico dei virus; in questa prospettiva si conosceranno anche i batteri e l’emergenza dell’antibiotico resistenza. Una mostra importante anche per reagire ai nuovi pericoli, tanto più «che viviamo in un tempo stranissimo dello scetticismo scientifico», come ha sottolineato Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilatico Sperimentale delle Venezie. Un tempo in cui sono necessarie agli scienziati modalità completamente rinnovate di comunicazione per riuscire a far arrivare il messaggio ai cittadini.
L’antibiotico resistenza

Lo scenario, tutt’altro che rassicurante, è stato illustrato da Francesca Russo, direttrice della Prevenzione della Regione Veneto che a proposito di antibiotico resistenza ha parlato di una “pandemia silente”. «Intendiamo contrastare un fenomeno molto importante, un pericolo vero: non avere più gli antibiotici che possono combattere le infezioni causate da batteri», ha spiegato, «La previsione è che entro il 2050, se non implementeremmo le azioni avviate, potremmo avere antibiotici che non funzioneranno più. Non voglio neanche immaginare lo scenario, con le infezioni che non si possono più curare. Come contrastarlo? Ci sono azioni avviate a livello trasversale: negli ospedali con l’igiene di chi li frequenta, con l’informazione ai medici di medicina generale e ai cittadini, visto che siamo noi spesso a chiedere l’antibiotico». Russo ha ricordato il Piano regionale di Prevenzione. E prevenzione è la parola d’ordine anche per l’altra minaccia che incombe sulla salute pubblica: il rischio di una nuova pandemia.
Aviaria

«Quello dell’influenza aviaria è uno dei virus sorvegliati speciali per quanto riguarda una nuova possibile pandemia che cerchiamo di scongiurare lavorando continuamente nella sorveglianza e nel controllo», ha detto Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilatico che è anche Centro di riferimento europeo per l’aviaria. In Italia a metà gennaio erano stati rilevati cinquanta focolai, di cui dieci in Veneto. Una regione, la nostra, particolarmente esposta perché le rotte degli uccelli migratori, spesso infetti, corrono sopra la Laguna di Venezia. «Il Veneto, da questo punto di vista, è bersagliato tanto più che qui sono presenti numerosi allevamenti», sottolinea Ricci.
Ma perché proprio l’aviaria è temuta dagli scienziati?
Il rischio pandemia è strettamente connesso allo spillover, il passaggio del virus dalla specie animale all’uomo. E il responsabile dell’aviaria, da questo punto di vista, è decisamente avanti con il percorso. «Inizialmente colpiva gli uccelli migratori, successivamente è passato alle galline e alle anatre e ora, seppur più raramente, anche ai mammiferi: ai bovini negli Stati Uniti e, in casi sporadici nel sudest asiatico, in uomini che hanno vissuto a stretto contatto con l’animale infetto», prosegue Ricci.
Che spiega come il piano di prevenzione preveda una sorveglianza strettissima: «Riceviamo campioni da tutto il mondo e li sequenziamo per vedere se il virus sta acquisendo mutazioni che lo rendono più pericoloso per l’uomo. Al momento questo non sta succedendo». Intanto lo Zooprofilatico, insieme al ministero, sta lavorando a un vaccino destinato alle galline ovaiole e ai tacchini che metterebbe al sicuro animali e uomini.
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