Abbiamo inventato la longevità, ma non abbiamo ancora imparato a invecchiare

Viviamo più a lungo, ma il vero obiettivo della medicina è spostare in avanti gli anni trascorsi con malattie e perdita di autonomia. E in questa sfida il muscolo ha un ruolo molto più importante di quanto immaginiamo

La redazione

Chi vuole vivere per sempre, cantava Freddie Mercury dei Queen nel 1986 in “who wants live forever” gemma sempre poco citata all’interno di quel disco gemma che risponde al nome di “A Kind of Magic”. E forse bisognerà iniziare a dotarsi di un pizzico di magia o immaginazione quando si festeggia il compleanno d’ora in poi, cambiando anche un po’ la prospettiva. Più che quanti abbiamo davanti, come vogliamo viverli per arrivare al sospirato e immortale “per sempre”?

La medicina in questi ultimi decenni ha compiuto passi da gigante e allungato la prospettiva di vita. Come? Diagnosticando prima molte malattie, curandone altre che un tempo lasciavano poche possibilità, intervenendo su condizioni sempre più complesse.

Ma allungare la vita non significa automaticamente allungare la parte migliore della vita. È questo il nuovo paradigma della longevità: non aggiungere semplicemente anni, ma cercare di concentrare il più possibile gli anni di malattia e fragilità alla fine dell'esistenza. In medicina si parla di healthspan, gli anni vissuti in buona salute, da distinguere dalla semplice durata della vita.

Il vero indicatore non è la torta di compleanno

Immaginiamo due persone che arrivano entrambe a 90 anni. La prima conserva autonomia, forza sufficiente per camminare, salire le scale, uscire di casa, incontrare gli amici e gestire la propria quotidianità. La seconda trascorre gli ultimi quindici o vent'anni della propria vita alle prese con fragilità, cadute, perdita di massa muscolare, malattie croniche e crescente dipendenza dagli altri.

Hanno raggiunto la stessa età. Ma hanno vissuto due vecchiaie completamente diverse. È qui che la discussione sulla longevità cambia prospettiva. Il traguardo non è soltanto arrivare più lontano: è arrivarci nelle condizioni migliori possibili. E uno degli elementi meno spettacolari, ma più importanti, di questa partita è il muscolo.

Il muscolo non è soltanto questione di forza

Con l'età la massa muscolare tende fisiologicamente a ridursi. Ma l'invecchiamento non è una condanna a diventare fragili e perdere progressivamente autonomia.

La quantità e soprattutto la qualità del muscolo hanno conseguenze che vanno ben oltre la capacità di sollevare un peso. La forza serve per compiere gesti apparentemente banali: alzarsi da una sedia, mantenere l'equilibrio, portare la spesa, affrontare una scala, recuperare dopo un periodo di malattia.

Quando quella riserva diminuisce, anche un problema apparentemente piccolo può avere conseguenze molto più grandi. Una caduta, per esempio, può trasformarsi in una frattura, in un ricovero e poi in un lungo periodo di immobilità. E l'immobilità, a sua volta, accelera la perdita di forza. Altro che immortalità! È un circolo vizioso che spiega perché parlare di forza muscolare significhi parlare anche di autonomia vitale.

Non bisogna aspettare di essere anziani

Il punto interessante è che questa partita non si decide necessariamente quando i capelli diventano bianchi. La salute degli anni futuri si costruisce molto prima, attraverso un insieme di comportamenti che hanno poco di spettacolare: attività fisica regolare, alimentazione equilibrata, sonno adeguato, controllo dei principali fattori di rischio e attenzione alla salute cardiovascolare e metabolica.

Non significa inseguire l'eterna giovinezza, né trasformare ogni cittadino in un atleta. Significa arrivare all'età avanzata con una riserva funzionale maggiore, così da avere più margine quando il corpo inevitabilmente incontra le conseguenze dell'età o di una malattia.

È una distinzione fondamentale: prevenire l'invecchiamento è impossibile; prevenire una parte della fragilità associata all'invecchiamento è invece un obiettivo concreto.

La sfida è spostare la fragilità verso la fine

È probabilmente questa la vera frontiera della medicina della longevità. Più che promettere di fermare il tempo o vendere l'illusione di restare giovani per sempre, è comprimere il periodo della vita caratterizzato da malattia e dipendenza e conservare più a lungo possibile capacità fisiche e cognitive.

Per riuscirci serviranno naturalmente medicina, ricerca e nuove terapie. Ma anche qualcosa di molto meno futuristico: una cultura diversa della salute.

Perché se continuiamo a considerare il movimento soltanto come un'attività sportiva e non come una componente essenziale della salute, rischiamo di lasciare fuori proprio le persone che ne avrebbero più bisogno.

La longevità va in scena al Gran Teatro Geox

È anche di questo che si parlerà alla sesta edizione dello Spettacolo della Salute, il 26 settembre al Gran Teatro Geox di Padova dalle 9.30 alle 12.30.
Una mattinata che mette a confronto medicina, scienza, sport e divulgazione attraverso le voci di Josefa Idem, Sara Farnetti, Monica Calcagni, Elena Meli, Saul Piffer, Mike Maric, Federico Menetto, Federica Alberti, Luca Migliolaro e Luca Giardiello.

Dalla nutrizione alla salute femminile, dalla psicologia alla performance, il filo comune sarà quello della qualità della vita e della capacità di prenderci cura della salute prima che diventi una diagnosi.

Per partecipare è necessario prenotare il proprio posto: il Pass Solidale costa 10 euro, è nominale e comprende l'accesso all'evento; l’intera quota viene destinata a Show Care ODV, il progetto che offre attività fisica personalizzata e gratuita alle persone in follow-up oncologico.
Previste anche formule dedicate ai gruppi e l'accesso gratuito, previa prenotazione, per le classi delle scuole medie e superiori. Riserva il tuo posto: https://spettacolodellasalute.it/iscrizione-sesta-edizione/

Perché forse la grande rivoluzione della longevità non sarà vivere per sempre. Sarà arrivare a 100 anni ancora indipendenti il più a lungo possibile.

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