Zanettin sul referendum Giustizia: «Su voto e affluenza ha pesato il fattore Trump»
Il senatore del Comitato per il Sì: «Il governo cerca di mantenere l’equilibrio. Ma tra i cittadini c’è disorientamento per la guerra e la schizofrenia dei prezzi»

Sull’esito del referendum ha pesato il fattore Trump. Ha giocato il disorientamento vissuto dagli italiani di fronte alla nuova guerra e, con essa, quello per la schizofrenia dei prezzi. Ma non solo la politica estera: ci sono state, nel corso di queste settimane di intensa e dura campagna elettorale, anche alcune sgrammaticature del centrodestra. È l’analisi del voto da parte del senatore vicentino di Forza Italia Pierantonio Zanettin, avvocato di fama, impegnato in prima linea nei Comitati per il Sì.
Senatore Zanettin, come spiega la sconfitta del Sì?
«Non c’è niente da rimproverare a Forza Italia. Ci siamo battuti fin dal primo giorno e il partito si è votato completamente a questa causa con il massimo di energia, di impegno, di attenzione, di risorse materiali e umane. Forza Italia la sua parte l’ha fatta. In Veneto abbiamo un 58% abbondante, il 59% nella provincia di Vicenza e anche a Padova siamo sopra la media regionale. La sensazione che avevo all’inizio, che saremmo andati bene, è stata confermata in Veneto e in Lombardia, le regioni che ho praticato maggiormente. La frana è stata al Sud».
Cosa l’ha provocata?
«Non so spiegarlo. Non ho fatto io la campagna lì. Il tracollo del Sud è stato del tutto inaspettato».
Solo in tre regioni ha vinto il Sì e in Veneto con la percentuale maggiore. Una peculiarità del lombardo veneto?
«Siamo le regioni più liberali d’Italia, qui lo spirito liberale soffia in modo più energico».
Inaspettata anche l’affluenza così rilevante.
«L’affluenza massiccia è cosa positiva. Dicevo che la giustizia è materia tecnica su cui è difficile portare mobilitazione di elettorato, invece non è stato così. La percezione è che abbia inciso molto Trump».
Trump?
«Il nostro Governo cerca di mantenere l’equilibrio con Trump, scelta inevitabile e doverosa per l’interesse del Paese. Ma queste guerre e in particolare l’ultima, e questa schizofrenia dei prezzi, hanno creato disorientamento tra i cittadini. E, credo, abbiano inciso sul risultato finale».
Un voto politico, quindi.
«Quando va a votare il 60% dei cittadini c’è una valutazione politica. Il numero di serate e di confronti era eccezionale, e avevamo percepito del fermento».
Serve ora un ripensamento della politica estera da parte del governo?
«No, perché prevale l’interesse nazionale. Anche se come Forza Italia siamo più europeisti che trumpiani e personalmente mi sento più vicino all’Europa che a Trump. D’altra parte quando si fanno scelte geopolitiche non si può prescindere da Trump. Ma nel nostro Paese, e non solo, il presidente americano è un elemento divisivo».
La campagna referendaria ha avuto toni molto accesi, è stato un errore?
«Ci sono state delle sgrammaticature. Come Forza Italia avevamo indicazioni ben precise: essere legati al merito, non attaccare i magistrati. E questo è stato il nostro clichè. Certi toni sgrammaticati non hanno giovato».
Come quelli del Gabinetto di Nordio?
«Non voglio tirare la croce addosso a nessuno. Come Forza Italia abbiamo fatto campagna elettorale puntando sugli aspetti tecnici, senza attacchi alla magistratura. Sia la sinistra che alcuni elementi di centrodestra hanno avuto sgrammaticature che potevano essere evitate. Fino a poche settimane fa si dava per scontata la vittoria del sì, poi qualcosa è cambiato. Ci sono stati errori anche del centrodestra ma, come dicevo, ha inciso il fattore Trump».
Era meglio lasciare la riforma della giustizia al Parlamento?
«Del senno di poi sono piene le fosse: semplicemente è andata così».
L’alleanza Lega-Forza Italia- Fratelli d’Italia si fonda su tre grandi proposte di riforma: l’autonomia, la giustizia, il premierato. La prima e la seconda sono state fermate. Cosa succederà con il premierato?
«Non lo so, non sono in grado di dirlo. Decideranno i capi di partito».
E politicamente cosa succederà ora?
«Ora politicamente calma e gesso, abbiamo di fronte avversari divisi. Occorre rifocalizzarsi sui temi che interessano i cittadini: immigrazione, sicurezza, economia. Non credo ci sia più spazio per la riforma della giustizia».
Pensa, come la premier Meloni, che il referendum sia stata un’occasione persa?
«Sì, era l’occasione per cercare di rimettere a posto la Giustizia. Prendiamo atto, accantoniamo il disegno, se ne riparlerà più avanti, almeno 10 anni o forse più. Difficile che qualcuno riprenda ora in mano questo tema».
C’è il disegno di legge che porta la sua firma, presentato in Commissione Giustizia, e che dà attuazione alla Cartabia. Si riparte da lì?
«Vedremo. Le mie proposte di legge, sono lì. Sulle scelte delle priorità nell’esercizio dell’azione penale sono state fatte audizioni in Commissione Giustizia. È un adempimento della Cartabia, è la legge di attuazione. Eravamo in attesa del parere del Governo, vedremo cosa intende fare il ministro Nordio».
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