Enrico Costa: «Forza Italia è il cuore liberale del governo. Giustizia? Avanti con Nordio»

Il neo-capogruppo azzurro traccia la rotta per l’ultimo anno di legislatura: «Priorità a prescrizione, intercettazioni e responsabilità dei magistrati». Sulla dialettica con la Lega: «Sensibilità diverse, ma l’integrazione di chi lavora è una risorsa». E sulla riforma elettorale avverte: «Vogliamo un vincitore chiaro, le opposizioni dialoghino»

Carlo BertiniCarlo Bertini
Enrico Costa
Enrico Costa

«Bisogna finirla di parlare di ruoli, posizioni, parliamo di contenuti».

Che sono opposti a quelli della Lega, come si è visto a Milano con la vostra contromanifestazione che ha contestato quella sulla remigrazione di Salvini, giusto Enrico Costa?

«L’iniziativa di Forza Italia è coerente con la linea del governo: chi lavora onestamente, si integra con i nostri valori e segue un percorso organico di vita nel nostro paese, è una grande risorsa per l’Italia e per le imprese. Nel centrodestra ci sono sensibilità diverse che attraverso il confronto trovano una sintesi. Questa è la nostra forza».

C’è anche il nuovo decreto sicurezza del governo: non ha un’impronta liberticida, fuori dai principi di FI?

«No, perché la libertà si può esprimere solo se viene garantita la sicurezza di ciascuno. Anche la libertà di manifestare pacificamente è garantita se c’è la sicurezza di poterlo fare e di non essere assimilato a dei violenti che vogliano strumentalizzare la piazza».

Quindi siete d’accordo con misure come il fermo preventivo prima dei cortei?

«Sì, perché serve un bilanciamento tra diritti. Ciascuno deve poter manifestare liberamente e deve avere la garanzia che non vi siano elementi che impediscano questo suo diritto».

Da neocapogruppo di Forza Italia, quali sono i temi con cui il partito intende distinguersi di qui alle politiche?

«Sto dedicando tutto il mio tempo al confronto con i colleghi e ciascuno mi porta idee, tutte in chiave liberale. Abbiamo un anno di fronte e non è solo importante la proposta di legge che viene accolta, ma la gamma di proposte politiche che mostrano all’esterno la tua identità. Il taglio è l’attenzione alla persona, in chiave liberale e alla libertà di poter scegliere, in tutti i campi».

Tradotto in concreto?

«Economia, dal punto di vista della concorrenza perché abbiamo settori ingessati su cui si può agire, poi rimuovere gli ostacoli per consentire alle imprese di esprimere il loro potenziale, grande attenzione alle famiglie perché possano programmare il futuro senza ansie. La libertà di poter scegliere tocca anche il tema dei diritti. Su questo, puntiamo su una linea equilibrata, finalizzata a consentire a tutti di esprimere la propria personalità».

Con proposte specifiche sui gay o i diritti Lgbtq+?

«Attenzione alla persona significa rispetto della personalità, sempre in un quadro di coerenza costituzionale».

Va bene, dunque nessuno strappo con gli alleati. E sulla giustizia, che risposta date ai milioni di italiani che hanno detto No alla vostra riforma? Come vi spiegate questa batosta?

«Noi dobbiamo una risposta a 13 milioni di persone che hanno detto Sì. Io ho girato molto il paese e il No al referendum è stata l’unione di tanti segmenti che non avevano nulla a che fare con il merito alla riforma. Che fare ora? Mi aspetto che il ministro Nordio venga in Parlamento a illustrarci le sue idee per questo anno di legislatura, perché ci sono norme in itinere da approvare, la prescrizione in Senato, la norma sui sequestri degli smartphone e delle chat, la custodia cautelare ed il carcere. E non accantonerei il tema della responsabilità civile dei magistrati, che oggi è un titolo senza contenuto».

Una conseguenza è stata anche la nomina di volti nuovi in Forza Italia. Che significato ha la sua, dopo il pressing dei Berlusconi?

«Ciò che conta è che vi sia stato un voto unanime del gruppo parlamentare. Arrivo nella fase finale della legislatura, il gruppo fin qui è stato presieduto bene dai colleghi Cattaneo e Barelli, in sintonia con la saggia guida di Antonio Tajani. Certo, ci sono fasi di alternanza fisiologica e io punterò a garantire il massimo della coesione. Preferisco cucire che strappare. Per il resto, non conosco personalmente i familiari di Berlusconi, ma ne apprezzo molto il tratto liberale».

Nega che vi sia una richiesta di emancipare Forza Italia dalla sovranità di Meloni sull’alleanza?

«Non ho mai percepito ciò, nel centrodestra c’è una dialettica che ha sempre portato alla sintesi, come dimostra la riforma sulla Giustizia: una nostra battaglia, che i nostri alleati hanno condiviso in Parlamento».

Pensa che riuscirete ad approvare una nuova legge elettorale?

«Lo spirito della proposta è semplice. Chiediamo alle opposizioni: vogliamo lavorare insieme affinché il giorno dopo le elezioni vi sia un vincitore chiaro? Il principio di governabilità è l’essenza di questa riforma».

E se le opposizioni diranno no, la approverete a colpi di maggioranza?

«Le forzature sono sempre sbagliate, bisogna dialogare su temi così importanti. Il primo passo è mettere le opposizioni in condizioni di offrire il loro contributo. Se ci sarà una chiusura netta, vedremo».

Ma se si andasse alle urne con il sistema attuale e il voto finisse in un pareggio, Forza Italia potrebbe mollare il centrodestra e andare con il centrosinistra?

«Io credo che il centrodestra vincerà comunque, con qualsiasi legge elettorale, perché abbiamo una sintonia di contenuti che a sinistra non c’è. Se qualcuno tratteggiasse le dinamiche di un primo consiglio dei ministri con Fratoianni, Bonelli, Schlein e Conte, che ne verrebbe fuori? Il centrosinistra sta confondendo il voto del referendum con le politiche, un grave errore».

Quindi Forza Italia è stabilmente collocata nel centrodestra?

«Sì». —

Riproduzione riservata © il Nord Est