Enigma Luca Zaia tra il successo del “Fienile” e il silenzio sulla guida del centrodestra
Tra le tensioni Salvini-Vannacci e la nuova carica in Consiglio regionale, l'ex governatore sceglie il racconto con il suo videopodcast. Ma la Lega (e non solo) lo spinge a fare il leader

C’è un curioso paradosso nella politica veneta. L’uomo che tutti aspettano è anche quello che meno di tutti sembra avere fretta.
Da quasi trent’anni Luca Zaia rappresenta il volto della Lega veneta.
Oggi continua a essere il politico più popolare della regione, ma sceglie un altro palcoscenico. Non quello della battaglia politica, bensì quello del racconto.
Mentre la Lega vive probabilmente il momento più delicato della sua storia, tra Matteo Salvini deciso a difendere la propria leadership e Roberto Vannacci che continua a crescere intercettando una parte dell’elettorato del Carroccio, Luca Zaia sceglie una strada diversa: conversare con mondi lontani dalla politica.
Lo fa in un contesto fuori dagli schemi, nell’ambito del “Fienile”, dove per una volta non è lui a farsi intervistare ma a intervistare. Davanti a sé non ha leader di partito, ma scrittori, giornalisti, artisti, sportivi e personaggi dello spettacolo. La politica resta sullo sfondo. Passano Sabrina Salerno, Aldo Cazzullo, Mara Venier, Gerry Calà, Adriano Panatta, Licia Colò, Red Canzian, Paolo Crepet. Vecchie amicizie, nuovi incontri. Si parla di libri, di musica, di sport, di televisione, di esperienze di vita. Mai di politica.
«Non è il momento», si limitano a ripetere le persone che gli sono più vicine. «È una fase delicata». Una frase che, più di tante analisi, racconta il momento che sta vivendo l’ex governatore.
È come se l’ex presidente della Regione stesse costruendo una seconda dimensione pubblica.
Nel Fienile Zaia racconta il presente. Il mondo politico a lui vicino, invece, continua a chiedergli di scrivere il futuro.
Anche il passaggio istituzionale racconta bene questa fase. Da Palazzo Balbi a Palazzo Ferro Fini. Da presidente della Giunta regionale a presidente del Consiglio regionale. Lo stesso titolo, ma un ruolo completamente diverso. Meno governo, più rappresentanza. Più tempo per osservare che per decidere.
Nel frattempo, però, la politica continua a cercarlo.
Qualche cartello con scritto “Zaia salvaci” compare qui e là. L’ex leghista Giannantonio Da Re arriva perfino a provocarlo pubblicamente: «Invita Salvini al Fienile». L’incontro dello scorso aprile con Marina Berlusconi alimenta nuove ipotesi sul suo futuro. C’è chi immagina una rifondazione dell’area moderata, chi continua a sognare un nuovo contenitore politico del Nord e chi vede in lui l’unica figura capace di fermare l’emorragia di consensi verso Vannacci.
Zaia, però, non raccoglie nessuna di queste sollecitazioni. Si limita ad accomodarsi al “tavolo” con Salvini e a tutti gli altri. Ed è proprio questo il dato politico più interessante.
Il suo silenzio non è assenza. È una scelta. Perché parlare oggi significherebbe inevitabilmente prendere posizione: tra Salvini e chi, dentro e fuori la Lega, gli chiede di aprire una fase nuova; tra il partito che lo ha portato ai vertici del Veneto e una possibile nuova avventura politica.
Mentre il Fienile cresce, una parte del mondo leghista osserva questa nuova dimensione con un certo stupore. Le interviste, le presentazioni di libri dal balcone di Palazzo Ferro Fini, le conversazioni con scrittori, giornalisti e personaggi dello spettacolo sono certamente un modo intelligente di comunicare. Ma tra molti militanti la domanda è un’altra.
Che cosa aspetta Zaia?
Ha ancora un consenso personale che pochi amministratori possono vantare. Conserva una credibilità costruita in oltre quindici anni di governo del Veneto. È probabilmente l’unico dirigente del centrodestra capace di parlare anche a un elettorato che va oltre i confini del proprio partito. Per questo una parte della Lega continua a tirarlo per la giacca. Non gli chiede di fare il podcaster o il presentatore di libri. Gli chiede di fare il leader.
Ed è forse proprio questa la contraddizione che attraversa oggi il centrodestra veneto. In un Paese dove tutti lamentano la mancanza di leadership, il Veneto dispone probabilmente del leader regionale più forte degli ultimi vent’anni. Un amministratore che ha costruito consenso, credibilità e popolarità come pochi altri. Ma è lo stesso Zaia a scegliere, almeno per ora, di non trasformare quel patrimonio in una sfida politica nazionale.
Forse perché sa che ogni scelta avrebbe un prezzo. Schierarsi significherebbe inevitabilmente rompere un equilibrio: con Salvini, con la Lega, con quella parte di elettorato che oggi guarda con interesse anche a Vannacci. Forse ritiene che i tempi non siano ancora maturi. O forse, semplicemente, dopo tanti anni di governo preferisce lasciare che siano gli altri a muovere la prima pedina.
Intanto il Fienile continua a riempirsi di ospiti. La politica, invece, continua ad aspettarlo.
Ma l’attesa, in politica, non dura per sempre. Prima o poi anche Luca Zaia dovrà decidere se il Fienile rappresenta soltanto una piacevole parentesi o il preludio di una nuova stagione.
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