Costi dell’energia, Gava: «Meno oneri di sistema per alleggerire le bollette»
Il viceministro: «Le coperture dai fondi della manovra o della flessibilità». Le critiche all’Ue: «Ha risposte elefantiache, noi dobbiamo agire rapidamente». Per il futuro si punta sul nucleare: «È una questione di sicurezza nazionale»

Il taglio delle accise è la risposata dell’immediato. Ragionando su tempi medio-lunghi le bollette degli italiani si alleggeriscono dando, soprattutto, una sforbiciata agli oneri di sistema. All’indomani delle decisione del Consiglio dei ministri di estendere gli aiuti fino al 17 settembre, il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Vannia Gava, illustra le proposte definite nella due giorni della kermesse leghista appena organizzata, a Roma, dal vicesegretario generale del Carroccio, Claudio Durigon.
«L’Europa ha risposte elefantiache, molto lente. Il nostro Paese invece deve agire in maniera veloce, deve intervenire subito sulle difficoltà derivanti dalla perdita di competitività delle imprese italiane che pagano cara l’energia. Un dato è inconfutabile: senza energia non c’è economia e senza economia si mette a rischio la stabilità di un Paese».
Cosa non funziona?
«L’Europa non riesce a capire che il Green deal non va, occorreva e occorre una svolta, soprattutto alla luce delle crisi geopolitiche ancora in corso. Non averlo fatto ha messo in ginocchio il nostro sistema produttivo».
Qual è il punto?
«Non si può chiedere all’industria di correre più veloce della tecnologia. Spingere sull’elettrico quando ci sono ancora processi che non possono essere elettrificati è un problema. A queste condizioni il sistema per lo scambio di emissioni (Eu-Ets) non viene utilizzato come opportunità di transizione ma come spinta alla deindustrializzazione, e questo è un problema».
Vanno rivisti i percorsi?
«Assolutamente. Ai tavoli europei continuiamo a ripetere che si sta sbagliando di nuovo direzione e che, anziché dirigerci verso la transizione ecologica e dello sviluppo sostenibile, stiamo andando a sbattere, dritti verso una deindustrializzazione italiana ed europea».
Quindi, cosa proponete?
«Nella bellissima due giorni di dibattito e confronto “Verso la Finanziaria 2027”, abbiamo analizzato come valorizzare gli strumenti di flessibilità e come rendere stabile l’energy release, il meccanismo italiano per fornire energia alle imprese a prezzo calmierato in cambio di investimenti. Le 3.200 imprese aderenti pagano l’energia 65 euro a megawatt/ora, quasi un quarto dei prezzi di mercato: questo non è un sussidio bensì un anticipo di energia in cambio di investimenti. Il meccanismo sta funzionando e va valorizzato. Così come vanno assolutamente valorizzate le soluzioni offerte dai biocarburanti, dal biometano e dalle bioenergie. Non solo perché le tecnologie e le materie prime sono tutte italiane, ma soprattutto perché si decarbonizza a costo zero».
La Lega riconosce l’urgenza di investire sulle rinnovabili?
«Questo governo ha già fatto molto in questo senso: con la sburocratizzazione del sistema e le semplificazioni, in questi anni, abbiamo messo a terra quasi 30 gigawatt di rinnovabili. Dobbiamo però valorizzare e rendere più sicure le reti e investire sugli accumuli».
La Lega resta a favore del nucleare?
«L’investimento sul nucleare è una proposta storica della Lega, Salvini ne parlava già nel 2018. In sto momento Francia e Spagna, disponendo dei reattori nucleari, pagano molto meno l’energia e vendono a noi una parte della loro produzione. Per un Paese manifatturiero come il nostro il nucleare diventa una questione di sicurezza energetica. Dobbiamo correre sul nucleare ma anche, ad esempio, sulle centrali idroelettriche. La settimana scorsa c’è stata una sentenza storica, la Corte di giustizia europea ha riconosciuto che le concessioni delle piccole centrali idroelettriche non sono soggette alla direttiva Bolkestein».
La loro gestione verrà assegnata senza gara: cosa cambierà?
«Cambierà molto. Anzitutto siamo intenzionati a chiedere un tavolo di confronto europeo per esentare anche le grandi derivazioni dalla direttiva Bolkestein. L’obiettivo Lega è giungere al modello Lombardia, la cosiddetta quarta via, ovvero rinnovare le concessioni in cambio di investimenti in efficienza, manutenzione e aumento di capacità ma, soprattutto, di un vincolo a cedere parte dell’energia prodotta a famiglie e imprese a prezzi calmierati. Credo che anche questo sia un discorso di buonsenso».
Torniamo alle bollette: lei ha proposto il taglio degli oneri di sistema.
«Abbassare gli oneri di sistema delle bollette è il primo punto in assoluto. Con i fondi della legge di bilancio o con i fondi della flessibilità, dobbiamo spostare almeno una parte degli oneri di sistema sulla fiscalità generale altrimenti pagheremo la bolletta più cara del 20 per cento rispetto agli altri paesi europei».
Questo punto è legato alla richiesta di flessibilità per l’energia avanzata dal ministro Giorgetti all’Europa?
«È chiaro che si tratta di proposte soggette a mediazione. Su alcuni temi mi sono già interfacciata con il segretario Salvini e il ministro Giorgetti che condividono. Bisognerà verificare quanti fondi avremo a disposizione. Per la Lega però questi sono punti fondamentali».
Come valuta le agevolazioni per le estrazioni di idrocarburi?
«Quella introdotta dal Consiglio dei ministri è una misura per evitare che procedimenti strategici per il Paese restino bloccati per anni. Infatti è una richiesta pervenuta da alcune Regioni. La norma non le scavalca e non ne riduce le competenze: le coinvolge e prevede prima un’interlocuzione per sbloccare il procedimento. Solo in caso di inezia e per attività strategiche nazionali si può intervenire in via sostitutiva».
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