L’impegno di Emma Bonino tra piazze e palazzi: la sua lotta civile in difesa dei diritti
Dalle battaglie con Pannella ai ruoli istituzionali in Italia e all’estero, non ha mai accettato i compromessi ma con una postura non ideologica alle posizioni di Pannella

Una “radicale istituzionale”. E portatrice dello spirito del radicalismo all’interno delle istituzioni. Si potrebbe provare a sintetizzare così – per difetto – l’eredità della straordinaria attività politica di Emma Bonino, che si è spenta all’età di 78 anni, dopo un’eroica battaglia contro la malattia.
Una combattente infaticabile anche in questo frangente drammatico, come lo è stata nelle lotte per fare avanzare i diritti nel corso di tutta la sua esistenza. All’insegna di una traiettoria che l’ha portata, per l’appunto, ad alternare le battaglie nelle piazze accanto a vari movimenti e alla società civile auto-organizzata ad altre dentro le istituzioni, dove ha ricoperto cariche di grande rilievo.
Innovativa
Nel panorama della politica italiana contemporanea, pochissime figure hanno saputo incarnare con eguale intensità la spinta all’innovazione culturale e politica e, al contempo, l’etica della responsabilità istituzionale. La sua parabola costituisce, così, la summa esemplare di una cultura politica – quella liberal-radicale e azionista – che ha costantemente operato quale ostinata minoranza “profetica” in un Paese assai incline al conservatorismo, al corporativismo e al trasformismo.
Come da tratto tipico – e strutturale – della politica del Partito radicale, per comprendere appieno la figura di Bonino bisogna fare attenzione alla sua propensione per la comunicazione e ai codici dell’attivismo sulla scena pubblica. Dalle battaglie libertarie degli anni Settanta al fianco di Marco Pannella – le campagne per il divorzio, il superamento dell’aborto clandestino e la riforma del diritto di famiglia – fino alle sfide sovranazionali, la sua attività ha contribuito a ridefinire il concetto stesso del «fare politica».
In questo sodalizio intellettuale e operativo, se Pannella è stato il demiurgo, il profeta “drammaturgico” e scenico capace di spettacolarizzare la “fame di diritti” di tutta una parte della società italiana attraverso la reinvenzione della forma-partito e l’uso eminentemente politico del proprio corpo, Emma Bonino ne ha rappresentato la declinazione pragmatica e razionale. Ha saputo fondere l’intransigenza dei principi con un rispetto rigoroso per il perimetro delle istituzioni democratiche elettive, e ha reinterpretato in chiave postmoderna la categoria (e il ruolo) dello statista.
La cifra distintiva del suo percorso ha così coinciso con la capacità di essere stata una peculiarissima «outsider istituzionalizzata». Dalle pratiche di disobbedienza civile, dagli scioperi della fame e della sete e dagli arresti degli anni giovanili agli incarichi in Commissione europea e nell’esecutivo nazionale, Bonino ha dimostrato che la provocazione radicale non si identificava con un “gesto estetizzante”.
Ma, al contrario, si configurava come una “metodologia d’urto”, una leva pedagogica – riprendendo una delle ragioni costitutive della politica – per provare ad aggiornare l’agenda dei diritti individuali e collettivi, spostando in avanti l’asticella di quelle democrazie che i liberali tendevano a esaurire nella dimensione procedurale e i radicali (figli rinnovatori della stessa cultura politica) volevano sempre più proattive e impegnate.
Transnazionale
Le sue battaglie transnazionali – dalla campagna globale sulle mutilazioni genitali femminili alla lotta contro la fame nel mondo, dalla battaglia instancabile contro la pena di morte fino alla denuncia delle violazioni dei diritti umani nella ex Jugoslavia – testimoniano un’idea di politica che voleva globalizzarsi, scommettendo su un’architettura di istituzioni sovranazionali volte a sanzionare i crimini contro l’umanità. Di qui, la sua incrollabile speranza negli Stati Uniti d’Europa. Federalista, antipopulista, «radicale, liberale, femminista, decisamente europeista, il cui impegno è stato motivo di orgoglio per la Repubblica», come ha detto il presidente Sergio Mattarella nel suo messaggio di cordoglio.
Riproduzione riservata © il Nord Est








